Le leggi andrebbero rispettate… è il sale della democrazia, la base della convivenza civile. Anche quando non si condividono, anche se appaiono in contrasto con il sentire personale e con le convinzioni più profonde... andrebbero rispettate ma dovrebbero loro stesse partire da un presupposto di buon senso. Fortunatamente siamo ancora liberi di criticarle e possiamo adoperarci per cambiarle nel rispetto delle regole.

Come è noto noi non abbiamo condiviso le scelte della legge Lorenzin, proprio sulla base di dati scientifici ed epidemiologici, oggi evocati come giustificativi del provvedimento.

Abbiamo in più occasioni ripetuto che:

  • il calo delle coperture vaccinali non era tale da compromettere l’immunità di gregge, salvo per il morbillo;
  • la copertura critica è diversa per ogni malattia, e quindi anche per ogni vaccinazione;
  • è stato introdotto l’obbligo anche per malattie non diffusibili, quali il tetano o poco diffusibili, come l’epatite B;
  • è stato introdotto l’obbligo anche per vaccini che non possono assicurare l’immunità di gregge, quali antipertosse, parotite, emofilo, poliomielite inattivato, difterite;
  • l’emergenza riguardava solo il morbillo e che il vaccino monocomponente, disponibile in altri paesi, avrebbe contribuito a superarla più efficacemente.

Non intendiamo quindi ripetere cose già scritte, ma solo fare notare che avere fissato la data del 10 marzo erroneamente interpretato come termine ultimo per adempiere a tale legge, pena l’esclusione scolastica, sta danneggiando proprio quei soggetti che si vorrebbe tutelare.

Salute non è solo la profilassi delle malattie infettive, la salute interessa il benessere psicologico, emotivo, le relazioni sociali e i bisogni di apprendimento e di conoscenza di tutti i bambini. Espellere dalla sua piccola comunità, dal microcosmo che garantisce affetti, istruzione e socialità, un bambino di 3, 4, 5 anni può costituire un vulnus al loro sviluppo psico-emotivo, un’offesa con costi indeterminabili, ma comunque pesanti.

Non sappiamo immaginare le parole che i genitori dovranno utilizzare, se le troveranno, per spiegare ai propri figli i motivi per cui dal 10 marzo non potranno andare all’asilo.

Perché bisogna rispettare le leggi, certo, ed una data andava fissata, come per tutte le norme, ma perché scegliere proprio questa, ad anno scolastico quasi concluso? Sino all’8 marzo non c’era alcun rischio particolare, ed oggi si? Non era possibile fissare come termine l’inizio dell’anno scolastico, dal momento che non sussistono rischi sanitari impellenti nel Paese? Questo rinvio era stato proposto da alcuni parlamentari della maggioranza di governo, poi ritirato. Oggi dal Ministero della salute comunicano che una nuova legge è in discussione, che l’ordinamento attuale verrà superato. Ma il calendario non aspetta le scelte politiche, sono queste che devono adeguarsi allo scorrere del tempo, e così i bambini sono fuori dalle scuole, soffrendo per l’incongruenza di una data insensata.

Maledetto 10 marzo 2019!

Redazione AsSIS