Del Dottor Eugenio Serravalle

Non è mia abitudine, non l’ho mai fatto prima, intervenire in manifestazioni come questa. Mi trovo a mio agio quando posso esporre le mie idee fornendo dati, riportando e citando fonti accreditate, dialogando con gli interlocutori, ma ho deciso di intervenire perché le preoccupazioni per il futuro, soprattutto dei nostri figli e dei nostri nipoti, sono troppo forti per tacere.

Partecipo quindi come semplice cittadino, come medico, come pediatra e come nonno di due nipoti in età scolare.

Da cittadino, sono preoccupato per la sospensione dei diritti costituzionali fondamentali. Se questa è accettabile in una situazione di emergenza, allorché siamo in presenza di una grave circostanza imprevista, che richiede misure immediate di intervento non compatibili con i normali tempi di elaborazione e proclamazione di leggi o provvedimenti amministrativi ordinari, è INACCETTABILE il solo pensare di prolungare rotture ingiustificate e gravi della legittimità costituzionale in assenza di fondate e reali esigenze. Il diritto eccezionale non può diventare la regola in un Paese che vuol definirsi democratico.

Da medico, voglio ricordare che salute, secondo la definizione dell’OMS del 1946 è “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste solo in un’assenza di malattia o infermità”. Ma ancora di più, la salute è la capacità dell’individuo di adattarsi al proprio ambiente, è la reazione della persona nella sua interezza ad eventi fisici ed emotivi, la capacità di autogestione di fronte alle sfide sociali. Se facciamo nostra questa definizione di salute, così dinamica, complessa e articolata, dobbiamo porci degli interrogativi su quanto accaduto a causa dell’emergenza sanitaria negli ultimi mesi (e che ancora sta accadendo: pensiamo alle problematiche collegate al ritorno a scuola a settembre).

Dobbiamo chiederci se la Salute, nella sua eccezione più ampia, sia stata difesa e tutelata dalle misure fortemente restrittive applicate durante l’epidemia; misure che, pur aiutando in termini di contenimento del contagio (quanto lo capiremo meglio col tempo: per alcune, come le chiusure scolastiche sembra poco, o pochissimo) hanno certamente sacrificato tutti gli altri aspetti, anch’essi essenziali, dell’essere sani.

E’ ovvio fare di tutto per salvaguardare la salute biologica (l’assenza di malattia), e che ad essa vadano sacrificati tutti gli altri aspetti, anch’essi essenziali della salute, del benessere psicologico, sociale, culturale, professionale, in situazioni straordinarie; ma questo sacrificio può essere ammesso e accettabile, purché sia eccezionale, temporaneo e proporzionatoal rischio reale soggettivo e collettivo.La vita è e deve essere qualcosa di più che il solo evitare la morte.

Nella Carta di Ottawa sono precisati i “Prerequisiti per la salute”: Le condizioni e le risorse fondamentali per la salute sono pace, alloggio, istruzione, cibo, reddito, un ecosistema stabile, risorse sostenibili, giustizia sociale ed equità. Il miglioramento della salute richiede una base sicura in questi prerequisiti di base.

Avendo ben presente cosa sia la salute e l’importanza di tutelarla, di accrescerla, sento il bisogno, da pediatra, di impegnarmi per i bambini, per tutti i bambini, anche quelli affetti da disabilità o da patologie croniche, quelli che vivono fuori dalla famiglia biologica perché in affidamento o in istituto, quelli chi vivono in condizione di povertà e di marginalità, o in famiglie problematiche, che sono stati LETTERALMENTE ABBANDONATI a sé stessi. Tra quanti visito ogni giorno, i bambini autistici hanno pagato il prezzo più alto, con regressioni importanti e dolorose. Anche per loro sono qui oggi.

Le misure di un isolamento così rigido e prolungato hanno causato a bambini e ragazzi danni importanti alla loro salute psico-fisica. Danni di tipo cognitivo, emotivo e relazionali a fronte del rischio molto basso di contrarre la malattia, perché è ormai evidente che bambini e ragazzi si ammalano poco, molto poco di Codiv-19 e, quando ciò avviene, presentano manifestazioni cliniche blande con modesta o nulla contagiosità. Nella mia attività, per quello che può valere il racconto dell’esperienza professionale personale, non ho incontrato bambini che si siano ammalati di Codiv-19, mentre visito quotidianamente bambini che continuano ad esprimere il loro disagio con manifestazioni e segni inequivocabili. Certamente, all’inizio della pandemia, non era certo il dato della refrattarietà dei bambini a contrarre l’infezione (anche se i dati cinesi lo facessero già intuire), e ancor meno della loro scarsa propensione a diffondere il virus; oggi ci è chiaro, e, partendo da queste basi, occorre riorganizzare la scuola che aprirà a settembre.

Perché bambini e ragazzi, e questo lo dico da nonno, sono stati abbandonati a sé stessi, e poco han potuto gli sforzi di dirigenti e insegnati nel proporre una didattica a distanza che non è riuscita a evitare un ritardo educativo che è fonte di ulteriori diseguaglianze, e perciò di non-salute. La didattica a distanza può essere una misura eccezionale, limitata alle situazioni di effettiva emergenza ossia per chi si trova in quarantena ed è impossibilitato alla presenza, ma non può essere la normalità perché impedisce l’inclusione sociale che è uno degli obiettivi della scuola e inoltre, specialmente per gli alunni delle primarie, ma non solo, rappresenta un forte vincolo per le famiglie, richiedendo la presenza dei genitori e impattando così sull’organizzazione familiare.

Anch’essa, come la limitata attività motoria, la mancanza di rapporti tra coetanei e l’impoverimento di contatti e stimoli esterni allo stretto nucleo familiare, è un fattore di rischio, è causa di non-Salute, se non di malattia.

Oggi siamo qui per riaffermare che non si deve far pagare ai bambini il peso delle esitazioni, dell’ignoranza e dell’ignavia, che essi hanno diritto a vivere una vita il più possibile sana, ricollegandoci al concetto di salute espresso in precedenza, fornendo strumenti e misure specifiche per la convivenza con la Covid, senza per questo rinunciare alla Vita e alla Salute, bilanciando attentamente rischi e benefici.

Mi piacerebbe che questo incontro che vede la partecipazione di insegnanti, la presenza di pedagogisti e sociologici, fosse l’inizio di un percorso di riflessione del ruolo dell’infanzia nella nostra società.

Abbiamo scritto nel manifesto che

I bambini e le bambine hanno diritto a una socialità libera, senza paure, in sicurezza.

Devono vivere da protagonisti in nuove comunità educanti, con modelli di vita rispettosi dei loro bisogni. L’educazione è un patrimonio collettivo, non un fatto privato di competenza delle sole famiglie. Vogliamo che l’avere cura di bambini e ragazzi diventi una preoccupazione pubblica, e come tale influenzi le decisioni non solo sul futuro della scuola, ma sull’organizzazione di tutta la società.

I bambini e le bambine hanno diritto ad una Scuola riformata, a loro misura.

L’inadeguatezza degli spazi, le difficoltà organizzative e didattiche che la progettata ripresa della scuola sta facendo emergere in modo intollerabile, dimostrano l’assenza per anni di una politica di investimenti strategici, lungimiranti, capaci di prevedere il futuro, e non di lasciarsene travolgere. La Covid non era prevedibile, non almeno nei termini in cui il problema si è manifestato, ma era doverosamente prevedibile la necessità di aule scolastiche non sovraffollate, di palestre funzionanti e adeguate alla destinazione d’uso, di laboratori ove svolgere questa funzione e non essere invece convertiti in aule per la mancanza di spazi; tutto questo non in tempi di emergenza, ma in tempi di normalità, di ordinarissima normalità. E’ su un panorama di insufficienza cronica di veri spazi scolastici che è piombata l’emergenza sanitaria. I problemi non sono nati dalla Covid, questa ha semplicemente fatto esplodere le contraddizioni intrinseche al sistema scuola.

Partendo da questi punti, è importante additare delle soluzioni pratiche ed operative, non solo per il domani o per il dopodomani, ma per gli anni futuri, quelli che apparterranno a pieno titolo alla vita dei nostri figli e dei nostri nipoti: la società intera ha il dovere di prendersi cura di bambini e adolescenti, di considerarli soggetti con diritti complessi e inalienabili sui quali fondare il sistema scolastico, il sistema sanitario e l’organizzazione della società civile.

I bambini e le bambine hanno diritto ad essere

al centro di ogni progetto sociale ed educativo,

al centro di ogni scelta politica che riguardi la scuola o la sanità,

il motivo per cui gli adulti di oggi spendono le proprie forze, il proprio impegno, il proprio coraggio, ed i propri sogni.