“Avere sale in zucca” storicamente è un sinonimo di intelligenza. Una nuova ricerca pubblicata da “Scientific American”, però, dimostra che l’assunzione elevata di sale, attraverso un meccanismo del sistema immunitario, favorisce l’insorgenza di ictus e disturbi cognitivi, indipendentemente dall’aumento della pressione sanguigna. Il sale in eccessive dosi, quindi, secondo questo studio, danneggia il nostro cervello…

Come molti ormai sanno, un’alimentazione ricca di sale può causare un’ipertensione arteriosa che determina l’aumento delle possibilità di insorgenza di gravi patologie, tra cui malattie cardiache e ictus. L’eccessivo uso di sale è stato, inoltre, associato anche ad altre malattie cronico-degenerative, come alcuni tumori dell’apparato digerente – in particolare quelli dello stomaco – nonché osteoporosi e malattie renali. Ma non è tutto: molte ricerche negli ultimi anni stanno studiando eventuali altre correlazioni tra il sale e l’insorgere di patologie mediche.

I cambiamenti immunologici nell’intestino

Nel campo scientifico, infatti, assistiamo ad una rapida crescita ed evoluzione di ricerche che dimostrano la presenza di un sistema di comunicazione tra intestino e cervello, chiamato asse intestino-cervello, la cui alterazione concorre all’insorgenza di una vasta gamma di malattie.
Alcuni studi1, condotti nell’ultimo decennio, dimostrano una connessione diretta tra l’assunzione di sale e l’ictus, indipendente dalla presenza o meno nel paziente di pressione alta o rischio di malattie cardiache. Da queste ricerche, inoltre, emerge una correlazione tra un’elevata assunzione di sale e profondi cambiamenti immunologici nell’intestino, che esporrono addirittura il cervello ad una maggiore insorgenza di problemi autoimmunitari. L’intestino, infatti, comunica con il cervello proprio attraverso i segnali immunitari.

Una nuova connessione intestino-cervello

I dati raccolti durante una recente ricerca2, con sperimentazione effettuata su topi, inoltre, ha suggerito che dosi eccessive di sale possono avere un impatto negativo sulla salute del cervello attraverso il danneggiamento dei vasi sanguigni cerebrali, indipendentemente dal suo effetto sulla pressione sanguigna. Le reazioni immunitarie dell’intestino tenue innescano, secondo questa ricerca, una cascata di risposte chimiche che raggiungono i vasi sanguigni del cervello, riducendo così il flusso sanguigno a due regioni cerebrali cruciali per apprendimento e la memoria, ovvero la corteccia cerebrale e l’ippocampo, con un peggioramento importante delle prestazioni cognitive. La compromissione dell’apprendimento e della memoria è apparsa chiaramente anche in assenza di un aumento della pressione sanguigna. I ricercatori hanno osservato, infatti, che l’intestino reagisce al sovraccarico di sale inviando segnali immunitari che sono il punto di partenza del deterioramento di tutto il complesso vascolare del cervello, compromettendone così le funzioni cognitive.
Questa nuova ricerca apre, dunque, le porte a nuove vie terapeutiche per contrastare le disfunzioni cognitive e l’ictus, che ad oggi è tra le cause principali di morte a livello mondiale. La riduzione dell’assunzione di sale è applicabile a molte persone in tutto il mondo, poiché quasi tutti gli adulti consumano troppo sale: in media 9-12 grammi al giorno, circa il doppio del livello massimo di assunzione raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), cioè di 5 grammi al giorno.

La situazione dei consumi di sale in Italia

In Italia il Ministero della Salute, attraverso il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM), ha promosso alcuni progetti che hanno consentito la raccolta di informazioni sui consumi giornalieri di sale dei cittadini italiani, appartenenti a diverse fasce di età. Gli studi, condotti nel periodo 2009-2012, hanno dimostrato che il consumo medio giornaliero di sale è superiore a 10 g per gli uomini (il doppio di quanto consigliato) e 8 g per le donne. I livelli massimi raccomandati dall’OMS sono stati ampiamente superati anche tra i giovani soggetti di età compresa tra 6 e 18 anni: 7,4 g di sale al giorno tra i ragazzi e 6,7 g tra le ragazze.

Un nuovo modo di vedere

Quando, durante la sperimentazione sopra citata, i topi sono stati riportati ad una dieta normale, dopo quella ad alto contenuto di sale, gli effetti nocivi sulla salute sono scomparsi. Lo stesso è avvenuto con un intervento farmacologico che ha interrotto i segnali immunitari.
Le implicazioni di questa nuova connessione fra intestino e cervello si possono estendere a diversi disturbi autoimmuni (tra questi la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, la psoriasi e malattie infiammatorie intestinali) che hanno dimostrato di attivare la stessa via di segnalazione immunitaria, coinvolta in questo studio, e legati al cattivo funzionamento dei vasi sanguigni nel sistema nervoso. Questa ricerca dimostra, inoltre, che ciò che mangiamo influenza il nostro modo di pensare e che parti del corpo, apparentemente isolate, possono avere un ruolo vitale nella salute del cervello. Questi risultati sollevano anche riflessioni sullo stress quotidiano a cui il nostro sistema digestivo e i nostri vasi sanguigni sono sottoposti quotidianamente, e come questo stress può cambiare il nostro cervello e, di conseguenza, il nostro modo di vedere il mondo.

 

  • Leggere attentamente l’etichetta nutrizionale per scegliere, in ciascuna categoria, i prodotti a minore contenuto di sale e cercare prodotti a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g (corrispondenti a 0.12 g di sodio);
  • Ridurre l’uso di sale aggiunto in cucina, preferendo comunque, ove necessario, minime quantità di sale iodato;
  • Limitare l’uso di altri condimenti contenenti sodio (dadi da brodo, maionese, salse, ecc.) e utilizzare in alternativa spezie, erbe aromatiche, succo di limone o aceto per insaporire ed esaltare il sapore dei cibi;
  • Non portare in tavola sale o salse salate, in modo che non si acquisisca l’abitudine di aggiungere sale sui cibi, soprattutto tra i più giovani della famiglia;
  • Ridurre il consumo di alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, alcuni salumi e formaggi, cibi in scatola);
  • Scolare e risciacquare verdure e legumi in scatola, prima di consumarli;
  • Evitare l’aggiunta di sale nelle pappe dei bambini, almeno per il primo anno di vita.

Le indicazioni sopra riportate sono tratte dal sito del Ministero della Salute italiano