Il 18 novembre è stata celebrata la Giornata Europea, che ha fatto seguito alla Settimana mondiale (18-24 settembre), sull’uso consapevole degli antibiotici. Abbiamo avuto la conferma che in Italia si registrano più di 10.000 decessi ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici sui 33.000 in Europa. Un triste primato, spiegabile con l’uso massivo e inappropriato di questi farmaci: in Europa siamo secondi solo alla Grecia per numero di prescrizioni di antibiotici nelle cure primarie.

Cos’è l’antimicrobico-resistenza?1
La resistenza agli antimicrobici è la capacità di un microrganismo di resistere all’azione di un antimicrobico. E’ diventato un problema sanitario europeo e mondiale sempre più grave sia per gli esseri umani che per gli animali, che limita o rende meno efficaci le opzioni di cura. Si tratta di un fenomeno naturale biologico di adattamento di alcuni microrganismi che acquisiscono la capacità di sopravvivere o di crescere in presenza di una concentrazione di un agente antimicrobico che è generalmente sufficiente ad inibire o uccidere microrganismi della stessa specie.
I batteri patogeni resistenti non necessariamente provocano gravi malattie rispetto a quelli più sensibili, ma la patologia, quando si manifesta, diventa più difficile da trattare, in quanto risulterà efficace solo una gamma ridotta di agenti antimicrobici. Da qui il decorso più lungo o una maggiore gravità della patologia, che in alcuni casi, può portare anche al decesso.
La progressione della resistenza antimicrobica può essere accelerata dall’uso eccessivo e/o inappropriato degli antimicrobici che, insieme a scarsa igiene e/o carenze nelle pratiche di prevenzione e controllo delle infezioni, crea condizioni favorevoli allo sviluppo, diffusione e persistenza di microrganismi resistenti sia negli esseri umani che negli animali.

Convegni, articoli, manifesti denunciano la situazione e sottolineano l’urgenza di un cambiamento di rotta: sono fornite indicazioni a cittadini, farmacisti e medici per un uso responsabile e appropriato di questi farmaci.

Ma c’è qualcosa che non convince

Le giornate o le settimane dedicate al tema appaiono solo celebrative quando non si realizzano azioni concrete per raggiungere gli obiettivi indicati: non c’è giorno del calendario che non sia rivolto alla lotta contro una o più patologie con risultati certamente non esaltanti.
Il problema dell’antibiotico resistenza è drammatico ed urgente e non va celebrato, ma va risolto.
Consigli e campagne sono rivolti ai cittadini, la cui responsabilità è modesta: va incoraggiato l’uso dei farmaci nelle dosi e nei tempi appropriati prescritti dal sanitario, ma non è certo loro responsabilità se possono acquistarli anche senza ricetta medica. Il punto centrale, senza valutare l’operato dei veterinari, è legato all’azione dei medici che sanno bene che gli antibiotici non sono necessari per:
1- infezioni delle prime vie respiratorie,
2- per batteriuria asintomatica,
3- nelle profilassi per le estrazioni dentarie e
4- nella profilassi perioperatoria prima dei 60 minuti e oltre le 24 ore dall’intervento.
Eppure, la pratica quotidiana è diversa, tanto che Slow Medicine e Altroconsumo nell’ambito del progetto “Fare di più non significa fare meglio – Choosing Wisely Italy” hanno messo a punto il Manifesto “Antibiotici, meno e meglio”, rivolto anche ai medici perché si impegnino a non prescrivere antibiotici in queste circostanze. Il Manifesto ha avuto il patrocinio del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e di FNOMCeO, nonché il supporto di 16 società scientifiche di medici, infermieri, farmacisti e veterinari.
I medici prescrivono antibiotici inutilmente anche perché:
È ancora diffusa la convinzione che ad un’infezione virale potrebbe far seguito una sovrapposizione batterica, e che l’antibiotico terapia sia in grado di svolgere un ruolo profilattico.
Il carico di lavoro dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta nei periodi epidemici è tale da non potersi permettere consigli di vigile attesa sull’andamento della patologia in atto, con il rischio di dover visitare più volte lo stesso paziente.
Nell’incertezza della diagnosi, nessuno contesterà al medico una prescrizione in eccesso, ma tutti lamenteranno una prescrizione in meno.
Non c’è più il tempo di rispettare i tempi del decorso della malattia; si richiedono terapie nella convinzione di accelerare i tempi di guarigione, e l’assenza di tempo da parte del medico per fornire informazioni corrette induce alla scorciatoia della prescrizione inutile.
La pressione prescrittiva da parte dell’industria farmaceutica è costante e pervicace. Basti osservare come l’impiego della combinazione di amoxicillina+acido clavulanico sia molto superiore a quello della sola amoxicillina nelle tonsilliti da Streptococco, nonostante le raccomandazioni di tutte le linee guida. Per questo motivo la sottoscrizione del Manifesto sopra citato da parte di alcune società che ricevono finanziamenti da parte di aziende produttrici anche di antibiotici indebolisce la credibilità dell’iniziativa. Una sana politica di assenza di conflitti d’interesse potrebbe essere un buon punto di inizio per modificare le prescrizioni inappropriate.

 

Note:

1 http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=1448&area=veterinari&menu=antibiotici