Le prese di posizione contro il provvedimento sull’appropriatezza prescrittiva del Governo e delle Regioni sono numerose, e provengono da più fonti. Red appleAlcuni, tra questi i principali sindacati medici, denunciano “l’inaccettabilità sul piano professionale e assistenziale della scelta di condizionare per legge il diritto/dovere del medico di libertà di cura nei confronti del proprio paziente”, altri, pur criticando il modo di operare del Ministro, dichiarano che non è sbagliato denunciare prescrizioni talora inutili ed è opportuno elaborare un piano che miri a ridurle. E’ sicuramente vero che molte visite mediche, esami di laboratorio, trattamenti farmacologici, interventi chirurgici spesso sono inappropriati perché non corrispondono a un evidente beneficio per la salute dei pazienti. Sono il frutto della “medicina difensiva”, un mix d’imperizie e di difesa d’interessi corporativi, un cercare sempre la soluzione nella pratica sanitaria quando invece occorrerebbe investire sui temi di prevenzione e di educazione a stili di vita adeguati alla tutela della salute. Questo permetterebbe un intervento efficace di riduzione di offerta sanitaria capace di produrre salute.

La correzione di questi aspetti del sistema sanitario non può avvenire semplicemente con un semplice intervento normativo, come se fosse possibile, in una buona pratica medica, omologare le malattie e i malati, rinunciando all’individualizzazione del percorso di guarigione. Il riconoscimento di ogni soggettività, di ogni storia clinica personale è la base di un percorso diagnostico efficace e di ogni trattamento terapeutico. SLOW MEDICINE, la rete di professionisti e di cittadini che si riconosce in una medicina sobria, rispettosa e giusta afferma : “Bisogna spendere meglio, non spendere meno, nella sanità italiana. Si concorda pienamente sulla necessità di aumentare l’appropriatezza clinica e di ridurre l’eccessivo ricorso a molti esami e trattamenti, ma si dissente sul fatto che questo venga imposto per decreto con l’unico fine del risparmio economico e attraverso meccanismi sanzionatori per i medici”. Medicina Democratica sostiene che: “Quella che va ad essere approvata ci sembra una scorciatoia che, lontano dal risolvere il problema, allontanerà i cittadini dal Servizio Sanitario Nazionale spingendoli verso prestazioni private e forme di sanità integrativa. E’ anche evidente, visto il contesto e le misure che sono state prese negli ultimi anni che si tratta di una scelta di taglio della spesa ( Il fine immediato parrebbe essere essenzialmente quello di trovare una copertura per una effimera riduzione della tassazione generale) e non di salvaguardia della salute, altrimenti si andrebbe in altra direzione: pensiamo alla modalità di pagamento a prestazione in atto dalla metà degli anni 90 prevalentemente negli ospedali (i cosiddetti DRG) e per le prestazioni ambulatoriali che, nonostante le proposte alternative fatte da molte organizzazioni, (compresa MD) provocano a catena prestazioni cliniche ingiustificate. Si sono verificati interventi della magistratura in proposito che hanno mostrato la punta dell’iceberg, senza peraltro provocare nell’autorità sanitaria la necessità di andare a rivedere il sistema che continua a pagare la malattia, invece di pagare la salute.

Il diritto alla cura, il diritto alla salute, la possibilità di diagnosi precoce sono messe in discussione da questo provvedimento. Operatori sanitari e cittadini devono richiedere con forza che la Prevenzione Primaria sia il cardine del Sistema sanitario e contrastare le scelte governative che, di fatto, riducono prestazioni e servizi.

Redazione AsSIS