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Carne, carne, carne

1 Nov , 2015  

a cura del Dott. Maurizio Conte, Medico Pediatra

carneassisSarà un processo lento, ma irreversibile, che porterà tutti inevitabilmente a rinunciare alla carne. Lo IARC ( l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ebbe come Direttore per ben 10 anni un italiano, il prof. LORENZO TOMATIS, medico, oncologo ed epidemiologo, uno dei più grandi ricercatori in campo medico ) il 26 ottobre 2015 ci ha comunicato con una pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet Oncology che, dopo aver accuratamente esaminato ben 800 studi nella letteratura scientifica internazionale, mangiare la carne rossa cotta, cruda, lavorata o conservata sotto forma di salumi, prosciutti, etc., incrementa considerevolmente il rischio di cancro. Questa associazione è stata osservata principalmente per il tumore del colon-retto, ma altre associazioni sono state anche osservate tra il consumo di carne rossa e i tumori del pancreas e della prostata. Altre associazioni ancora tra il consumo di carne lavorata e il cancro dello stomaco.

Le carni rosse (manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra) sono state classificate come cancerogene per l’uomo nel gruppo 2A (nota: lo stesso del DDT) mentre le carni lavorate (carne trasformata attraverso salatura, stagionatura, fermentazione, affumicatura o altri processi utilizzati per migliorare il sapore o migliorare la conservazione), sulla base di prove sufficienti che il loro consumo provoca nell’uomo il cancro del colon-retto, sono state classificate come cancerogene per l’uomo nel gruppo 1, lo stesso della Diossina, dell’Amianto, della Formaldeide, del Benzopirene, del Tabacco, etc.

Appartenere al gruppo 1 significa che quella sostanza o alimento è cancerogeno per l’uomo. Questa categoria viene utilizzata solo quando vi sono prove sufficienti di cancerogenicità per l’essere umano. La maggior parte delle carni trasformate appartenenti al gruppo 1 contengono carne di maiale o manzo, ma le carni trasformate possono anche contenere altre carni rosse oppure pollame, frattaglie o sottoprodotti come il sangue. Esempi di carni lavorate sono gli hot dog , i wurstel, il prosciutto, le salsicce, la carne in scatola, la carne secca, infine i preparati e i sughi a base di carne.

Appartenere al gruppo 2A significa che quella sostanza o alimento è probabilmente cancerogeno per l’uomo. Questa categoria viene utilizzata quando vi è una limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo, ma sufficiente evidenza e prove convincenti che l’agente provoca il cancro negli animali da laboratorio. Parlare di prove limitate significa che:

1) è stata comunque osservata un’associazione tra l’esposizione alla sostanza e il cancro;

2) non potevano ancora essere escluse altre spiegazioni;

3) le prove di evidenza sugli esseri umani non sono ancora conclusive.

Per quanto riguarda il cancro del colon-retto in dieci studi è stato riportato un aumento statisticamente significativo riguardo la relazione dose-effetto, con un aumento del rischio del 17% per ogni 100 g di carne rossa consumati al giorno e del 18% di aumento per ogni 50 g di carne trasformata.

Il rischio di tumore, quindi, aumenta con la quantità di carne consumata e i dati disponibili per la valutazione non hanno permesso una conclusione utile a stabilire che esiste un livello di sicurezza, cioè una quantità di carne da considerarsi non pericolosa.

E non si parla solo di tumori. Mangiare carne è ancora considerato da molti un beneficio per la salute, ma molte raccomandazioni sanitarie nazionali consigliano di limitarne l’assunzione perché aumenta il rischio di morte per malattie cardiache, diabete e altre malattie ancora.

E’ una dichiarazione che non offre possibilità di appello e non rappresenta una novità. L’unica novità è nell’autorevolezza e nella ufficialità della dichiarazione.

Da anni e in migliaia di studi ormai si parla delle gravi problematiche legate al consumo di carne, agli allevamenti intensivi, ai problemi ambientali, all’alto contenuto di sostanze tossiche derivanti dall’inquinamento e concentrate in dosi massicce proprio nella carne. Per cui si parla di interferenti endocrini, di “endocrine disruptors” cioè di pesticidi, diserbanti, fungicidi, insetticidi, rodenticidi, fitoregolatori, nitrosamine, diossina, etc. LE DIOSSINE in particolare sono liposolubili, si accumulano e rimangono nei tessuti. L’uomo non può eliminarle, la donna le trasferisce al bambino. Oltre il 90% di esse penetrano nell’organismo tramite: LATTE e derivati, CARNE e PESCE.

La contaminazione della catena alimentare può seriamente compromettere la salute umana con probabili danni trans-generazionali legati a modifiche EPIGENETICHE.

Già nel 2007 il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro WCRF-AICR riportava come “convincente” l’aumento del rischio del cancro del colon-retto associato al consumo di carni rosse e trasformate, e tra le varie raccomandazioni per la prevenzione del cancro una affermava che bisognava “Limitare il consumo di carni rosse (bovine, suine e ovine) ed evitare il consumo di carni trasformate.”

In Australia nel 2012 in una Review sul Journal of Environmental and Public Health Andrew Joyce, Sarah Dixon, Jude Comfort and Jonathan Hallett del Department of Health Promotion, School of Public Health, Curtin University, GPO Box U1987, Perth, Australia, affermavano con questo titolo ”Reducing the Environmental Impact of Dietary Choice:Perspectives from a Behavioural and Social Change Approach”, che consumare alimenti di origine vegetale è una strategia consigliata per ridurre l’impatto umano sull’ambiente. La produzione di carne ha un impatto ambientale molto più alto in relazione all’uso di acqua, alla quantità di terreno necessaria e dei rifiuti generati. Consumare alimenti di origine vegetale è una strategia potenziale per ridurre gli elevati tassi di alcune malattie croniche come le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro. Sempre nel 2013 gli studiosi svedesi del Stockholm International Water Institute affermavano che per evitare carestie dovremo mangiare frutta e verdura anziché bistecche perché entro quarant’anni la popolazione mondiale aumenterà di due miliardi e le risorse idriche scarseggeranno.

La popolazione mondiale di 6,9 miliardi di individui nel 2010 passerà nel 2050 a 9,1 miliardi. Noi ricaviamo il 20% delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali. Questa percentuale dovrà scendere al 5% o forse anche a meno entro il 2050 se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Ma il problema di partenza sarà l’ACQUA. Non tutti sanno che il cibo ricavato dagli animali consuma da cinque a dieci volte più acqua di quella che serve per un’alimentazione a base vegetale. Se mangiassimo meno animali risparmieremmo acqua e avremmo a disposizione più terra per altri usi agricoli.

In The Food Forum Workshop on Sustainable Diets, con il titolo Food for Healthy People and a Healthy Planet nel Maggio del 2013 a Washington, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite concludeva che 1/5 dei gas serra derivano dalla produzione di carne e dai prodotti dal settore agricolo degli animali con un consumo di energia enorme(pompaggio dell’acqua, produzione di fertilizzanti, etc).

Nel corso della vita (da 0 a 84 anni) circa 1 persona su 2 si ammalerà di tumore (Rapporto AIRTUM Registro Tumori 2012). Il tumore in assoluto più frequente sarà quello del colon retto (14%). Uno su 400 nuovi nati in Italia si ammalerà di cancro prima del compimento del 15° anno d’età. Il cancro rappresenta la prima causa di morte per malattia nei bambini superiori all’anno. Lorenzo Tomatis affermava che “Per invertire il trend di continuo aumento dei tumori esiste una strada obbligata, quella della Prevenzione Primaria: cioè la riduzione del carico chimico globale”.

Al Sixth International Congress on Vegetarian Nutrition”Vegetarian nutrition: past, present, future”a giugno 2014 si sottolineava che i pregiudizi riguardo al vegetarismo sono stati sostituiti da prove scientifiche che dimostrano che la nutrizione a base vegetale riduce il rischio della maggior parte delle malattie contemporanee come il cancro. Un numero crescente di persone non vuole far soffrire animali né vuole il cambiamento climatico, ma vuole evitare malattie prevenibili e garantire un futuro vivibile alle future generazioni. Il prof. Umberto Veronesi in questi giorni ha dichiarato che conoscere le cause del cancro è fondamentale nella lotta a questa grave malattia e che potremo dire di aver vinto veramente il cancro non quando lo cureremo, ma quando non ci ammaleremo più, cioè quando dopo aver trovato le cause avremo il coraggio e la determinazione di eliminarle. Questo atto rappresenterà finalmente un reale cambiamento che ancora stenta ad arrivare.

Intanto Cina, Thailandia, Stati Uniti e Olanda si stanno già preparando, coltivando insetti destinati al consumo umano su larga scala. The Insect Cookbook-Food for a Sustainable Planet, scritto da Arnold van Huis, Henk van Gurp e Marcel Dicke, pubblicato dalla Columbia University, ha vinto il primo premio nel 2014 al Green Book Festival di San Francisco nella categoria Cookbooks. Vi può sembrare un caso?

Infine, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri nel nuovo Codice di Deontologia Medica del 18 Maggio 2014, Art.5, afferma che:

Il medico, sulla base delle conoscenze disponibili, si adopera per una pertinente comunicazione sull’esposizione e sulla vulnerabilità a fattori di rischio ambientale e favorisce un utilizzo appropriato delle risorse naturali, per un ecosistema equilibrato e vivibile anche dalle future generazioni.

Cambiare, cambiare, cambiare per migliorare e per continuare a vivere in salute”.

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