A cura di Roberto Volpi*

Aiuto, è scomparso il morbillo!


Ricordate? Per seguire l’andamento del morbillo il Bollettino mensile di morbillo e rosolia dell’Istituto Superiore di Sanità – il cui primo numero è del gennaio 2014 – diventò addirittura settimanale nel periodo marzo-dicembre 2017. Con tutti, giornali e telegiornali, che ci informavano sullo svolgersi di quella ch’era allora l’epidemia in testa più che ai pensieri degli italiani a quelli dei grandi inventori di allarmi virali. Cominciava la grande stagione dei virologi che, avendo ora da pensare al coronavirus, il morbillo non sanno più neppure dove sta di casa. Come volevasi dimostrare.


L’aumento dei casi di morbillo, passati dagli 844 del 2016 ai 4.991 del 2017 fu colto al balzo per aumentare, alle prime avvisaglie di quel balzo – col decreto legge del 7 giugno 2017, dal titolo quanto mai esplicito di “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale” – le vaccinazioni obbligatorie per la frequenza scolastica di bambini e ragazzi di età compresa fra 0 e 16 anni da 4 – difterite, tetano, pertosse, poliomielite – a 10, con l’aggiunta di: epatite B, Haemophilus influenzae tipo b, morbillo, parotite, rosolia e varicella. Con ciò portando l’Italia nell’empireo dei paesi vaccinatori, stato etico per eccellenza, visto e considerato che in tutta l’Europa, e nel mondo, è difficile trovare un paese con lo stesso nostro livello di obbligatorietà dei vaccini.


L’aumento dei casi di morbillo non provocò alcunché, a parte un bailamme indescrivibile di vaccinazioni, certificazioni, contenziosi, richiami, bambini non ammessi a scuola da una parte ma ammessi dall’altra, pioggia di multe e chissà cos’altro ancora, il tutto per un aumento di un paio di punti percentuali della vaccinazione contro il morbillo. Frattanto dei 4 morti di morbillo segnalati dalle autorità sanitarie in quel fatidico 2017 non si è mai saputo nulla di più preciso. E comunque non è male annotare che si tratterebbe pur sempre di 4 morti su una media di 630 mila morti annue negli ultimi tre anni.


Fu una guerra. Con chi recalcitrava di fronte alla giungla di 10 vaccini obbligatori, più 4 raccomandati sul punto di diventarlo a loro volta, additato né più né meno come un untore che metteva a rischio non si sa quante mai altre vite umane oltre alla sua. Ed ecco poi arrivare la dimenticanza. Nel 2018 i casi di morbillo scendevano da 4.991 a 2.526 e a 1.627 nel 2019, tornado così ai livelli del biennio 2013-14, quando nessuno parlava di rendere obbligatoria la vaccinazione.


E nel 2020? Come vanno le cose quest’anno, in tempi di coronavirus? Ah, saperlo. Già perché nel frattempo il Bollettino del morbillo e della rosolia prima è ritornato mensile dal gennaio 2018, poi se ne sono perse le tracce dal gennaio 2020, ultimo numero disponibile, nel quale sono stati forniti i dati relativi all’anno 2019.
Tornerà? Non tornerà? E perché questa interruzione così lunga? Colpa del coronavirus? O non era il morbillo per i bambini una calamità praticamente inarrivabile? Un’emergenza alla quale provvedere senza indugio perché altrimenti chissà quali sconquassi avrebbe subito il mondo dei bambini italiani?


Nessuno ne parla più. E non per colpa del coronavirus, la dimenticanza era cominciata già prima; e neppure in quanto non ci sono più casi di morbillo. Semplicemente perché il morbillo è stato derubricato al punto che non viene più fornito neppure il numero mensile dei casi.


Fine della guerra santa. Alla prossima.

 

*Biografia

Roberto Volpi, statistico, ha diretto uffici pubblici di statistica prima di dedicarsi all’attività privata nella progettazione e realizzazione di sistemi informativi socio-sanitari ed epidemiologici. Ha progettato il Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, coordinato e diretto il Gruppo tecnico di programmazione che ha redatto il Piano strategico della città di Pisa.

Ha scritto, tra gli altri, Storia della popolazione italiana dall’Unità ai nostri giorni (1989), Figli d’Italia (1996), La fine della famiglia (2007), L’amara medicina (2008), Il sesso spuntato. Il crepuscolo della riproduzione sessuale in Occidente (2012), Dall’Aids a Ebola. Virus ed epidemie al tempo della globalizzazione (2015).