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Ci si può ammalare di difterite, anche se si è correttamente vaccinati?

28 Giu , 2014  

Nel marzo 2014 a un ventenne di ritorno da un viaggio in Africa è stata diagnosticata la difterite cutaneaquestion (una forma molto rara della malattia, tipica delle zone tropicali) all’ospedale di Trondheim in Norvegia. Era stato in Mozambico per alcuni mesi e manifestava infezioni ulcerose persistenti alla pelle, in cui è stato isolato il Corynebacterium diphtheriae. Le sue condizioni generali di salute erano comunque buone. Il dato più sorprendente è che il ragazzo aveva ricevuto tutte le vaccinazioni di routine previste nell’infanzia e una dose di richiamo di vaccino antidifterico nel 2005. La difterite non è una malattia frequente neppure in Mozambico. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Visualizza) non sono stati segnalati casi di malattia da oltre vent’anni e la percentuale di copertura vaccinale va dal 93% della prima dose al 78% della terza dose. Si potrebbe pensare che in Mozambico il batterio della difterite continua a circolare perché non si è raggiunta la percentuale del 95% di vaccinati che teoricamente dovrebbe garantire la herd immunity, cioè l’immunità di gregge. Eppure tale percentuale non si raggiunge nemmeno in tanti altri Paesi, come ad esempio l’ Austria (sempre dati Oms: Visualizza) eppure non risultano casi di visitatori dell’Austria che sono tornati a casa con la difterite. Questi dati confermano la nostra opinione: la copertura vaccinale non può essere l’unico fattore discriminante, non è la panacea che assicura l’assenza di malattia. E’ la realtà dei fatti che dimostra come le condizioni igieniche, l’insieme dei fattori ambientali, sociali e sanitari sono fondamentali per la prevenzione di molte patologie trasmissibili. Continuare a considerare la copertura vaccinale come l’unico fattore capace di evitare l’insorgenza di malattie infettive è smentito anche da questo nuovo caso, pubblicato su Eurosurveillance, volume 19, del 19 giugno 2014 (Visualizza).


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