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Comunicato Stampa: Motivazioni mediche e giuridiche della protesta contro la Legge Lorenzin …

19 Nov , 2017  


 

 Comunicato stampa ,  17 novembre 2017  

Motivazioni mediche e giuridiche della protesta contro la Legge Lorenzin alla vigilia di altre due manifestazioni nazionali e della prima udienza in Corte Costituzionale sul ricorso della Regione Veneto:  “Vaccini sì, obblighi no”.

   Se ne è parlato alla conferenza stampa tenutasi  oggi a Milano da ASSIS, AMCP e ALC. Relatori il presidente di ASSIS dott. Serravalle, pediatra, e l’avv. Mirella Manera,  dei Giuristi per l’azione popolare, di ALC (Presidente e fondatore Prof. Paolo Maddalena, giurista e giudice emerito della Corte Costituzionale).  Moderatrice l’esperta di comunicazione Loredana Pina.

Milano, 17 novembre 2017.
Ancora riflettori puntati sul Decreto Legge n. 73/17, convertito nella Legge n. 119/17  il 31 luglio scorso, recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, che introduce l’obbligo in Italia di 10  vaccinazioni pediatriche a partire dai 2 mesi di vita.

Domani a Milano e il 21 a Roma, gli italiani tornano in piazza per manifestare il loro fermo dissenso sulla legge. E il 21 è il giorno in  cui  la Corte Costituzionale terrà la prima udienza sul ricorso contro il DL Lorenzin presentato dalla  Regione Veneto.

ASSIS- Associazione di Studi e Informazione sulla salute-, AMCP- Associazione per la Medicina Centrata sulla persona e ALC- Attuare la Costituzione hanno fatto il punto sui motivi della contestazione nel corso di una conferenza stampa tenutasi stamani a Milano, al Palazzo Giureconsulti.

Il tema dell’obbligo vaccinale interfaccia scienza e diritto, come hanno spiegato i relatori, il presidente di ASSIS dott. Eugenio Serravalle, pediatra, in video conferenza, e l’avv. Mirella Manera, Foro di Milano, in rappresentanza dei Giuristi per l’azione popolare di ALC, l’associazione fondata e presiduta dal Prof. Paolo Maddalena, giurista e giudice emerito della Corte Costituzionale che ha partecipato con una video intervista. Moderatrice l’esperta di comunicazione Loredana Pina.

 

Cuore del problema è l’effetto gregge’.

L’obbiettivo governativo è il raggiungimento delle coperture vaccinali perché garantirebbero l’’effetto gregge’, ovvero la protezione nel tempo di tutta la popolazione.

La migliore letteratura scientifica dimostra, però, che per molti vaccini non esistono prove di alcun ‘effetto gregge’, in particolare in riferimento a: tetano (non è nemmeno contagioso), difterite, pertosse, epatite B; vi sono dubbi su Haemophilus influenzae tipo B, parotite, varicella  e polio iniettivo.

Inoltre, la evocata soglia di copertura del 95% non ha basi scientifiche per tutti i vaccini  e comunque la copertura non è raggiungibile vaccinando solo i minori fino a 16 anni.

Per quanto riguarda il morbillo, in particolare, ad oggi nessuna nazione lo ha eradicato  con il solo vaccino, pur avendo raggiunto coperture ben superiori al 95%. E questo a ulteriore riprova che la promessa che una campagna vaccinale come quella in atto possa essere  un salvavita generale è quantomeno illusoria.

Infatti, i più recenti approcci medici considerano lo stato di salute e malattia, due situazioni complesse che hanno a che fare non solo con virus e batteri, ma anche con lo stile di vita e le condizioni igienico sanitarie della popolazione.

Non a caso, dati scientifici comprovano che la ricomparsa di casi isolati di vaiolo, difterite e polio  non rappresentano alcuna minaccia alla salute pubblica, proprio perché sono cambiate le condizioni di vita degli italiani, gli strumenti diagnostici e di cura.

Ad oggi quindi nel nostro Paese, non esiste, alcun pericolo di epidemie per almeno 9 su 10 malattie incluse nella legge 119/17.

Per il morbillo, i dati governativi dimostrano che si era verificato un picco, ma che era già in esaurimento spontaneo a partire da maggio 2017 e che riguardava soprattutto adulti e sanitari, non giustificando quindi un trattamento sanitario obbligatorio in età pediatrica. La legge ignora dunque  i profondi cambiamenti epidemiologici in atto, tra i quali,  lo spostamento dell’insorgenza della malattia verso l’età adulta.

 

Se non abbiamo certezze sull”effetto gregge’, ne abbiamo invece sulle reazioni avverse ai vaccini.

Eventi avversi gravi fino alla morte sono riportati da fonti ufficiali, da ricerche scientifiche pubblicate anche dalla letteratura internazionale e dai bugiardini degli stessi sieri. Perfino il Governo riserva un elevato budget per il risarcimento degli  danni da vaccino.

La superficialità della Legge Lorenzin e l’incongruenza dei presupposti scientifici che la connotano, si dimostrano anche nel fatto che non sono previsti controlli immunologici sui vaccinati, quando si sa che per alcuni individui – i ‘no responder’ – vaccinare non equivale ad immunizzare.

La legge ignora, inoltre, che, a differenza della malattia naturale, i vaccini non garantiscono neppure l’immunità a vita.

Con tali premesse, vietare l’accesso alla scuola materna ai bambini sani non vaccinati appare oltremodo ingiustificato, discriminatorio e gratuitamente penoso per i piccoli e le loro famiglie tanto da essere percepito come un vero ricatto che invalida la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e crea malessere sociale dando adito a forme di emarginazione sociale.

L’esclusione dei minori da nidi e materna è ancor più assurda se si pensa che dalla prima elementare potranno comunque frenquentare la scuola dell’obbligo vaccinati e non.

La preoccupazione per  i bambini che non si possono vaccinare non tiene poi conto che questi soggetti più deboli sono esposti comunque al contagio da parte degli adulti e dei ‘non responder’ e in ogni caso potrebbero e dovrebbero essere protetti con ben altre cautele. Anche perché, per esempio, il vaccino contro la pertosse immunizza il soggetto vaccinato dalla malattia, ma non ne impedisce la trasmissione ad altri.

A fronte di tali evidenze e considerazioni, la legge Lorenzin 119/2017 è ritenuta incostituzionale da alcuni dei più autorevoli giuristi, in relazione agli articoli 32 e 34 della Costituzione Italiana. La Legge infatti viola contemporaneamente il rispetto della persona umana, limite che l’art. 32 Cost. pone come invalicabile anche nell’imposizione da parte del legislatore di un trattamento sanitario obbligatorio, e il diritto all’istruzione dei minori non vaccinati di età compresa tra 0 e 6 anni, che non potranno frequentare i servizi per l’infanzia.

L’art. 32 Cost. nel riconoscere ‘la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività’, prescrive altresì che nessuno possa essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di una legge e che  “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. In questa prospettiva è da ritenere lesivo della persona umana  – poiché  non risponde a canoni di ragionevolezza, proporzionalità e precauzione – l’estensione dell’obbligo vaccinale a 10 sieri in età pediatrica, nell’ambito di una politica vaccinale di massa praticata in assenza di rischio epidemico e oltre i confini di una libera alleanza terapeutica tra medico e paziente che consenta di tenere in conto, in modo esaustivo, dell’anamnesi del minore. La comunità scientifica infatti è divisa circa gli effetti a medio e lungo termine della somministrazione di numerosi vaccini in età pediatrica.

L’art. 34 Cost. afferma che “la scuola è aperta a tutti “e la scuola dell’infanzia ai sensi della Legge n. 53/03 deve essere compresa nel sistema educativo e di istruzione. Quindi l’esclusione dalla scuola dell’infanzia dei bambini non vaccinati a norma costituisce un danno alla dignità umana di questi bambini, alla loro formazione civica e persino corporea a fronte di dubbi/inesistenti benefici per la collettività.

I bambini da 0 a 6 anni sono doppiamente colpiti: la norma li esclude dall’istruzione e contemporaneamente sanziona i loro genitori con multe da 100 a 500 euro. Ciò appare ancor più discriminatorio e irragionevole laddove si pensi che, da un lato, gli stessi minori non vaccinati potranno comunque accedere alla scuola dell’obbligo una volta raggiunta l’età prevista per la frequenza (cinque /sei anni), e che, dall’altro, già oggi nella fascia compresa  tra i 6-16 anni i minori possono frequentare la scuola anche non vaccinandosi, restando soggetti solo al semplice pagamento della sanzione.

 

In conclusione, i vaccini pediatrici sono stati e restano raccomandabili strumenti di prevenzione e come tali offerti dal sistema sanitario nazionale gratuitamente, ma devono essere scelti liberamente, nell’ambito di un’alleanza terapeutica tra medico e paziente, tenendo conto dell’anamnesi familiare e dello stato di salute di ogni minore nella sua unicità,  calcolando ad personam rischi e benefici e prendendo in considerazione anche altri eventuali approcci preventivi. Lo stesso OMS invita a improntare le politiche vaccinali sulla raccomandazione e non sull’obbligo. Nella maggioranza dei Paesi Europei vige il principio di libertà vaccinale e in Italia ottimi risultati sono stati conseguiti dalla Regione Veneto che ha abolito l’obbligo vaccinale ed istituito un’anagrafe vaccinale e una farmaco vigilanza efficace.

Il movimento di protesta coinvolge milioni di persone – si stima oltre il 6% della popolazione – di ogni estrazione sociale, culturale e professionale, come è ormai evidente dalle indagini sui social e dalle decine di convegni scientifici che si continuano a tenere da Nord a Sud.

La richiesta è chiara: no all’esclusione scolastica e no alla vaccinazione di massa obbligatoria e invece che si apra un dibattito scientifico pubblico e aggiornato sulla prevenzione delle malattie oggetto della Legge Lorenzin, lasciando ai medici la libertà di esporre i loro dubbi e con una adeguata e trasparente campagna di informazione degli italiani.

Comunicato Stampa
Ufficiale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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