Siamo stufi di sentir ripetere la leggenda metropolitana che dice che bisogna vaccinarsi perché ci sono tra noi tanti extracomunitari. Spiace soprattutto sentirlo ripetere anche da chi dovrebbe avere competenze e conoscenze tali da evitare i luoghi comuni. Lo stato di salute dei migranti in Europa è documentato da un rapporto dell’ECDC (European Center for Disease Control and Prevention) sulla “Valutazione del carico delle malattie infettive nella popolazione di immigrati nell’Unione Europea”. I dati sono forniti dal sistema di sorveglianza europeo Tessy, da pubblicazioni scientifiche internazionali con attente analisi condotte da esperti europei.

immigrazioneSi può leggere che i migranti in Europa godono generalmente di buona salute, al di là degli allarmismi ingiustificati. Il dato è confermato dall’esperienza italiana. descritta da Aldo Morrone Responsabile del Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale Istituto Scientifico San Gallicano (IRCCS) Roma: “Appare ormai evidente che gli immigrati dai Paesi in via di sviluppo possiedono una salute sostanzialmente integra al loro arrivo in Italia. Questo dato di fatto è stato definito effetto migrante sano, ed è dovuto a un’autoselezione di chi decide di emigrare, che generalmente è forte, giovane, con più spirito d’iniziativa, più stabilità psicologica, in una parola più sano, tenendo presente che il proprio corpo, insieme alla capacità lavorativa, è l’unico mezzo di scambio, almeno inizialmente, che si ha con la nuova società. Una buona salute rappresenta l’unica certezza su cui investire il proprio futuro e quello della famiglia, spesso in attesa nel paese d’origine…. Purtroppo, il “patrimonio salute” in “dotazione” all’immigrato viene, più o meno rapidamente consumato, per una serie di “fattori di rischio” quali: il malessere psicologico legato alla condizione d’immigrato, la mancanza di lavoro e reddito, la sottoccupazione in lavori rischiosi e non tutelati, il degrado abitativo in un contesto diverso dal paese d’origine, l’assenza del supporto familiare, il clima e le abitudini alimentari diverse, che spesso si aggiungono a una condizione di status nutrizionale compromesso, la discriminazione nell’accesso ai servizi sanitari. Compaiono, in tal modo, quelle che possono essere definire malattie da disagio o meglio malattie da degrado: patologie da raffreddamento con continue recidive, da cattiva alimentazione, malattie traumatiche, da aggressioni o accidentali; disturbi acuti delle vie aeree, dell’apparato digerente, del sistema osteo-articolare ma anche di interesse genito-urinario, odontostomatologico, dermatologico. Inoltre, si possono individuare delle malattie ancora non specifiche dell’immigrato ma indicanti uno stato di estrema emarginazione: sono le malattie della povertà propriamente dette, e cioè la tubercolosi, la scabbia, la pediculosi, alcune affezioni micotiche, virali e veneree”.

Dal rapporto si apprende che dei 151.890 casi di Hiv diagnosticati nei 29 paesi UE tra il 2007 ed il 2011 nella popolazione generale, il 40% riguarda la popolazione immigrata; più colpite sono le persone proveniente da America Latina e da centro e est Europa. La via di trasmissione più frequente è legata a rapporti eterosessuali non protetti. Il rischio di contrarre la malattia è elevato dopo l’arrivo in Europa; non si tratterebbe quindi di casi di “importazione”, ma da patologie causate da comportamenti a rischio, da assenza di cautele e di misure di prevenzione. La TBC è aumentata nelle popolazioni migranti passando dal 10% del 2000 al 25% del 2010. La malattia è in diminuzione tra la popolazione “indigena”. Non ci sono elementi per pensare che ciò rappresenti un rischio di incrementare la diffusione della malattia in Europa, ma è evidente l’utilità di mettere in atto specifiche strategie di prevenzione in quei gruppi di popolazione che sono stati evidenziati essere a maggior rischio. La Gonorrea e la Sifilide non differiscono in maniera significativa fra popolazione immigrata e residente. I dati raccolti non consentono di trarre conclusioni riguardo Morbillo e Rosolia. L’epatite B, in particolare l’epatite cronica, è più diffusa tra la popolazione immigrata mentre è difficile trarre delle conclusioni sull’epatite C, sia acuta che cronica, perché i dati sono limitati. Infine tra le malattie trasmesse da vettori, il 99% dei casi di malaria registrati in Europa riguarda immigrati al ritorno da una visita nel paese d’origine, la malattia di Chagas si registra tra chi proviene dall’America latina.

E’ vero che i dati pubblicati non sono esaustivi, e che la Sanità Pubblica deve adottare tutte le strategie più efficaci per attuare misure di prevenzione utili. Tra le malattie per cui si pratica la vaccinazione di massa, solo l’epatite B è diffusa, ma questa patologia, che si trasmette principalmente per rapporti sessuali non protetti, può essere un problema per i clienti delle prostitute, non certo per i bambini di 3 mesi. Si può definire soltanto fantasiosa la preoccupazione di contagio per quelle malattie infettive e parassitarie presenti nei paesi d’origine perché sono profondamente diversi i determinanti sociali, per la mancanza dei vettori delle malattie e per la possibilità, nei nostro Paese, di accedere a cure tempestive e efficaci, possibilità cui spesso non possono o non sanno ricorrere gli stranieri.

I migranti si ammalano anche per le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere, per la mancanza di quelle regole di convivenza civile che permettono di difendere e tutelare la salute. Non esiste alcun vaccino contro la scabbia, basta un tubetto di crema per curarla, condizioni igieniche adeguate per prevenirla. Le malattie infettive vanno prevenute, e le prime armi sono: igiene, acqua potabile, case salubri, alimentazione adeguata, condizioni di vita civili.

Scrive Giovanni De Mauro: “È inutile cercare argomenti razionali per discutere con chi trasforma i migranti in nemici e se ne serve per raccogliere consensi intorno a un progetto che appare sempre più chiaramente reazionario e a tratti autoritario. La logica non farà cambiare idea a chi usa i migranti come capro espiatorio della crisi economica, sfruttandoli per spostare l’attenzione dai veri responsabili. Siamo caduti in una trappola, cercando di spiegare numeri alla mano che i migranti non sono così tanti da rappresentare un pericolo per un continente come l’Europa. Tempo perso. Perché chi parla di “emergenza” fa leva su emozioni potenti come la paura, l’insicurezza, la rabbia.”

Basta con le leggende metropolitane.
http://ecdc.europa.eu/en/publications/Publications/assessing-burden-disease-migrant-populations.pdf

La salute e le malattie degli immigrati. Aree critiche e spazi di ambiguità

http://www.internazionale.it/opinione/giovanni-de-mauro/2015/06/19/apertura-frontiere-liberta-movimento