La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento di cui al giorno d’oggi si sente parlare sempre più spesso.

A cura della dott.ssa Elisabetta Bini, insegnante di scuola primaria e pedagogista clinica specializzata in didattica e disturbi specifici dell’apprendimento. Da anni si occupa di divulgare a docenti e genitori metodi efficaci e aggiornati di supporto ai bambini in difficoltà.
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Introduzione

disg1La disgrafia rientra in quelli che vengono definiti Disturbi Specifici di Apprendimento o più comunemente Dsa.
Oggi giorno si sente parlare moltissimo di questi disturbi perché interessano molti bambini in età scolare anche se si possono riscontrare segnali di riconoscimento prima del loro ingresso alla scuola primaria. Si calcola infatti che in una classe con 25 alunni, 7-8 alunni possono presentare un disturbo specifico dell’apprendimento.
I Dsa sono disturbi “settoriali“, riguardano cioè specifici ambiti dell’apprendimento quali la lettura, la scrittura, il calcolo ed il ragionamento logico-matematico e possono essere diagnosticati solo in presenza di un quoziente intellettivo nella norma.
Essi sono la dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia; si presentano spesso a “grappolo” cioè insieme poiché le difficoltà presenti in un determinato disturbo sono causate da aspetti neurologi e maturazionali di sviluppo identici o simili che compromettono per questo più abilità scolastiche. Un bambino può quindi essere dislessico e disortografico, dislessico e discalculico, disgrafico e disortografico o, nella peggiore delle ipotesi, avere tutti i disturbi.Purtroppo, anche in soggetti dove il disturbo é isolato, si riscontrano difficoltà in altri ambiti dell’apprendimento che dovranno esser comunque presi in considerazione dagli insegnanti e dalle figure professionali che se ne prendono cura. La diagnosi per i disturbi che riguardano la lettura e la scrittura  dovrà esser fatta all’incirca alla fine della seconda elementare mentre, per la discalculia, alla fine della terza.

Non sappiamo ancora le cause che originano queste disfunzioni delle strumentalità scolastiche, ma quello che siamo in grado di stabilire é che ci troviamo di fronte ad una alterazione strutturale e/o funzionale di natura genetica o acquisita che  impedisce lo sviluppo e l’automatizzazione dei vari apprendimenti. Nel manuale internazionale ICD-10, dove sono identificate tutte le malattie e le disabilità, i Dsa vengono definiti come “anomalie nell’elaborazione cognitiva, legate in larga misura a qualche tipo di disfunzione biologica”(ICD-10, O.M.S. 1992).
Recentemente, per quanto riguarda la dislessia, la ricercatrice italiana Silvia Paracchini, avrebbe individuato nel gene KIAA 0319, la responsabilità di tale  disabilità. (1)
Inoltre, studi sugli effetti dell’inquinamento atmosferico ed alimentare, stanno mettendo in luce una correlazione con questi disturbi in bambini più vulnerabili. L’oncologa Patrizia Gentilini e pediatri come Giacomo Toffol, unitamente ad una equipe di medici internazionali, stanno divulgando tali scoperte. E’ stato dimostrato che la vicinanza a siti industriali, inceneritori, discariche o ad un’alta esposizione a sostanze tossiche provenienti da pesticidi, scarichi nocivi, falde acquifere influiscono sullo sviluppo endocrino e neurologico del feto e dopo a seguito dell’alimentazione con il latte materno. Ciò provocherebbe disturbi pervasivi dello sviluppo come  l’autismo, del comportamento o Dsa. (2)

Abbiamo visto allora che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono di natura neurobiologica e pertanto non “ci si diventa”; fatto sta che la scuola, sin da quella dell’infanzia, può giocare un ruolo importante nell’aggravare le disabilità, rallentare i normali processi di acquisizione degli apprendimenti o influire negativamente su ragionamento, lettura e scrittura tali da determinare nel bambino scritture disfunzionali in soggetti predisposti. Si parla infatti di “errore pedagogico” quando i docenti non rispettano le tappe di sviluppo dei vari apprendimenti  accellerando  i propri insegnamenti e/o non fornendo le dovute spiegazioni e supporti tecnici su come leggere, scrivere ed apprendere le strumentalità matematiche in modo corretto e funzionale. (3)
Viceversa, anche i genitori possono influire negativamente a causa della loro poca informazione sulle tappe di sviluppo psicomotorio, del linguaggio-che vedremo in seguito essere implicate nella Disgrafia, come in tutti i Dsa- che impedisce di accorgersi per tempo degli indici predittivi di rischio e/o facendo scelte educative e didattiche sbagliate.  Vi é inoltre un atteggiamento diffuso di non dar peso alle difficoltà relative alla scrittura, pensando che poi vadano via da sole.

Che cos’è la Disgrafia e come si manifesta

La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento di tipo percettivo-motorio che investe la scrittura dal punto di vista della forma e non del contenuto.
Sebbene impedisca la riproduzione corretta di segni grafici e numerici, influisce negativamente anche sulle regole ortografiche e sintattiche a causa della frequente incapacità di rileggere ciò che si scrive e per cui di autocorreggersi.
Si manifesta all’ingresso della scuola elementare quando il bambino viene esposto all’apprendimento vero e proprio della scrittura, ma i primi segnali si possono individuare in età pre-scolare, soprattutto verso i cinque anni quando, sia naturalmente, sia a seguito della stimolazione della scuola dell’infanzia, iniziano le prime riproduzioni dei segni alfabetici e numerici.
Possiamo così riscontrare, scarso desiderio di disegnare, ineguatezza del disegno, povertà nello stile, nella cura, nei particolari, problemi di organizzazione spaziale, difficoltà di orientamento nello spazio e nel tempo, nell’impugnatura, nella posizione del foglio, pressione della mano sul foglio, fluidità dei movimenti, di coordinazione generale, coordinazione oculo-manuale, equilibrio e dominanza laterale.
Tutto questo perché le “abilità di base” particolarmente compromesse in questo tipo di disturbo, i mattoncini cioè che permettono di poter scrivere bene, afferiscono all’area dello sviluppo psicomotorio quali:

  • coordinazione oculo-manuale
  • coordinazione motoria
  • dominanza laterale
  • schema corporeo
  • percezione visiva
  • organizzazione spaziale
  • organizzazione temporale
  • integrazione spazio-temporale(ritmo)
  • attenzione
  • memoria

Nel bambino disgrafico si riscontrano, nella maggior parte dei casi, difficoltà in tutti questi ambiti poiché, come abbiamo già affermato, in questo tipo di disturbo sono colpite la percezione e ritenzione visiva, le abilità di organizzazione e integrazione spazio-temporale e le funzioni motorie coinvolte nella riproduzione grafica.
Non è difficile per questo rendersi conto, sia da parte dei genitori che  dei docenti, che qualcosa  non funziona bene osservando come il bambino inizia a tenere il pennarello, la matita ed il lapis a partire da 4/5 anni ma soprattutto a 5 anni e a come essi scorrano sul foglio: rigidamente, a scatti, con una presa eccessivamente allentata, morbida o all’inverso, se vi sono tratti in eccesso poiché non si ha il controllo dei movimenti della mano.
Si parla infatti di “sincinesie” cioè di atti motori aggiuntivi all’esecuzione dei segni per cui spesse volte si riscontrano in scritture eccessivamente ricche ed “arricciolate” (si veda l’immagine di copertina dell’articolo) o in puntini e macchie lasciate sul foglio.

Segnali di riconoscimento

Vediamo nello specifico quali sono i segnali di riconoscimento della  disgrafia che, come abbiamo detto, si evidenziano con più forza in prima e seconda elementare.
Essi sono la “posizione, postura e prensione”, “organizzazione ed orientamento nello spazio grafico”, “pressione sul foglio”, “direzionalità del gesto grafico”, “ritmo grafico”, “produzione e riproduzione grafica”, “esecuzione di copie”, “dimensione ed unione dei grafemi”, “difficoltà di gestione, organizzazione delle azioni quotidiane e del proprio materiale come lo zaino”.

  • Posizione, postura, prensione: il soggetto disgrafico assume una posizione, postura e prensione del mezzo grafico scorretta. Sovente il gomito non viene appoggiato sul tavolo, il busto è eccessivamente inclinato in avanti e la mano che non scrive è appoggiata alla testa o situata sotto il banco/tavolo così da favorire uno scarso controllo del movimento scrittorio e del mezzo sul quale si scrive che tenderà a muoversi. Un altro segnale di riconoscimento é il posizionamento del quaderno o del foglio eccessivamente inclinato fino ad arrivare ad una inclinazione di 90 gradi. Si nota inoltre una certa distraibiltà, disattenzione ed un “trastullarsi” con il materiale presente sul banco come la gomma e le matite che finiscono molto spesso per andare in terra! Tutto questo influisce negativamente sulla qualità della scrittura. Per quanto riguarda la prensione, anch’essa è inadeguata così da dar vita a forme di aggrappo al mezzo scrivente disfunzionali. La prensione corretta è a tre dita, impugnatura cosiddetta a “pinza”: il pollice e l’indice appoggiati opposti sullo strumento scrivente ed il medio sotto ad essi che funge da appoggio. Nelle scritture disgrafiche si notano circa sei impugnature disfunzionali che si possono vedere di seguito (4)-(5).disg2
    disg3
    Per quanto riguarda l’ “impugnatura con il pollice in avanti”, c’é da rilevare che caratterizza la maggior parte dei bambini italiani sia mancini che destrimani, anche se non è detto che ciò determini una scrittura dai tratti disgrafici o comunque difficoltosa ed illeggibile.
    In ogni caso, è indispensabile dare indicazioni sulla corretta impugnatura, già a partire dai 4/5 anni, per prevenire vizi e difficoltà future che emergeranno più in là nei bambini con una disgrafia vera e propria. Un’adeguata stimolazione in tal senso evita tensioni muscolari a livello della mano, del polso, braccio, spalla e del collo. All’inverso un  carico di tensioni penalizza la fluidità del gesto grafico e la piacevolezza dello scrivere. Molti bambini infatti si stancano facilmente e/o manifestano apertamente il proprio disagio e malessere arrivando addirittura a rifiutarsi di scrivere.
    Per concludere, nella didascalia delle due immagini con su scritto, “la vista c’è, è la visione che manca”, si vuole rimarcare il fatto che in queste scorrette posizioni della mano e delle dita, al soggetto manca la visione completa della propria scrittura, cosa che invece deve esserci per poter avere un controllo costante della forma e del contenuto nonché la possibilità di correggersi. Ciò è condizione importante anche per l’igiene della vista tanto che oculisti, ottici ed optometristi, come il Dottor Giorgio Bollani, cercano di sensibilizzare docenti e genitori sull’educazione ad una corretta impugnatura che protegge, oltre la postura, la vista. La copertura parziale o totale della scrittura, che può verificarsi anche dall’utilizzo di lapis e penne non adatte, porterebbe ad un eccessivo avvicinamento al piano di lavoro. E’ quindi importante, come afferma l’esperto, che già dalla scuola materna si effettuino precisi protocolli di esercizi per favorire una corretta impugnatura a tutela di una corretta postura visiva.
  • Organizzazione ed orientamento nello spazio grafico
    Per le ragioni sopra elencate e per le caratteristiche generali del disturbo che è su base grafo-motoria e percettiva, il bambino mostra difficoltà ad organizzare e collocare nello spazio ciò che scrive o disegna, soprattutto se non vi sono riferimenti precisi. È impacciato anche nella costruzione di tabelle e schemi; tenderà a non rispettare i margini del foglio sia a destra che a sinistra e le righe di scrittura la quale spesso procede eccessivamente in salita o in discesa. All’interno delle frasi si ritrovano spazi irregolari tra le parole e tra i grafemi stessi in modo più o meno intenso a seconda della severità del disturbo. (Si vedano le immagini sotto) (6)

    disg7 disg8
    disg4 disg5 disg6

     

  • Pressione sul foglio
    Come abbiamo accennato precedentemente, il disturbo si caratterizza spesso anche per un’ alterazione del tono muscolare per cui avremo una pressione troppo forte sul foglio o troppo debole. “E’ spesso presente una paratonia, cioè un’alterazione in eccesso o in difetto del tono muscolare” (7).
    Nell’esperienza scolastica di ciascun docente, come è successo a me, sarà capitato di vedere tracce lasciate sul foglio più o meno marcate che rivelano precise pressioni: in alcuni bambini è cosi debole che la mano sembra non farcela a tenere la penna. La prensione é così leggera e precaria che il mezzo con il quale si scrive può finire addirittura all’indietro nell’incavo dell’attaccatura pollice-indice esercitando così una pressione leggerissima ed un controllo insufficiente. (Si veda la figura sotto).
    disg9
    La traccia lasciata sul foglio é pertanto delicatissima. All’inverso, i polpastrelli possono essere appoggiati con molta pressione tanto da lasciare un’ impronta evidente anche nelle pagine successive del quaderno.
  • Direzionalità del gesto grafico
    Nelle scritture disgrafiche si riscontra sovente un’ inversione nella direzione della scrittura che dovrebbe procedere da sinistra verso destra seguendo un senso antiorario. Questo si nota dalla forma delle lettere, dai legamenti ma soprattutto osservando il soggetto. Bisogna però precisare che nei bambini mancini non disgrafici è praticamente nella norma procedere all’inverso. In generale, nei bambini disgrafici vi sono inversioni in tal senso procedendo in senso orario nell’esecuzione delle lettere e delle linee orizzontali un iniziare da destra come pure nel riempimento, colorazione, inserimento di elementi in schede od altro. Nell’osservazione diagnostica di accertamento del disturbo, viene infatti monitorato anche quest’ultimo aspetto attraverso il ripasso di percorsi grafici come linee, onde o tratti spezzati annotando da dove il soggetto inizia a ripassare.
  • Ritmo grafico
    Per le difficoltà grafo-motorie più volte citate, la scrittura dei bambini disgrafici procede in modo poco fluido ed armonioso; assistiamo a scatti o interruzioni e la velocità della mano subisce anch’essa delle variazioni poiché può avanzare in modo troppo veloce o estremamente lento.
  • Produzione e riproduzione grafica
    Anche su questo aspetto vi sono difficoltà, evidenti già verso i 4/5 anni come abbiamo detto: il disegno spontaneo non è adeguato all’età, povero di particolari, “arruffato”, poco curato anche nella colorazione. La figura umana appare immatura e scarsamente caratterizzata nei suoi elementi principali se non mancante di alcuni pezzi. La riproduzione di figure geometriche o della loro copia risulta particolarmente difficoltosa tanto che, per esempio, un triangolo o un quadrato potranno avere gli angoli stondati.
  • Esecuzione di copie
    Conseguentemente, anche la replicazione di parole e frasi da varie  superfici è deficitaria e lo é tanto più quando la distanza e le proporzioni bambino-testo da copiare e quaderno-superficie con testo sono maggiori. Ciò sempre per deficit di coordinazione oculo-manuale, visuo-spaziale, percezione visiva e memoria visiva spesso riconoscibile in una eccessiva fissazione alla lavagna, mentre la mano “vola” sul quaderno con scarso controllo di ciò che si scrive. Non c’è un’armonia ed una coordinazione, una programmazione di azioni efficace per copiare al meglio così che il testo risulterà scorretto, mancante di pezzi, disorganizzato nel foglio e con salti nei righi. Con la copia dalla lavagna, tutto si complica in quanto occorre coordinare più funzioni quali la distinzione della parola/frase dallo sfondo e lo spostamento dello sguardo dalla lavagna che, abbiamo detto, risultare estremamente difficile.
  • Dimensione, caratteristiche ed unione dei grafemi
    Questi aspetti sono quelli che più caratterizzano questo disturbo e più facilmente riconoscibili. Ogni scrittura disgrafica è diversa: arrotondata, spigolosa o un misto. La cosa che balza subito agli occhi è una disarmonia generale con grafemi eccessivamente piccoli o grandi, con allunghi fuori misura o estremamente bassi. Spesso vi sono ripassi, ricalchi, sbaffature, cancellature poichè, come abbiamo detto, il gesto grafico è difficoltoso e la direzionalità é invertita così da causare un ritorno sui grafemi per procedere da sinistra verso destra. Questi ultimi in molti casi, si “urtano”e i tratti di collegamento possono irrompere dentro la lettera che segue. La legatura fra le lettere di conseguenza, è scorretta, spesso viene lasciato addirittura dello spazio perché la mano scorrendo con fatica sul foglio influisce negativamente sulla continuità generale del gesto scrittorio.
  • Difficoltà di gestione, organizzazione delle azioni quotidiane e del proprio materiale come lo zaino
    Sebbene i segnali di riconoscimento più evidenti e caratterizzanti sono quelli legati alla scrittura, ritengo importante ricordare anche questi aspetti in quanto comuni a tutti i Disturbi Specifici  di Apprendimento.
    Fermo restando i limiti dovuti all’età, al carattere dei bambini ed allo stile educativo dei genitori, per  quanto riguarda l’autonomia e la gestione delle azioni quotidiane come lavarsi, vestirsi, fare lo zaino o coordinare movimenti come abbottonarsi ed allacciarsi le scarpe, esse appaiono estremamente difficoltose prolungandosi nel tempo.
    Ciò è conseguenza della compromissione di quelle abilità di base coinvolte nella Disgrafia che riguardano in particolare aspetti psicomotori, di percezione visiva, memoria ed  organizzazione spazio-temporale. Spesso si riscontrano infatti difficoltà anche nel memorizzare i giorni della settimana, i mesi e nell’orientarsi nel tempo giornaliero.

Conclusioni

Come abbiamo visto questo disturbo si porta con sé difficoltà psicomotorie che è bene non sottovalutare prima ancora che i bambini facciano il loro ingresso alla scuola elementare.
La scuola dell’infanzia assume quindi un ruolo fondamentale sia come agenzia “preventiva”, sia come luogo dove si forniscono-per tutti-le giuste indicazioni per affrontare con successo l’approccio futuro alla scrittura. Spesso, purtroppo, si sottovalutano tali aspetti concentrandosi su un fare meramente libero e creativo, e ciò é corretto e positivo, trascurando però percorsi mirati di pregrafismo, impugnatura, direzionalità delle prime lettere e numeri ed orientamento spazio-temporale che sappiamo avere un grande peso nella Disgrafia.
Al contempo, anche i genitori devono fare la loro parte informandosi prima di tutto, osservando lo sviluppo dei propri figli non aspettando e non aspettandosi che varcando la scuola primaria, tutto abbia inizio e che eventuali ritardi o difficoltà si risolvano in un batter d’occhio!
Certamente è un grande inizio formale,sempre più tecnico e capillare all’apprendimento della scrittura, ma le basi iniziano molto prima investendo tanti aspetti di crescita dei bambini che esulano dal gesto scrittorio vero e proprio. Per alcuni, come ho avuto modo di osservare nelle mie esperienze, in prima elementare può essere tardi in quanto, al di là di una vera e propria Disgrafia, vizi e cattive abitudini come per l’impugnatura, sono difficili da recuperare, in particolar modo se vi sono disagi affettivi o comportamentali che ostacolano la collaborazione  o l’essere in grado di seguire le nuove indicazioni fornite dagli insegnanti.
In ultimo, mi preme porre l’attenzione sulle implicazioni ambientali ed alimentari illustrate che facilitano l’insorgenza dei Disturbi dell’Apprendimento ed altre patologie neurologiche dimostrando, ancora una volta, come esseri umani ed ambiente siano un tutt’uno in perenne equilibrio che merita estremo rispetto per il nostro stesso benessere e salute dei bambini che si ripercuote sul loro futuro.

Note e riferimenti bibliografici

(1) http://www.agoranews.it/dislessia-colpa-di-un-gene.html
(2) http://www.melogranotv.org/public/allegati/Inquinamento%20e%20salute%20dei%20nostri%20bambini_CIBO.pdf
http://www.itsalute.info/salute-family-health-it/salute-childrens-health-it/1006113522.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/03/inquinamento-dellaria-non-solo-rischi-cardiovascolari-e-tumorali-ma-anche-neurotossici/2091194/
(3) M.Pratelli, “Le difficoltà di apprendimento e la dislessia”, Edizioni Junior, 2004, pag.9
(4-5) Immagini tratte dal sito della Peav e copyright G.B. Milano: http://www.peav.org/articolo%2003%202.htm
(6) Immagini da archivio personale
(7) M.Pratelli, “Disgrafia e recupero delle difficoltà grafo-motorie”, Erikson, 1995, pag.8