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CONSAPEVOLEZZA E SALUTE

16 Ott , 2016  

A cura della Dott.ssa Rosella Pierdomenico

uomo-vitruvianoSiamo abituati a considerare il termine MALATTIA come qualcosa di unicamente negativo che colpisce il nostro corpo, ossia come un evento traumatico accidentale che dobbiamo contrastare con tutte le nostre forze.

La malattia ci angoscia, coinvolge l’entourage familiare, ci invade con la sua spirale di paura condizionando tutto il nostro esistere, la malattia segna la nostra esistenza, dal pianto del neonato al lamento della persona cosciente fino al gemito dell’anziano che teme l’avvicinarsi della fine del suo cammino.

Ogni scoperta scientifica che rende meno preoccupante una malattia è una benedizione per l’umanità; è uno sprazzo di sole che si fa largo tra le nubi del cammino umano.

Il 14 maggio del 1796 Edward Jenner, in Inghilterra, innestando nel braccio di un bambino di otto anni materiale purulento di vaiolo bovino (notoriamente meno grave di quello umano) salvò il bambino dal vaiolo; a questa pratica si diede in seguito il nome di VACCINAZIONE.

Il concetto originale si può riferire alla legge di Hering1, poi nel tempo le cose sono molto cambiate.

Nel 1939 si introdusse la vaccinazione contro la difterite.

Le autorità dichiararono che vi era disponibilità del vaccino, che risultava essere efficace e sicuro perché privo di rischi; nel valutare queste affermazioni bisogna considerare la situazione epidemiologica dell’epoca e la rilevanza sanitaria e sociale della malattia che si intendeva prevenire. Furono anni di grandi scoperte mediche: nel 1906 Frederick Hopkins scoprì le vitamine e il loro ruolo nella salute e nella malattia, nel 1928 Alexander Fleming scoprì per caso la penicillina studiando i batteri stafilococchi.

Al termine tradizionale di malattia, che è noto alla maggioranza di tutti noi, si può porre in parallelo il termine di BENATTIA, questo termine, meno noto, è ormai divenuto consueto nella cultura medica della nostra contemporaneità.

Si parla di benattia quando vengono considerati i mezzi a disposizione dell’uomo e della stessa medicina per poter comprendere e decodificare la vita con i suoi codici ed i suoi significati, dai più palesi ai più profondi, e permettere di entrare in contatto con l’essenza della nostra stessa esistenza.

La malattia ci riguarda profondamente, ad essa è affidato l’ancestrale bisogno biologico di guarire il nostro malessere esistenziale.

Il corpo, animato da energia vitale, il cui motore è nel percorso delle emozioni, (come bene descrive Candice Pert nel trattato “Molecole di emozioni”, deceduta pochi mesi prima di ritirare il meritato premio Nobel per la medicina), dovrebbe essere studiato e valutato con grande attenzione.

La malattia innesca un cammino semplice, profondo, vivace, oserei dire a tratti gioioso, racchiuso nei nostri codici genetici depositato ancestralmente e ammutolito dal frastuono della contemporaneità.

Preoccupati essenzialmente del fare e dell’apparire in una frenesia globale non sappiamo più cosa sia ESSERE.

Il sintomo è semplicemente figlio di atteggiamenti incautamente e inconsapevolmente anti-biologici che solo se conosciuti e consapevolizzati, grazie proprio alla malattia, ci permettono di modificare i nostri comportamenti e di giungere alla vera guarigione fatta di conoscenza, di libertà, di vera indipendenza.

Il Dr Nader Butto nel testo “Il settimo senso” afferma che la medicina convenzionale occidentale dietro ai suoi trionfi inizia a presentare i suoi limiti: è spesso supertecnologica per cui il medico si allontana sempre di più dal malato, “celandosi” dietro sofisticati strumenti.

“Il numero di malattie è dimostrato che sia in continuo aumento e il sistema esistente è solito accanirsi prioritariamente contro il sintomo senza cercare realmente la radice; tale metodologia corre il rischio di non portare ad una autentica guarigione e può determinare di conseguenza, l’insorgenza di patologie croniche che implicano la diminuzione della qualità della vita e dell’abilità funzionale. L’approccio superficiale della medicina al corpo umano, se non affiancato da nuove vedute può correre il rischio di condurre a una sub specializzazione medica, concentrando l’attenzione sugli organi visti separatamente, può comportare arretramento sempre più marcato, dall’ammalato perdendo di vista in quanto unità psico-spirituale; ed è proprio questo che ha determinato la comparsa di un conflitto tra volontà cosciente e istinti involontari”.

All’approccio del Dott. Nader Butto si può associare un rinnovato concetto della medicina ed ecco tornare col suo potente significato il termine BENATTIA: il corpo lancia dei segnali che vanno interpretati e consapevolizzati e non solo contrastati perché la BENATTIA considera l’uomo nel suo insieme CORPO-MENTE-EMOZIONI che, se in contrasto tra di loro, provocano il grido di allarme del nostro fisico attraverso il linguaggio del sintomo.

Per tale ragione ritengo che ogni malattia, dalla più banale alla più complessa, vada sempre affrontata, curata, studiata e analizzata nella complessità degli aspetti che la caratterizzano.

La medicina antropologica parla di Homo Erectus come traguardo nel cammino evolutivo poiché esso, nello sviluppo umano, ha simboleggiato l’unione tra levità e gravità, in equilibrio cosi come bene espresso nella famosa immagine di Leonardo Da Vinci dell’uomo vitruviano; secondo il mio pensiero il concetto di EVOLUZIONE ha un significato profondo: è presa di coscienza coerente, consapevole , umile e vasta nei confronti della  profondità del proprio essere, delle proprie apparenti contraddizioni ed è in grado di arrivare, durante il cammino, alla capacità di innescare una trasformazione.

Come disse Albert Eistein: “Se è insorto un problema o una malattia non puoi pensare di risolverlo con lo stesso pensiero che lo ha generato”; da qui la necessità di modificare il nostro modo di pensare per giungere a quella consapevolezza che ci dovrebbe consentire di osservarci con maggiore chiarezza.

Con la consapevolezza, in capo sanitario, possiamo riuscire a discernere il senso ed il significato profondo del disturbo, del sintomo, della malattia e non pensare ad uno scherzo malefico della sorte: nulla è a caso!

Ecco allora che ogni sintomo, TRIGGER, campanello di allarme dovrebbe essere vissuto come una richiesta d’aiuto, di contatto da parte del malato nei confronti di un esperto della salute.

Il corpo, in una lettura attenta semplicemente consapevole, ci racconta quello che esiste dentro e non riesce a manifestarsi!

La Salute è, in quest’ottica, il risultato di tante variabili spesso non note: tensioni, conflitti, comportamenti errati, paure, rabbia, disagi, incapacità di AMARE e di accettarsi e di accettare: EMOZIONI che si incarnano nel soma e nell’anima; l’uomo viene così riposizionato, nella sua finalità evolutiva, all’interno di una società attenta alle sue prioritarie esigenze e non solo al mero strumento di una tecnologia in corsa verso un profitto sempre più sfrenato.

Nella cultura Greca e Romana ci si recava, in caso di malattia, al tempio di Asclepio e Esculapio per innescare un percorso di guarigione e con il porsi in cammino si iniziava un progetto verso la guarigione. “Il viaggio della speranza” anche allora!

Un viaggio di per sé già simbolico di un desiderio, di guarigione, un viaggio irto di difficoltà da affrontare e superare con la speranza di trovare una soluzione al problema di salute insorto. Arrivati al luogo del tempio, che sorgeva sempre in una area vasta e ricca di bellezze naturali ed architettoniche, si attendevano svariati giorni prima di averne accesso durante i quali si privilegiava la purificazione con diete adeguate, digiuni e assunzioni di acqua simbolica di una catarsi emozionale profonda che privilegiava il contatto umano e la condivisione. Questo simboleggiava l’inizio di una trasformazione, una purificazione da vecchi stili di vita, modi di pensare e modi agire che avevano innescato la malattia stessa. L’accesso al tempio poi avveniva a tempo debito quindi con coscienza adeguatamente pronta alla consapevolezza di aprirsi a metodi curativi adeguati fatti di diete, alimentazione, erbe curative, pozioni naturali e trattamenti per il corpo di svariata natura. Si affrontavano conversazioni con esperti terapeuti – spesso filosofi e tutti giungevano alla scoperta del BELLO in tutte le sue accezioni.

Dunque la malattia veniva affrontata, oggi si direbbe, in maniera OLISTICA e GLOBALE portando l’uomo-natura-cosmo a divenire un tutt’uno con un’attenzione particolare al nutrimento dell’anima, in tutte le sue varie e multiformi modalità.

Il corpo, con le sue spie rosse accese, costringe e piega l’uomo alla necessità di trovare una soluzione, un nuovo e più profondo senso della vita che non sia solo lo spegnere un segnale di allarme improvviso ma divenga un percorso di consapevolezza affiancato ad un bisogno profondo di umiltà.  La soppressione di un sintomo può al contrario far sì che la malattia si riproponga con maggiore gravità.

La guarigione non viene quindi mai più vista e vissuta come qualcosa che ci giunge da fuori, dall’esterno con il paziente meramente relegato ad un ruolo passivo, ma diviene un tutto veramente e pienamente coinvolgente.

I successi della medicina sono indiscutibili in tutti i campi dall’approccio diagnostico a quello terapeutico ma la terapia dell’ANTI è di riconosciuto valore solo se ad essa affianchiamo una visione in cui l’uomo si ripone al centro del suo mondo e del suo ambiente in un’ottica di comprensione, considerando che se sorge una malattia evidentemente c’è qualcosa che va analizzato e trasformato.

Salute, dunque, conquistata non più in maniera meccanica ed esteriore ma inserita in un percorso di vita attivo con costante visione chiara e scevra da ogni pregiudizio nei confronti delle proprie scelte di ogni giorno, dalle piccole alle grandi, con una riconquistata gioiosità e stupore dinanzi alla sacralità della vita e della centralità dell’uomo.

Nella nostra era si sta realizzando una transizione verso un nuovo modello scientifico che influenzerà inevitabilmente anche il mondo della medicina: il passaggio da un modello meccanicistico newtoniano ad un modello energetico einsteiniano- reikiano.

  Nella nostra contemporaneità è insediato inevitabilmente un modello comportamentale tale per cui, andando sempre di corsa, è inevitabile prendere una scorciatoia per la propria guarigione ed è per questo che, già dinanzi ad un semplice sintomo, si assiste molto spesso ad un’assunzione indiscriminata di farmaci sempre più rivolti all’esclusione e all’oscuramento del sintomo e non della causa.

Il benessere non si conquista all’improvviso delegando all’esterno, bensì costruendo giorno per giorno con piccoli passi una maggiore consapevolezza e libertà di scelta.

Di fronte ad ogni realtà in cui ci viene proposto: ”fai come me!” dovremmo avere la forza di rispondere ”NO io sono un’altra persona” con una salute personale in equilibrio dinamico ed in  costante evoluzione.

Oggi possiamo individuare a fianco alla medicina convenzionale un fluire di trattamenti complementari, dall’agopuntura, alla fitoterapia, all’omeopatia, con supporti di svariate ed avanzate tecniche; tutte queste pratiche sono benefiche ed utili ma non dobbiamo cadere nell’errore di affidarci ad una sola di esse attribuendole un ruolo fideistico e salvifico; tutti i percorsi possono essere utili e benefici se volti al raggiungimento di una consapevole coscienza spirituale affiancata all’alimentazione consapevole, stile di vita, movimento equilibrato, armonia in noi stessi inseriti nel contesto naturale, familiare e sociale.

Il fine di questo percorso terapeutico è la conquista della consapevolezza che la propria salute si costruisce giorno per giorno, rispettando i nostri ritmi collegati agli elementi e ai movimenti della Natura che ha posto al centro del cosmo l’Homo sapiens con le sue infinite capacità evolutive.

Nota:

1: il medico Costantine Hering nacque in Sassonia il 1° gennaio 1800, è considerato uno dei padri dell’omeopatia; formulò, nel 18865 la “legge di guarigione universale della natura” nota anche come: Legge di guarigione di Hering.

Le fondamenta di tale legge sono le seguenti:

1) ogni guarigione procede dall’interno verso l’esterno

2) ogni guarigione procede dall’alto verso il basso

3) ogni guarigione procede in ordine inverso, in ordine contrario a come sono apparsi i sintomi della malattia

4) la guarigione dovrà iniziare dagli organi più importanti e proseguire in quelli meno;


Rosella Pierdomenico è un medico olistico, pediatra ed allergologo, socia AsSIS. Ha svolto attività di docenza presso la Scuola Infermieri Professionali della ASUR di Ascoli Piceno; è Membro dell’Accademia Europea di Immunologia e Allergologia Clinica, Collaboratrice con Università Italiane e straniere per progetti di ricerca pubblicati su numerose riviste scientifiche. Ha partecipato allo Studio sulla celiachia con l’Università di Ancona; studio sul diabete e atopia con l’Università di Parma; progetto ISAAC con il CNR di Roma e con il centro epidemiologico di Saint Thomas di Londra e con l’Università di Aukland della Nuova Zelanda; allo studio Tosca sulle incidenze delle allergie con il CNR di Roma. Ha partecipato a numerosi convegni e seminari nazionali e internazionali sia come discente sia come docente nell’ambito anche della medicina olistica

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