Sono iniziate a Madrid lunedì 2 dicembre le negoziazioni della venticinquesima Conferenza Mondiale sul Clima delle Nazioni Unite, che si concluderanno venerdì 13.

Il luogo non è quello inizialmente previsto: avrebbe infatti dovuto tenersi a Santiago del Cile, ma a causa delle proteste civili che stanno attraversando il paese, si è deciso di cambiare località a poche settimane dall’inizio. Oltre 20mila le persone partecipanti che sono attese.

La prima settimana che si è conclusa è stata dedicata ai tecnici portavoce delle singole nazioni.

Il Summit climatico ospiterà, però, anche iniziative aperte a partecipanti non membri della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di aumentare le azioni messe in atto da regioni, città, multinazionali, investitori, banche, ong e società civile.

Gli obiettivi

L’obiettivo posto è definire quali saranno i prossimi passi da fare per applicare l’Accordo di Parigi del 2015 e rivedere gli impegni presi dai diversi Paesi.

Le Nazioni Unite hanno chiesto agli esecutivi di rivedere quelli che rappresentano uno dei nodi principali dei summit: ovvero gli NDC, sigla con la quale si indicano i Nationally Determined Contributions.

Parliamo infatti delle promesse di riduzione di emissioni di gas ad effetto serra concordate dai diversi governi, facenti parte della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Ed è proprio per dare attuazione a tale trattato che ogni anno si svolge la Conferenza sul clima, organo di governo della Conferenza della Parti.

I calcoli effettuati nel corso del tempo hanno mostrato che tali impegni, pur se rispettati, non basteranno: la temperatura è destinata infatti ad aumentare oltre la soglia dei 2 gradi.

Altro punto cruciale è quello legato all’applicazione della parte dell’Accordo di Parigi, che prevede l’uso dei mercati per lo scambio di quote di emissioni di CO2, come strumento per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, rendendole onerose per chi le immetterà.

Storia delle COP in sintesi

-Nel ‘95 fu organizzata la prima Conferenza delle parti della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, conosciuta anche come Accordo di Rio, in quanto deve la sua nascita al Summit per la Terra tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992.

-Nel ‘97 vi fu il primo tentativo di regolamentare le emissioni serra attraverso il Protocollo di Kyoto, durante la Cop3. Tale accordo prevedeva impegni di riduzione del 6% a carico di quelli che allora erano i Paesi ritenuti più industrializzati e che, dunque, avevano la fetta maggiore di responsabilità sui cambiamenti climatici. Gli Stati Uniti sottoscrissero l’accordo, ma ne uscirono poco dopo. Paesi come Cina ed India, invece, pur avendolo sottoscritto, erano considerati Paesi in via di sviluppo, quindi sollevati da obblighi di riduzione dei gas serra.

-Nel 2009, durante la Cop15 di Copenhagen, venne introdotta per la prima volta in maniera ufficiale la necessità di evitare il superamento della soglia dei 2 °C nell’aumento delle temperature del pianeta. Il testo finale dell’accordo fu messo a punto da USA e Cina, con il contributo di Brasile, India e Sud Africa. Altra azione da sottolineare di tale accordo fu la decisione di creare il Fondo Verde per il clima, ovvero un impegno finanziario nei confronti delle nazioni più povere, da parte dei Paesi più industrializzati.

-Nel 2015 si arriva finalmente a un documento più concreto, attraverso l’Accordo di Parigi, in cui si creano le condizioni per attuare un meccanismo di revisione degli impegni presi dai vari Stati con cadenza quinquennale, mantenendo saldo l’obiettivo di tenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 °C.

Situazione attuale

Nel 2018 si è raggiunta la massima concentrazione di CO2 nella nostra atmosfera e le previsioni fatte dagli scienziati prevedono che se si continuasse così la temperatura potrebbe salire fino a 7 gradi centigradi: in questa ipotesi ci troveremmo davanti ad un mondo totalmente differente da quello che conosciamo oggi, dove ben poche delle forme di vita attuali potrebbero continuare a vivere.

A ognuno la propria fetta di responsabilità

A Madrid, tra le altre cose, si terrà anche la verifica e la revisione delle promesse fatte nell’accordo di Parigi dai vari membri.

Presidenti come Trump, Bolsonaro e Putin non stanno aiutando o facilitando la situazione però: il presidente americano di recente ha infatti confermato la sua volontà di uscire dall’Accordo di Parigi, definendolo “ingiusto per l’economia statunitense”.

L’emergenza climatica

Nuove ricerche dimostrano che abbiamo atteso troppo: anche se si riuscissero a raggiungere gli obiettivi posti, la situazione sarebbe comunque compromessa e le conseguenze allarmanti. Secondo i nuovi scenari analizzati bisognerebbe riuscire a ridurre ogni anno le emissioni di 0,7 gradi per riuscire a mantenere un mondo simile a quello che conosciamo.

Nuovi segnali di assunzione di consapevolezza della situazione di pericolosità in cui il pianeta si trova, e noi di conseguenza, stanno iniziando però ad arrivare: ad esempio il Parlamento Europeo ha dichiarato lo scorso mese l’emergenza climatica, chiedendo alla Commissione di vigilare affinché tutte le proposte legislative e di bilancio approvate d’ora in avanti siano in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C.

Ursula von der Leyen, la nuova Presidente della Commissione Europea, ha dichiarato che i cambiamenti climatici e l’ambiente saranno i focus principali del suo mandato, ponendo come obiettivo da raggiungere entro il 2050 per l’Europa le emissioni 0.

L’obiettivo è molto alto ma raggiungibile: in diversi Paesi infatti le emissioni di CO2 sono già in calo da tempo. In Italia ad esempio, dopo aver toccato il loro picco massimo nel 2004, hanno iniziato a calare. Solo nel 2018 si sono ridotte del 3,5% rispetto al 2017. Tendenze molto simili alla nostra si stanno verificando anche in altri Stati europei, come Francia e Germania, e non solo.

La Banca Europea per gli investimenti ha deciso da poco di interrompere entro la fine del 2021 i finanziamenti per progetti legati a combustibili fossili.

L’appello mondiale dei genitori

222 gruppi di genitori di 27 paesi hanno inoltre lanciato da poco una dichiarazione di appello (tradotta finora in 20 lingue) alla Conferenza mondiale sul clima per spingere i negoziatori riuniti a Madrid ad un’azione ambiziosa sul clima.

“Prima di prendere una decisione al Summit, fermatevi qualche minuto, chiudete gli occhi e visualizzate il volto dei vostri bambini. Immaginate il futuro che desiderate per i vostri figli, i vostri nipoti e i vostri pronipoti. Farete ciò che serve per rendere questo futuro una realtà? Per i nostri figli che erediteranno la Terra. Sappiamo che potete farlo, e confidiamo che lo farete”. A fine Summit sapremo se sarà ascoltata questa voce corale che sta richiamando al futuro dei propri figli da diverse parti del mondo.

 

Insomma, tanti sono i segnali che arrivano da diversi fronti: politica, finanza, attivismo. Ci troviamo però in un punto cruciale per il nostro destino e i cinque anni che la comunità internazionale si era posta per passare all’azione dall’Accordo di Parigi sono giunti quasi al termine. L’anno che si presta a iniziare segnerà dunque un momento cruciale: quanto verrà stabilito a Madrid in questi giorni determinerà se il cammino del nostro futuro sarà solo in pendenza o prossimo al vuoto.

 

Fonti:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/cop-sui-cambiamenti-climatici-la-storia-666/

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2019/12/02/clima-onu-la-scelta-e-tra-speranza-e-capitolazione_f434b49c-0754-43d8-91d8-e3082ad09c02.html

https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/cop-25-madrid-cosa-servono-vertici-onu-sul-clima.html

http://www.greenreport.it/news/clima/clima-al-via-la-cop25-unfccc-di-madrid-un-mondo-a-due-velocita-diviso-tra-nazioni-virtuose-e-in-ritardo/

https://www.italiachecambia.org/2019/12/cop25-genitori-lanciano-appello-urgente/

https://it.euronews.com/2019/11/14/la-banca-europea-per-gli-investimenti-verso-lo-stop-ai-fondi-alle-fonti-possibili