Approfondimenti,Rubriche

UNA DIETA FISIOLOGICA DAL PRECONCEPIMENTO

6 Dic , 2017  

Luciano Proietti e Sabina Bietolini  sono Autori del Libro I Primi 1000 Giorni  Manuale di alimentazione naturale fisiologica dal concepimento ai 2 anni – Come formare e crescere i figli in salute con il cibo.

Il libro, che vede anche il contributo del dottor Maurizio Conte, è uno strumento indispensabile per formare e crescere i nostri figli in salute grazie al cibo fornendo le risposte alle domande più comuni che i genitori si pongono riguardo alla dieta in gravidanza, lo svezzamento, le scelte alimentari del bambino, il rapporto tra cibo e alcune patologie.

 

Da alcuni anni si è compreso, sulla base di studi epidemiologici e clinici, che non basta mangiare per stare bene e che il cibo è uno dei fattori più importanti nel determinare il nostro stato di salute o malattia e, nell’età evolutiva, per crescere in modo fisiologico, ovvero né poco, né troppo.

Il termine “fisiologico” significa “che permette ai sistemi viventi (cellule, organi, apparati) di funzionare in modo corretto secondo le necessità biologiche, senza produrre scompensi o alterazioni al sistema”. È un aggettivo derivato dalla fisiologia, disciplina che studia le funzioni vitali degli organismi viventi.

Nella società occidentale moderna, il cibo ha assunto una dimensione principalmente economica, sociale, mediatica, perdendo il suo reale significato, cioè nutrire il corpo, divenendo sinonimo di gusto, piacere, gratificazione, con l’obiettivo di soddisfare più la psiche che il corpo.

Questa modalità di considerare il cibo viene trasferita anche ai bambini sin dai primi anni di vita, quando sono ancora biologicamente lattanti, ovvero adatti a ricevere il latte della propria madre, che ha composizione, caratteristiche e proprietà nutrizionali ed extranutrizionali che non si trovano in nessun altro alimento esistente in natura.

Il latte materno è una secrezione delle ghiandole mammarie caratteristica dei mammiferi, gruppo di animali a cui anche l’Uomo appartiene. Tale alimento è comparso e si è caratterizzato nella sua composizione nel corso dell’evoluzione, per svolgere alcune funzioni fondamentali, in primis la sopravvivenza del neonato, nonché la sua crescita staturo-ponderale, il suo sviluppo neuro-psichico, la maturazione dei suoi organi ed apparati, la sua capacità di difesa immunitaria, secondo ritmi e modalità specifiche, dettate dalle leggi dell’evoluzione.

Secondo la pediatria funzionale (www.sipef.it), modificare il cibo che la natura ha previsto per la crescita e lo sviluppo del lattante, modifica anche gli effetti che questo produce nel suo organismo in relazione a crescita, sviluppo, difese immunitarie e, quindi, salute.

Quando nasce un bambino, la sua mamma produce biologicamente latte, da considerarsi a tutti gli effetti l’unico cibo fisiologico per il suo cucciolo, a differenza del latte prodotto da una mucca, capra, asina che è un latte adatto ai rispettivi cuccioli (i quali vengono allontanati dalla mamma per consentire lo sfruttamento di tale latte per uso umano, anziché per la loro crescita), la cui composizione e funzione sono completamente differenti da quelli del latte prodotto dalla donna. In altre parole, ogni mammifero produce un latte specie-specifico per il proprio cucciolo.

L’introduzione di latte vaccino, e successivamente di latte “artificiale”, ha comportato una serie di effetti sulla crescita e sulla salute dell’essere umano: accrescimento eccessivo, non fisiologico, con conseguente indebolimento dei cicli neuro-endocrino-immunologici e quindi comparsa, o aumento, di malattie assenti, o rare, in precedenza, nell’infanzia, quali obesità, diabete, pubertà precoce, allergie, dermatite atopica, oltre a diverse problematiche respiratorie recidivanti ed asma, problematiche infiammatorie intestinali, gastriti e malattia da reflusso gastro-esofageo, insieme ad un possibile malassorbimento intestinale. Non ultimo, l’elevato contenuto di caseina nel latte vaccino (circa 80% contro il 20% del latte umano) può concorrere allo sviluppo di disturbi del comportamento, anche dello spettro autistico.

In sostanza, il cibo non fisiologico può alterare i meccanismi biochimici e le funzioni biologiche provocando scompensi e quindi contribuire all’instaurarsi di malfunzionamenti del nostro corpo a cui può seguire la malattia.

Per sapere quale sia il nutrimento fisiologico, biologico, o per usare un termine molto di moda, “naturale”, occorre valutare alcune variabili biologiche, osservandone le modifiche in senso positivo (salute) e in senso negativo (malattia) col variare degli alimenti assunti dal bambino.

Alcune delle variabili che si osservano in pediatria funzionale sono: fisiologia evolutiva, fisica e psichica; composizione del latte materno; ritmo neuro-ormonale del sistema orto e para-simpatico; equilibrio acido-base; ritmo metabolico circadiano anabolico-catabolico; microbiota intestinale.

Quale dieta scegliere affinché sia rispettata la fisiologia del lattante?

Le indicazioni nutrizionali proposte da gruppi, associazioni, società che fanno capo a filosofie (igienista, vegetariana, vegana, steineriana, ecc.) sono sostenute spesso più da fattori ideologici, etici, ecologici, animalisti che funzionali alla biologia del lattante.

È pienamente condivisibile il fatto che qualsiasi scelta di vita non possa prescindere dall’etica e dal rispetto dell’ambiente in cui viviamo e dei suoi inquilini, umani e non umani, ma è auspicabile che la proposta nutrizionale sia fisiologicamente contestualizzata, seppur in una visione biologica ed evolutiva globale, quindi non settaria, per evitare di incorrere in errori di valutazione con conseguenti danni alla salute, a volte molto gravi, in un bimbo in crescita.

Occorre peraltro sapere che, in tema di nutrizione, non è possibile applicare i principi della Evidence Based Medicine (Medicina Basata sulle prove) come qualcuno vorrebbe: le variabili in gioco sono troppe.

L’unica possibilità che abbiamo per capire quale sia il cibo “giusto” per la salute di uno specifico bambino è quella di valutarne gli effetti sulle funzioni dell’organismo attraverso i parametri succitati.

La consapevolezza dell’influenza del cibo e dell’ambiente nei primi 1000 giorni, insieme a strategie di intervento appropriate, possono avere un profondo impatto sulla crescita e lo sviluppo del bambino, con conseguenze a lungo termine sulla salute futura delle popolazioni in età adulta e di conseguenza sulle condizioni socio-economiche delle nazioni.

Pertanto, più che la componente genetica, è il comportamento nutrizionale, ma anche psichico, emotivo, fisico, culturale, di entrambi i genitori, dal pre-concepimento ai primi due/tre anni di vita del bambino/a, a determinarne il suo stato di salute e benessere psico-fisico e i suoi rischi di malattia, secondo i principi dell’epigenetica. Ovvero, accanto alla genetica familiare, un ruolo determinante è svolto dai fattori ambientali (aria, cibo, attività fisica, psiche, clima, latitudine, altitudine, ecc.) che condizionano la manifestazione delle nostre predisposizioni genetiche.

L’attuale società, forse ancora pervasa dalle sofferenze belliche e dalla penuria di cibo, è ancora generalmente concentrata su un concetto alimentare molto pericoloso: meglio il troppo che il poco.

Ma oltre un secolo di ricerche e studi sul rapporto cibo e salute ci hanno insegnato che salute e longevità sono collegate più al poco che al troppo, ed anche al qualitativamente buono.

Il tipo di nutrimento che viene fornito ai bambini a partire dalla gravidanza può modificare in modo rilevante il loro accrescimento staturo-ponderale, lo stato di salute e conseguentemente l’incidenza del rischio di patologie dell’età adulta e infine longevità ed invecchiamento in salute. Infatti i processi di accrescimento, di raggiungimento dell’età adulta e della durata della vita sono strettamente collegati.

Seppure dall’anatomia e dalla fisiologia comparata sappiamo che la velocità di crescita e l’aspettativa di vita sono geneticamente determinate, studi degli ultimi 20 anni ci svelano che possono essere epigeneticamente modificate in buona misura dallo stile di vita. E a tal proposito, la dieta è il nostro “asso nella manica”: assumere cibo più volte al giorno, scegliendone quantità e qualità, ci offre l’opportunità di intervenire costantemente e ripetutamente sulle nostre predisposizioni, favorendo l’instaurarsi di condizioni patologiche oppure preservando un equilibrio fisiologico.

L’alimentazione che si fornisce ad un essere umano, sin dal concepimento, sarà in grado, giorno per giorno, di influenzare il progetto Uomo, ovvero di sostenere la cosiddetta programmazione fetale oppure di costringere il programma a deviazioni dalla norma, con conseguenze diverse a seconda dell’ingerenza di tali perturbazioni.

Ricordare la nostra natura, rispettarla, ritrovare cibi e stile di vita consoni all’Homo sapiens sapiens, sono le strategie attraverso le quali possiamo esprimere l’amore verso i nostri cuccioli ancor prima di poterli abbracciare dopo il parto.


AAP, 2012. Breastfeeding and the use of human milk. Pediatrics.

Barker, 2004. The developmental origins of adult disease. J Am Coll Nutr.

Bellingham et al, 2013. Exposure to chemical cocktails before or after conception – the effect of timing on ovarian development. Mol Cell Endocrinol.

Calder, 2006. Early nutrition and immunity – progress and perspective. Br J Nutr.

Fernandez-Capetillo, 2010. Intrauterine programming of ageing. EMBO Rep.

Godfrey & Barker, 2001. Fetal programming and adult health. Public Health Nutr.

Knip et al, 2010. Infant feeding and risk of type 1 diabetes. Am J Clin Nutr.

Mathers & McKay, 2009. Epigenetics – Potential Contribution to Fetal Programming. Adv Exp Med Biol.

Robinson & Fall, 2012. Infant nutrition and later health: a review of current evidence. Nutrients.

Sandman et al, 2012. Exposure to prenatal psychobiological stress exerts programming influences on the mother and her fetus. Neuroendocrinology.

Symonds et al. 2009. Nutritional programming of the metabolic syndrome. Nat Rev Endocrinol.

Vanhees et al, 2013. You are what you eat, and so are your children: the impact of micronutrients on the epigenetic programming of offspring. Cell Mol Life Sci.

Virtanen, 2000. Cow’s milk consumption, HLA-DQB1 genotype, and type 1 diabetes: a nested case-control study of siblings of children with diabetes. Childhood diabetes in Finland study group. Diabetes.

, , , ,


Torna su