a cura della Dottoressa  Daniela Troiani

dieta-mediterranea-olio-basilico-pomodori300Uno studio condotto dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e dall’Università degli Studi di Teramo, in collaborazione con l’Università degli Studi di Camerino e con il Karolinska Institute di Stoccolma,  pubblicato su Journal of Nutritional Biochemistry (Extravirgin olive oil up-regulates CB1 tumor suppressor gene in human colon cancer cells and in rat colon via epigenetic mechanisms), rende noti  i meccanismi genetici mediante i quali l’olio extravergine d’oliva previene il cancro al colon. I ricercatori hanno dimostrato come l’olio extravergine di oliva sia in grado di aumentare l’espressione del gene oncosoppressore CNR1. Quest’ultimo, a sua volta, esprime un recettore molto importante per la salute dell’organismo, perché è in grado di regolare i meccanismi all’origine delle alterazioni dei geni sensibili all’azione di fattori ambientali come la dieta. I risultati dimostrano che i cambiamenti epigenetici, ovvero quelli derivanti da fattori ambientali e, dunque, dall’alimentazione, sono potenzialmente reversibili.
Il cancro al colon-retto è secondo posto dopo quello alla mammella, nella donna, e al terzo dopo quello di polmone e prostata, nell’uomo. Una neoplasia che in Italia, secondo le stime, colpisce circa 40mila donne e 70mila uomini ogni anno.
Ormai sono molti i lavori scientifici che mettono in relazione dieta e formazione di neoplasie. Secondo i dati pubblicati, la Dieta Mediterranea (che nel 2010 è stata inserita tra i Patrimoni mondiali dell’Unesco) , oltre a ridurre l’incidenza di patologie croniche e neurodegenerative, riduce anche quella del cancro al colon, alla mammella, alla prostata, al pancreas e all’endometrio.
Uno studio recentemente pubblicato sul British Medical Journal, condotto negli Stati Uniti su 4.676 donne presso l’ospedale Brigham and Women  di Boston, collega la lunghezza dei telomeri alla dieta mediterranea (Mediterranean diet and telomere length in Nurses’ Health Study: population based cohort study).
I telomeri sono  sequenze di DNA non codificante, cioè che non contengono geni da tradurre in proteine, che si trovano alle estremità  dei cromosomi e impediscono loro di usurarsi e ‘rimescolare’ i codici genetici che contengono; ad ogni divisione cellulare si accorciano fino ad arrivare a una soglia critica oltre la quale non possono più diminuire: è a questo punto che parte il processo di invecchiamento cellulare. Telomeri più corti sono quindi associati a una aspettativa di vita inferiore e al maggiore rischio di sviluppare  malattie legate all’età. Lo studio ha analizzato stile di vita e dieta delle partecipanti, ed è emerso che le donne che basano la loro alimentazione sulla dieta mediterranea hanno telomeri più lunghi.
Già un precedente studio italiano, pubblicato nel 2013 sulla rivista  Plos one (Mediterranean Diet, Telomere Maintenance and Health Status among Elderly), condotto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina Interna e Geriatria della Seconda Università di Napoli su 217 anziani, aveva valutato i telomeri dei globuli bianchi dei soggetti per capire se e come l’alimentazione incida sulla loro lunghezza. I risultati  hanno mostrato chiaramente che una dieta equilibrata influenza l’attività della telomerasi, l’enzima che permette di “costruire” i telomeri impedendone l’accorciamento. In questo studio sono stati valutati i telomeri dei globuli bianchi per capire come l’alimentazione incida sulla loro lunghezza. Tanto più i soggetti seguivano una dieta mediterranea tanto più risultava attivo l’enzima.
Fattori  di rischio collegati a telomeri più corti sono obesità, fumo di sigaretta,  consumo di bevande zuccherate, stress ossidativo e infiammazione. La dieta mediterranea è ricca di frutta, verdura e alimenti, come l’olio di oliva, che hanno spiccate attività antiossidanti e antinfiammatorie.
Lo studio italiano conferma l’indicazione emersa da uno studio pilota pubblicato su Lancet Oncology nel 2013  (Effect of comprehensive lifestyle changes on telomerase activity and telomere length in men with biopsy-proven low-risk prostate cancer: 5-year follow-up of a descriptive pilot study.) cioè che dieta corretta, esercizio fisico moderato e pratiche di gestione dello stress possono influire positivamente sul processo d’invecchiamento cellulare, dato che sarebbero in grado di provocare  un consistente allungamento dei telomeri. I ricercatori dell’Università di San Francisco  hanno seguito 35 soggetti maschi con un tumore della prostata localizzato e in una fase precoce per studiare la possibile influenza di un cambiamento degli stili di vita sull’accorciamento dei telomeri e sull’attività della telomerasi. Un primo gruppo di 10 volontari ha seguito un programma che prevedeva una dieta prevalentemente vegetariana , un esercizio fisico moderato, pratiche di riduzione dello stress e psicoterapia di supporto. I restanti 25 soggetti non erano coinvolti in cambiamenti degli stili di vita e avevano la funzione di gruppo di controllo.
Dalle analisi è risultato che nei soggetti del primo gruppo, i telomeri si sono allungati di circa il 10 per cento.
Purtroppo però, stiamo perdendo le buone abitudini…. Secondo i dati resi noti nel mese di novembre da un sondaggio condotto nell’ambito dell’iniziativa ‘Curare la salute’, realizzata con il patrocinio della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg), solo un italiano su cinque mangia la quantità di frutta e verdura raccomandata dall’Oms, mentre il 44% si limita a una o due porzioni giornaliere a fronte delle cinque consigliate, il 45% ammette di essere sedentario e il 21% è molto al di sotto o al di sopra del proprio peso forma. La maggior parte degli italiani, pur avendo una buona conoscenza delle regole della sana alimentazione, fa fatica a metterle in pratica. L’80% infatti risulta essere consapevole delle norme base per una sana alimentazione e la cura di sé, ma solo il 20% dichiara di mangiare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno. I risultati del test confermano il quadro emerso da una precedente indagine GfK Eurisko, in base alla quale solo il 15% degli italiani mangia le 5 porzioni di frutta e verdura giornaliere raccomandate.