Approfondimenti,Rubriche

Dove partorisco?

12 Dic , 2017  

a cura della Redazione AsSIS

Scegliere dove partorire è uno dei tanti interrogativi che le coppie si trovano ad affrontare quando decidono di avere un figlio. Le possibilità sono sostanzialmente quattro: si può optare per la classica sala parto, posta all’interno di una struttura ospedaliera o di ricovero, gestita dal personale medico insieme alle ostetriche; per un centro nascita alongside, situato all’interno di una struttura di ricovero, generalmente accanto alla sala parto, gestito esclusivamente da ostetriche e dove, in caso di complicanze che richiedono intervento medico la donna viene trasferita nella sala parto adiacente; per un centro nascita freestanding, situato all’esterno di una struttura di ricovero, gestito esclusivamente da ostetriche e che dispone di ambulanza per un’eventuale trasferimento in ospedale in caso di complicanze che richiedono intervento medico; e infine a domicilio.

Il rapporto “Certificato di assistenza al parto (Cedap). Analisi dell’evento nascita – anno 2014”  riporta alcuni dati sul luogo e le modalità del parto scelti dalle coppie che decidono di mettere alla luce un figlio in Italia:

  • l’88,8% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici o equiparati e l’11,2% nelle case di cura private (accreditate o non accreditate)
  • il 62,5% dei parti è avvenuto in strutture dove vengono assistiti almeno 1000 parti annui e il 7,5% in strutture che assistono meno di 500 parti annui
  • nel 35% dei parti è stato eseguito il taglio cesareo con ampia variabilità tra Regioni (60,5% in Campania e 21,7% in Toscana) e tra punti nascita pubblici (32,6%), privati accreditati (53,6%) e privati puri (81,9%)
  • la proporzione di donne che hanno partorito spontaneamente dopo TC è pari al 12,7% a livello nazionale con un range compreso tra il 4,1% in Sicilia e il 41,6% nella Provincia Autonoma di Bolzano.

Alcuni dati sui bambini:

  • l’1,1% dei nati ha un peso inferiore a 1500 grammi e il 6,3% tra 1500 e 2500 grammi senza modificazioni rispetto al 2013
  • sono stati registrati 1377 nati morti (corrispondenti a un tasso di natimortalità di 2,74 nati morti ogni 1000 nati), tuttavia l’informazione sulla causa di natimortalità rimane insoddisfacente perché il Cedap viene compilato prima di disporre del referto dell’esame autoptico.

Opinione diffusa è che il parto a domicilio sia più pericoloso perché correlato a un aumento del rischio di mortalità per il neonato. La scelta del parto a domicilio è ritenuta da molti come frutto di un comportamento sciocco, futile e antiscientifico e per tale motivo da biasimare e che dovrebbe essere vietata al padre e alla madre, in nome della difesa della vita del bambino. Peccato che le evidenze scientifiche non siano così solide nell’indicare un maggior rischio di mortalità neonatale per il parto a domicilio. Il National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE) ha aggiornato nel 2017 le linee guida del 2014 Intrapartum care for healthy women and babies che prendono in considerazione le raccomandazioni sul luogo del parto per le donne con basso rischio di complicanze.  Nella traduzione pubblicata su Evidence, possiamo leggere, tra l’altro, che è importante:

Spiegare a pluripare e nullipare con gravidanza a basso rischio che il parto è generalmente molto sicuro per la madre e il nascituro.

Spiegare a pluripare e nullipare che sono libere di scegliere qualunque setting per partorire e supportarle nella loro scelta.

Spiegare alle pluripare con gravidanza a basso rischio che partorire a casa o in un centro nascita freestanding o alongside è fortemente raccomandato perché la percentuale di interventi ostetrico-ginecologici è più bassa e gli esiti neonatali sono sovrapponibili a quelli della sala parto.

Spiegare alle nullipare a basso rischio che partorire in un centro nascita è fortemente raccomandato, perché la percentuale di interventi ostetrico-ginecologici è più bassa e gli esiti neonatali sono sovrapponibili a quelli della sala parto. Tuttavia, se scelgono di partorire al proprio domicilio c’è un rischio leggermente aumentato di eventi avversi neonatali.

Inoltre, Il Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe garantire a tutte le donne la disponibilità, nell’area di domicilio o nelle immediate vicinanze, di tutti i setting del parto per scegliere dove partorire e, quando si discute la scelta del setting del parto con la donna, non bisognerebbe influenzarla con le proprie opinioni o pregiudizi. I decisori e i professionisti sanitari dovrebbero garantire in tutti i setting il rispetto per la donna come individuo che sta per sperimentare un’esperienza di vita rilevante e intensa dal punto di vista emotivo. La donna dovrebbe avere il controllo, essere ascoltata e assistita con empatia e firmare un apposito consenso informato. I professionisti sanitari esperti dovrebbero dimostrare, con parole e azioni, di sapere adeguatamente relazionarsi con le donne e con chi le accompagna e parlare della nascita e delle scelte da fare durante il parto, e tutto ciò tenendo sempre presente la particolare condizione psicologica, spesso negata, sminuita o addirittura derisa, in cui si trova la donna che si appresta a far nascere suo figlio.

Infine, per le pluripare a basso rischio si afferma: “Non ci sono differenze negli esiti per il neonato associati al contesto in cui il parto è programmato.”

Non c’è quindi alcuna evidenza scientifica che partorire in casa per le donne con basso rischio di complicanze sia più pericoloso che partorire in ospedale; è invece molto evidente come l’approccio paternalistico e autoritario in medicina sia sempre più diffuso e che i tentativi di limitare la libertà di scelta non riguardino soltanto le vaccinazioni. Peccato che sia chiaro a pochi.

Fonti: http://www.epicentro.iss.it/temi/materno/cedap2014.asp

https://ilragionevoledubbio.wordpress.com/

http://www.evidence.it/articolodettaglio/209/it/464/linee-guida-per-lassistenza-a-partorienti-sane-e-neonati-e-pe/articolo

, , , ,


Torna su