Negli USA è in vigore dal 1°agosto 2013 il Sunshine Act (Physician Payments Sunshine Act), una legge emanata il 23 marzo 2010 all’interno di un pacchetto di norme sulla protezione dei pazienti e l’accesso alle cure. Il Sunshine Act non ha lo scopo di limitare i regali e i finanziamenti ai medici e alle istituzioni sanitarie, ma di renderli trasparenti. Ogni transazione finanziaria, in denaro o in natura che superi i 10$, tra un medico o gruppo di medici e uno o più produttori di farmaci o altri prodotti sanitari deve essere notificata e inserita in uno speciale registro pubblico che dal 1° settembre 2014 è accessibile a chiunque voglia consultarlo. Il registro conterrà informazioni anche sulle proprietà e sugli investimenti di ogni singolo medico e dei suoi familiari più stretti.

La legge è stata elaborata dopo che un gruppo di giornalisti aveva rivelato che nel biennio 2009/10 l’industria farmaceutica aveva elargito a oltre 18.000 medici somme per un totale di circa 320 milioni di dollari, con versamenti intorno ai 250.000 dollari ai 10 medici che guidavano la graduatoria.

Molti medici pensano che le attuali relazioni con le industrie siano innocenti, ma è dimostrato che anche piccoli doni possono sottilmente influenzare le scelte prescrittive: il semplice fatto di rendere tutte le transazioni finanziarie trasparenti renderà i medici maggiormente coscienti dei rischi e li aiuterà a prendere decisioni più sagge.

In attesa di provvedimenti analoghi europei, lo psichiatra scozzese Peter Gordon racconta sul BMJ (2018;360:k1380) la sua campagna a favore dell’obbligo di dichiarazione dei pagamenti da parte dell’industria. Pubblichiamo la selezione di alcune frasi operata da Adriano Cattaneo e pubblicata sulla newsletter 58 dell’Associazione Nograziepagoio.

La gente ride di me quando mi sente fare appello per un Sunshine Act scozzese; pensano che io desideri più giornate di sole. Ma si tratta solo di chiedere trasparenza e rendicontazione. Vorrei che fosse obbligatorio per medici, professori e ricercatori dichiarare i propri conflitti d’interesse finanziari in un unico registro pubblico. Al posto degli attuali registri volontari delle ditte, inefficienti, incompleti e difficilmente consultabili. Solamente iniziando dalla trasparenza potremo ridurre l’influenza dell’industria sulla nostra attività e raggiungere il nostro comune obiettivo: una vita migliore per tutti.