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ECOLOGIA DELLA VITA, ECOLOGIA DELLA NASCITA

16 Mar , 2018  

a cura dell Dr.ssa Verena Schmid, Ostetrica 


Recenti ricerche  forniscono convincenti prove che la salute di cui godiamo durante tutta la nostra vita è determinata in buona parte dalle condizioni del  nostro sviluppo in utero. Il modo in cui siamo entrati nella vita rappresenta il fattore principale di come la viviamo.

Ognuno di noi, non solo le donne gravide ha una responsabilità verso le generazioni non ancora nate, il cui nome non sappiamo e i cui visi non abbiamo visto per assicurare che le loro vite siano il più possibile sane e gratificanti.
Nathanielsz

 

Imparare la vita

Impariamo la vita nascendo. L’imprinting della nascita non riguarda solo la nostra salute futura, ma la nostra vita relazionale e sociale, il nostro atteggiamento di base verso la vita; orienta la nostra aggressività, la nostra fiducia, le nostre paure, il nostro orientamento verso il mondo, ci dice che cos’è, com’è il mondo.

Il mondo cambia se nasciamo da un parto naturale, da un taglio cesareo, da un parto operativo, in un ospedale, in un campo, nel mare o in una vasca da bagno.

Cambia se siamo accolti o non accolti.

Cambia se siamo allattati al seno o con il biberon, cambia se possiamo prendere il primo colostro o se prendiamo la glucosata.

Cambia se possiamo seguire i nostri ritmi o se ci vengono imposti.

Cambia se veniamo consolati o lasciati soli.

Cambia in tutti gli aspetti, anche nella salute primale.

Un elemento principale che apprendiamo nascendo è il ritmo. Il nostro corpo funziona in modo ritmico, la nostra vita si svolge in modo ritmico e ciclico. I ritmi della nascita sono le matrici di base dei ritmi della vita. Periodicamente riviviamo l’imprinting della nascita, nella sessualità, durante l’adolescenza, nel nostro diventare genitori, nelle separazioni e nei distacchi, nelle unioni e nelle simbiosi, in tutte le fasi di cambiamento importanti.

 

Imparare i ritmi

La definizione ecologica della salute è essenzialmente: movimento, reattività, ritmo alternante tra due polarità. Non è né il benessere, né il malessere a costituire la salute o la malattia, ma è l’alternanza ritmica fra stati di armonia e di crisi, la capacità reattiva ad esse, a costituire la vita, la vitalità, la salute. Il dialogo, la comunicazione, la relazione ne determinano la qualità. La nascita è il primo luogo di apprendimento di tali cicli. Il bambino li apprende nel suo divenire e li ripeterà, arricchendoli di nuove variabili, crescendo.

La gravidanza, il parto, l’esogestazione sono eventi ritmici, con un movimento individuale, ma regolato dai tempi biologici e dagli eventi relazionali

La matrice di base del ritmo è l’oscillazione tra espansione e contrazione, con una leggera prevalenza dell’espansione sulla contrazione durante la gravidanza, il parto e l’allattamento.

Il ritmo comportamentale della donna in attesa che favorisce questo ritmo fisiologico si muove tra comportamento attivo e passivo – ricettivo, tra espressione della sua energia femminile e maschile, sempre con una prevalenza dell’energia femminile, che si farà via via più marcata nell’evolversi di gravidanza e parto.

Il ritmo emozionale è quello tra apertura interiore e autoconservazione, con una leggera prevalenza dell’apertura sull’autoconservazione che diventa totale al momento del parto.

Queste prevalenze sono necessarie alla donna per poter far crescere un bambino dentro di sé, partorirlo e allattarlo, sono necessarie al bambino per il suo divenire. Il bambino si sviluppa e cresce nello spazio dell’espansione.

Dal punto di vista della salutofisiologia sappiamo che gli eventi della riproduzione si svolgono prevalentemente a livello del cervello arcaico, cioè del sistema limbico, del talamo e ipotalamo, dell’ipofisi e sono quindi prevalentemente involontari. In queste zone si coordinano le emozioni profonde, gli istinti vitali arcaici, le memorie profonde (anche della vita prenatale e della nascita), la sessualità con le secrezioni endocrine e i neurotrasmettitori, gli informatori e comunicatori del corpo che producono le rispettive azioni fisiologiche. La nostra parte cosciente, la neocorteccia può imprimere una direzione di massima al sistema limbico: più verso la contrazione, inibendo i meccanismi fisiologici, o più verso l’espansione, favorendoli.

Il cervello arcaico, dominante l’emisfero destro del cervello, è la sorgente principale di quel linguaggio metaforico e non verbale che favorisce la comunicazione nel corpo e tra i corpi e le emozioni di madre e bambino in tutto il periodo di formazione endo- ed eso-uterina, ma anche successivamente, rappresentando quel cordone ombelicale sottile nella relazione madre-bambino che rimane per tutta la vita.

Se poi si vuole allargare ulteriormente lo sguardo sull’ecosistema umano e sull’ambiente nel quale la donna vive, possiamo osservare dense relazioni tra ambiente esterno, percezioni sensorilai e attività del cervello arcaico.

Anche i sistemi fisiologici lavorano secondo la legge della polarità in un ritmo alternante. Prendiamo ad esempio il sistema neurovegetativo con l’alternanza tra il sistema simpatico e parasimpatico, il sistema endocrino con l’alternanza ritmica di ormoni antagonisti come ad esempio adrenaline e endorfine, la respirazione con l’alternanza tra inspirazione e espirazione, l’attività cardiaca con l’alternanza tra contrazione e espansione. In sintesi si può affermare che la salute è il risultato di una buona relazione tra i vari elementi componenti l’essere umano e il suo ambiente, di una buona oscillazione tra contrazione e espansione.

La relazione è sinonimo di salute anche per il bambino, il quale apprende e si costruisce attraverso la comunicazione madre – bambino – ambiente, sia a livello fisiologico che emozionale. Ne emerge di riflesso l’importanza del fattore comunicativo e relazionale, prova ne è il fatto che un bambino che nasce e rimane senza relazioni, si ammala e nei casi gravi muore. Un adulto fuori da una rete relazionale altrettanto si ammala.

La capacità relazionale, l’ascolto di sé, il ritmo comportamentale sono risorse per la salute nel percorso maternità. L’osservazione clinica della ritmicità e dell’alternanza sia fisiologica che comportamentale ed emozionale possono diventare un criterio di valutazione importante per l’ostetrica, rispetto alla salute della donna e del bambino.

 

La salutogenesi attraverso il viaggio del bambino verso il mondo: 

 

Imparare la reattività

Fin dall’inizio della sua esistenza i concetti di ritmo e reattività fanno parte della matrice creativa dell’essere umano.

Numerosi sono i pericoli in agguato dell’embrione: appena dopo il concepimento potrebbe restare bloccato nella tuba, potrebbe venire aggredito dal sistema immunitario materno, potrebbe non trovare il giusto ordine per formarsi, potrebbe cadere nella cavità uterina senza la possibilità di trovare un approdo, potrebbe trovare un terreno non pronto, scarso nutrimento, scarso ossigeno di cui ha estremo bisogno per la sua attività cellulare intensa. Potrebbe percepire lo spavento della madre, quando scopre di essere incinta, potrebbe incontrare sensazioni ostili ecc. Ad aspettarlo nella cavità uterina vi sono i macrofagi, grosse cellule immunitarie, che possono decidere, se eliminarlo o farlo crescere. Eppure l’embrione ha notevoli competenze e risorse, un potenziale generativo incredibile ed è dotato di una volontà precisa per navigare sano e salvo in mezzo a questi pericoli e approdare nell’endometrio materno. Moltissimi meccanismi fisiologici lo sostengono nel suo viaggio verso il mondo, come la sua capacità di nutrirsi in modo autonomo, di annidarsi dentro la mucosa uterina, di usare le sue cellule multipotenti secondo i bisogni del momento, di riparare e ri-formare i tessuti lesi o incompleti, di produrre ormoni.

La madre lo può sostenere, se è a conoscenza del suo lavoro iniziale. Glielo può facilitare, rallentando i suoi ritmi e gli impegni generali del suo organismo, praticando la respirazione profonda per fornirlo di ossigeno, pensandolo e accogliendolo per facilitargli il radicamento.

 

Il ritmo e il movimento:

Fin dall’inizio del suo sviluppo l’embrione attiva dei ritmi. Dopo ogni fase di sviluppo dinamico, tridimensionale vi è una pausa, entra quindi nel ritmo attivo – passivo, lo stesso ritmo della creazione del mondo (ritmo giorno-notte, 6 giorni di attività, uno di riposo e contemplazione).

Gli organi si sviluppano con dei movimenti precisi con il ritmo di contrazione-espansione: per esempio il tubo neurale inizia con la notocorda che subisce una spinta in alto e in avanti, le creste neurali si aprono come le ali di una farfalla, per poi piegarsi in un abbraccio sul tubo neurale, chiudendolo, includendo una parte del liquido amniotico.

L’intestino nasce dall’invaginazione del sacco vitellino e da altre invaginazioni, è inizialmente chiuso e si apre nella sua evoluzione ai due poli craniale e caudale in bocca, naso, ano.

Il cuore nasce all’esterno dei fogli embrionali e l’embrione, crescendo si flette in avanti e lo avvolge, lo incorpora.

 

L’apprendimento 

Dopo 7 settimane di gravidanza si possono già osservare dei movimenti fetali attivi (maf) di rifiuto e difesa, dei maf per orientarsi, dei maf spontanei e di riflesso (su stimolo del movimento materno).

Questo ci parla per una vita psichica e sensoriale dell’embrione già reattiva. Esistono memorie di questo periodo dentro di noi. Sono oceaniche, globali, non definite. (Schindler 1983)

L’esperienza, l’apprendimento sono il presupposto dello sviluppo. Le endorfine hanno un ruolo importante nell’apprendimento e sono già presenti a sette settimane, a 12 settimane hanno raggiunto i livelli pari a quelli di una persona adulta.

Il tronco encefalico (parte del sistema limbico) che si forma molto presto possiede una placca di recettori per l’apprendimento, le emozioni, la memoria profonda.

La memoria fetale è legata alla ripetizione. Apprendere e risolvere problemi per il feto è stimolante e divertente.

La competenza sensoriale è una delle più importanti del feto. E’ attraverso i sensi che forma il suo corpo, il suo cervello e le sue esperienze. Nella vita futura i sensi rimangono lo strumento principale dell’apprendimento attraverso l’esperienza e la percezione.

A 22 settimane circa il bambino passa da uno stato totalmente introverso verso uno stato estroverso, di nuovo un movimento polare. Molti popoli festeggiano questa apertura del bambino verso il mondo con rituali specifici. Ha inizio il ritmo polare introspezione – estroversione.

Il mondo emozionale della madre con i suoi aspetti polari tra momenti sereni e momenti tesi preparano il bambino dolcemente alla polarità nella vita, la placenta filtra le tensioni e cerca di mantenere un’omeostasi a basse oscillazioni. La placenta (madre, radice) cura l’adattamento del bambino.

Nel terzo trimestre tutti i ritmi si approfondiscono. Inizia la vera preparazione alla vita extrauterina. Il bambino apprende il sonno profondo da alternare al sonno REM, apprende l’interruzione del movimento costante, a fermarsi, approfondisce le sue capacità motorie e apprende la spinta propulsiva. L’emissione degli ormoni diventa più ciclica, ma anche più polare, abbassamenti di progesterone si alternano a rialzi di ossitocina, il progesterone viene trasformato in estrogeni ecc. . Tutto il sistema fisiologico spinge il bambino nella direzione del ritmo espansione-contrazione, verso il ritmo del respiro, verso il ritmo della vita.

Il rispetto dei ritmi di madre e bambino sono la premessa per una nascita sana. L’interruzione dei ritmi li mette in pericolo.

L’intenso ritmo contrazione-espansione del parto fisiologico con la relativa produzione ormonale mette il bambino in grado di affrontare la vita non solo dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista dell’aggressività. Le contrazioni uterine non sono solo da intendersi come forze espulsive, ma anche come regolatori dei nuovi sistemi di adattamento fetale. La nascita fisiologica con un suo inizio spontaneo, dettato dal bambino, con i suoi ritmi spontanei e fisiologici, crea le basi per il sistema di adattamento “steady state”, ovvero per la capacità di mantenere l’omeostasi, e successivamente per lo sviluppo del sistema “attacco e fuga” che permette al bambino di percepire i pericoli e di salvarsi con comportamenti adeguati. Nascere con le sue forze è quindi fondamentale per la sua capacità reattiva, per la sua salute fisica e psichica.

E’, in fondo, un suo diritto.

L’altissima produzione dell’adrenalina fetale durante il parto fisiologico da al bambino la possibilità di “aggredire” il mondo, di andare verso il mondo, di orientarsi e prendervi il suo posto.

 

Il principio della lotta:

Il termine, coniato da Michel Odent, indica l’importanza per i sistemi reattivi del bambino a potersi esprimere anche sul piano comportamentale ed emozionale. Il bambino apprende la lotta fin dall’inizio della sua esistenza. Aggredire l’endometrio con i suoi villi ne è una delle prime espressioni. Mettersi in posizione cefalica ne è un’altra. Ma l’imprinting decisivo lo riceve durante la nascita vaginale. Reagire alla pressione interna, spingersi fuori attivamente, lottare per venire al mondo sono esperienze primarie fondamentali per la vita futura. L’allenamento continua con l’allattamento al seno. Procurarsi il cibo, succhiare con tutte le forze, chiedere relazione con il pianto, con lo sguardo, reagire alle prime malattie con le competenze endogene ecc. sono solo alcune delle tappe importanti che lo attendono.

Nel primo trimestre dell’esogestazione il bambino fa un grossissimo lavoro di adattamento. Mette appunto e stabilizza i suoi sistemi autonomi, il sistema immunitario, endocrino e neurovegetativo, ma anche i suoi apparati fisiologici. E’ ancora aiutato dal latte materno che lo fornisce di anticorpi, ormoni e informatori e dal corpo materno che gli insegna i ritmi. Il corpo materno è una vera e propria guida delle funzioni fetali e neonatali e interviene in modo subcorticale, istintivo nella loro regolazione. Come abbiamo già visto nell’endogestazione, il bambino apprende attraverso la ripetizione. Ha bisogno di tempo per apprendere. Quindi non è tanto il singolo atto, quanto la continuità di un atteggiamento a incidere sulle sue modalità di crescita.

Cosa apprende un neonato?

la polarità (luce-buio, fame-sazietà, frustrazione-gratificazione ecc.),

i ritmi circadiani, fisiologici, attraverso sincronizzatori interni ed esterni,

la relazione in cui lui è l’iniziatore, attraverso la relazione la reattività che incide anche sul suo sistema immunitario.

 

La potenza ecologica per la donna e il bambino

Nell’ecologia umana si distingue tra una potenza ecologica, costituito da chi contiene e una valenza ecologica costituita da chi è contenuto. La qualità della potenza ecologica determina la qualità della valenza ecologica, ovvero, la qualità del contenimento determina la qualità di chi è contenuto. Nell’ecosistema madre – bambino la madre è la potenza ecologica del bambino, quindi si può affermare che la qualità relazionale della madre determina fortemente la qualità relazionale del bambino. Ma la madre è anche valenza ecologica nell’ecosistema coppia. Il suo partner rappresenta la potenza ecologica, madre e bambino né sono la valenza ecologica. Quindi la qualità relazionale del partner determina o nutre la qualità relazionale dell’unità madre-bambino. La coppia con il bambino a sua volta è valenza ecologica nell’ecosistema famigli allargata che né rappresenta la potenza ecologica. La famiglia è valenza ecologica dell’ecosistema società ecc.

L’ostetrica può essere potenza ecologica della donna madre durante il percorso maternità e influire così positivamente sulla qualità relazionale e di salute del bambino. Ma ancora più importante di ciò è che l’ostetrica attivi le potenze ecologiche quotidianamente vicine alla donna, che le possono offrire un nutrimento costante affinché lei possa essere potenza ecologica per il suo bambino (Schmid 2005).

 

La potenza ecologica per l’ostetrica

L’ostetrica ecologica è ritmica. Lavora nell’alternanza delle polarità. Ciò significa che persegue come obiettivo la continuità dell’assistenza dal concepimento fino al primo anno di vita, che segue le donne nei loro momenti ciclici durante la loro vita, che cura il concetto ecologico della salute globale, che rispetta e protegge i ritmi individuali di madre e bambino. Ma anche, che apprende il ritmo personale tra dare e prendere. Dare alle donne, ai bambini, alle famiglie, alle colleghe, alle istituzioni nelle quali lavorano, prendere periodicamente attraverso la formazione continua, il confronto in gruppo, la supervisione, l’attivazione delle risorse personali.

Significa che attiva il ritmo relazionale tra dentro e fuori. Osserva le dinamiche delle donne e le porta dentro di sé, si interroga sulle proprie esperienze in ambito materno-femminile, approfondisce la conoscenza di sé per poter approfondire la relazione con le donne. Si conosce meglio per conoscere meglio le donne. Affronta i propri lutti per poter guidare le donne attraverso i loro.

Per poter fare questo, per poter migliorare la propria qualità, anche l’ostetrica ha bisogno di una potenza ecologica, di chi la contiene e sostiene.

Allo stato attuale, l’ostetrica che si assume la sua professionalità, soprattutto quando lo fa in senso globale, ecologico, viene spesso additata, emarginata, ricattata, ridicolizzata, lasciata sola, spesso anche punita, soprattutto nei momenti professionalmente difficili che ogni operatore prima o poi si trova ad affrontare. Non esistono forme organizzate di supporto per l’ostetrica.

Vorrei qui prospettare un panorama diverso di un ostetrica professionista, responsabile della cura della salute di donna e bambino, attiva in un rapporto di continuità di assistenza, che è contenuta da consulenti medici in un rapporto di dialogo e rispetto delle rispettive competenze, dall’istituzione sanitaria che coopera, la accoglie e sostiene nei momenti di difficoltà, dalle istituzioni politiche che le restituiscono l’importanza e la dignità della sua professione (sociale ed economica) e che le fanno da potenza ecologica: credo che in questa condizione l’ostetrica potrebbe dare il meglio di sé e le donne, i bambini, le loro famiglie potrebbero godere di un ottimo sostegno e cura nel loro percorso del divenire.

 

Riferimenti bibliografici:

Chamberlain D. (1998): The mind of your newborn baby, in italiano: I bambini ricordano la nascita, Bonomi ed. Padova

D&D, il giornale delle ostetriche  n. 0, n. 3/4, n. 17, n. 28, n. 29, Scuola Elementale di Arte Ostetrica s.r.l., Firenze

Liedloff J.: Il concetto del continuum, Meridiana ed. Bari 1994

Moore KL,  Persaud TVN: Lo sviluppo prenatale dell’uomo, EdiSES, Napoli 1998

Nathanielsz P.: Life in the Womb, the origin of Health and Disease, Promethean Press, Ithaca, New York 1999

Schindler S., Zimprich a cura di: Oekologie der Perinatalzeit, Hippokrates Verlag Stuttgart 1983

Schmid V.: Venire al mondo e dare alla luce, percorsi di vita attraverso la nascita, Apogeo ed. gruppo Feltrinelli, Milano 2005

Weihs T.: Embriologia tra mito e scienza, Filadelfia ed.1986

 

Verena Schmid, ostetrica con un´esperienza non comune. Ha sempre assistito le donne al parto in casa in un rapporto di continuità dell´assistenza dal concepimento ai primi mesi di vita, è promotrice attiva della nascita fisiologica, dell´empowerment delle donne e delle ostetriche. Lavora a Firenze, ha fondato l´associazione per il parto a domicilio Il Marsupio, la scuola di formazione per operatori di tale associazione. Ha scritto una decina di libri, è direttrice della rivista professionale “Donna e donna”, giornale delle ostetriche, dal 1993; ha vinto il premio internazionale Astrid Limburg nel 2000 per la promozione dell´autonomia dell´ostetrica e del parto naturale.

http://verenaschmid.eu/bio/

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