Etica e Trasparenza

Da cosa dipende la qualità di un Servizio Sanitario? AsSIS ritiene che dipenda, tra le altre cose, anche dalla trasparenza nella condotta dei medici e dalla loro reale autonomia nello svolgimento della professione, ossia dalla possibilità di agire in modo davvero autonomo e svincolato da pressioni di qualsiasi tipo, siano esse di carattere ambientale (la struttura in cui il medico è inserito, il sapersi oggetto di ostilità se solleva dubbi sulle direttive impartitegli, ecc.) o di carattere economico (vantaggi di qualsiasi tipo per chi, ad esempio, prescrive certi farmaci invece di altri).

Il diritto all’informazione

Un ulteriore fondamentale elemento che determina la qualità di un Servizio Sanitario è, naturalmente, il rapporto medico-paziente e la prassi di trattare quest’ultimo come un individuo consapevole e dotato del diritto di essere adeguatamente informato. Che tale diritto non sia qualcosa di ormai acquisito e garantito lo dimostrano, per esempio, le testimonianze quotidiane dei genitori di bambini che hanno subìto le vaccinazioni nel modo che è sotto gli occhi di tutti. Basta chiedere, a chi ha appena vaccinato il proprio bambino, per quali malattie è stata praticata l’iniezione. Nella maggior parte dei casi i genitori non sanno rispondere o forniscono una risposta sbagliata. La responsabilità è di chi non fornisce un’informazione adeguata prima di questo atto; essere informati in modo completo e corretto è importante, sia che tutto fili liscio, sia che insorgano complicazioni. Queste ultime avvengono in modo diverso, in tempi differenti, ma molto più spesso di quello che si potrebbe credere.
Affinché l’informazione sia utile ed efficace per il paziente, è necessaria la chiarezza del messaggio che si vuole veicolare. La chiarezza si persegue mediante l’essenzialità e la linearità della descrizione dei contenuti, tenendo ben presente l’importanza della scelta delle parole e del linguaggio che devono essere adeguati al bagaglio culturale di chi riceve il messaggio, cioè del destinatario. Infatti, il primo requisito per avere una comunicazione efficace è quello di usare un linguaggio appropriato.
Altro aspetto di rilievo è la completezza dell’informazione che si vuole trasmettere, che ancora una volta va misurata sul destinatario. Se questi è un “addetto ai lavori” o, comunque, possiede un adeguato bagaglio culturale tecnico-scientifico, l’informazione dovrà essere dettagliata su tale profilo; se, invece, è un utente comune, la comunicazione sarà meno ricca di contenuti scientifici, ma ampia per quanto riguarda il profilo rischi-benefici, facendo attenzione a non fornire messaggi erronei.
Molto interessante è sapere che da ricerche sulle modalità informative finalizzate alla richiesta del consenso informato, risulta che più della metà dei pazienti non comprende ciò che gli viene detto e che in media il 50% delle informazioni veicolate al paziente sono subito dimenticate da questi. Inoltre, risulta che il tempo a disposizione del paziente per parlare, senza essere interrotto dal medico, è in media di 18 secondi e che solamente il 23% dei pazienti riesce a portare a termine i quesiti che formula.

Il diritto alla scelta consapevole

Paul Watzlawick e colleghi (Watzalawick P. Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio,Roma, 1971) hanno evidenziato le due dimensioni distinte della comunicazione umana: da un lato il contenuto, ciò che le parole dicono, dall’altro la relazione, cioè quello che i parlanti lasciano intendere, a livello verbale e più spesso non verbale, sulla qualità della relazione che intercorre tra loro. Queste due dimensioni devono essere tenute in debita considerazione nei programmi di comunicazione. Non si può comunicare se non nell’ambito di una relazione interpersonale, come afferma il modello pragmatico della comunicazione di Watzlawick, che le organizzazioni sanitarie dovrebbero promuovere.
L’informazione, per diventare comunicazione, deve realizzarsi all’interno di una relazione che tiene conto degli aspetti emotivi e affettivi delle persone. La comunicazione ha una duplice dimensione: quella socio-affettiva e quella cognitiva. All’interno della prima nasce l’esigenza che ciascun malato sia aiutato a “leggere” la propria esperienza di malattia e a raccontarla agli altri realizzando così una dimensione terapeutica di grande rilievo. Il paziente è così motivato e valorizzato e, condividendo con gli altri la propria storia, contribuisce a creare il patrimonio della comunità terapeutica.
Scegliere presuppone sempre una previa consapevolezza; altrimenti non si effettua una scelta vera, ma ci si limita semplicemente a seguire “il pastore del gregge”. La vera consapevolezza si acquisisce soltanto con una informazione completa, trasparente, che può essere a volte anche scomoda, ma che sollecita le persone ad esercitare il proprio senso critico giungendo ad una propria, personale posizione. Questo vale a maggior ragione quando si ha a che fare con azioni, interventi e trattamenti che impattano in qualche modo sullo stato di salute.
Per quanto riguarda le vaccinazioni, ad esempio, sono sempre più numerosi i genitori che si pongono dubbi, ragionevoli dubbi sull’opportunità di somministrare ai propri figli sette, otto vaccini a tre mesi di età. Le risposte che vengono loro fornite hanno sempre un vago sentore di propaganda. Non si entra mai davvero nel merito dei ragionamenti in base alle conoscenze scientifiche. Si rassicurano le persone con il solito tranquillizzante ritornello: “I vaccini sono sicuri ed efficaci”.
La nostra società sembra vivere nello spettro delle malattie. Ogni tanto ne compare una nuova, un coronavirus di recente identificazione, un virus suino che diventa all’improvviso pandemico, oppure si agitano i fantasmi di quelle malattie, ormai scomparse, ma che potrebbero riaffacciarsi se le coperture vaccinali diminuissero ancora. E’ la paura delle malattie infettive la molla che fa sì che ancora oggi la gente vaccini i propri figli senza porsi troppe domande, è la paura di epidemie più o meno fasulle. Purtroppo, anche oggi il Sistema Sanitario usa questa scorciatoia al posto della corretta informazione e del metodo trasparente: evidentemente, si preferisce non investire troppo sulla consapevolezza delle scelte.
Il consenso consapevole sembra interessare poco a chi gestisce la nostra salute: ai genitori viene detto poco o nulla su ciò che sarebbe utile e doveroso conoscessero in merito ai possibili rischi e ai benefici dei vaccini. Di fatto, prevale a tutt’oggi una logica impositiva. Il cittadino da utente diventa suddito, privato della possibilità di effettuare una scelta consapevole e viene criminalizzato se esprime pensieri critici. Molte famiglie non accettano più questa logica. La parzialità delle informazioni che si forniscono prima delle vaccinazioni inducono i genitori a ricercarne di diverse in modo autonomo, a volte confuso e disorientato, e molto spesso dopo che il bambino ha presentato una reazione più o meno grave alla vaccinazione.
Per questo Assis auspica un profondo cambiamento nel rapporto con i bambini e con le famiglie. Bisogna migliorare la capacità di ascolto e di attenzione, valorizzando quello che la famiglia riporta e racconta. Un genitore sta insieme al proprio bambino tutti i giorni, lo osserva ogni minuto che trascorre con lui, può riferire di tutte quelle caratteristiche fisiche, psicologiche, comportamentali che servono per le terapie più calibrate. Bisogna utilizzare queste competenze, pensare a strategie e indicazioni terapeutiche e poi fornire le informazioni in modo corretto e obiettivo. Invece la strategia “della paura” fa sì che si metta in luce solo e sempre un aspetto del problema. Allora si amplificano i rischi delle malattie e si nascondono, si omettono, perfino si negano i rischi legati alla vaccinazione e si propaganda l’idea che facendo fare a un bambino tutti i vaccini possibili ed immaginabili, egli non rischierà di contrarre malattie letali o fortemente invalidanti.

La libertà di scegliere

La libertà si raggiunge e si esercita quando una scelta è veramente consapevole, qualunque essa sia. Ciò vale per tutti i trattamenti sanitari, sia di scelga di sottoporvisi, sia si scelga di non sottoporvisi. E ancora una volta un esempio che tutte le famiglie riconosceranno come familiare riguarda proprio le vaccinazioni.
Scegliere significa anche poter decidere di non vaccinare o vaccinare con calendari alternativi, per esempio quando il bambino è più grande o usando vaccini singoli. In questi ultimi casi il rischio di reazioni avverse diminuisce e anche optare per il rischio minore è una possibilità di scelta.
Oggi, e sottolineiamo oggi, nel mondo occidentale per molti vaccini l’eventualità di reazioni avverse è maggiore della possibilità di contrarre le patologie per cui si viene vaccinati. L’obiettivo di alcune vaccinazioni, come il morbillo, la parotite, la varicella, la pertosse non è quello di evitare la malattia (di per sè non pericolosa), ma di prevenirne le complicanze. Quindi, non bisogna considerare i casi di malattia, ma i casi di complicazioni e confrontarli con i casi di reazioni avverse alla vaccinazione; così facendo si potrà prendere una decisione ragionata. Naturalmente una cosa è il rischio di contrarre gli orecchioni, un’altra il rischio di contrarre la difterite. Con la consapevolezza, tuttavia, che non sempre i vaccini riescono nel loro compito preventivo: alcuni medici di Assis hanno esaminato analisi del sangue di bambini vaccinati contro il tetano che non avevano anticorpi protettivi contro la malattia, a differenza di bambini non vaccinati che presentavano valori elevati di immunoglobuline. Occorre che un genitore scelga in piena consapevolezza tra i due rischi. Negare, dunque, il rapporto tra somministrazione del vaccino ed evento avverso quando risulta, al contrario, fondato su constatazioni oggettive, trascurare di comunicare i dati sugli avventi avversi alla vigilanza, o rendere di una complicazione assurda questa comunicazione da parte dei genitori significa alterare in maniera fraudolenta il quadro dei dati oggettivi sulla base dei quali i genitori potrebbero operare una scelta per i propri figli.
La libertà di scelta, però, si può esprimere anche nella scelta tra un trattamento farmacologico e uno naturale.
Quante volte nella terapia di una patologia acuta si potrebbe dare un trattamento naturale invece di uno chimico?
Perché i medici non vengono formati anche nelle Medicine non Convenzionali?
Quante complicazioni, reazioni avverse da farmaci, intossicazioni e ricadute patologiche si potrebbero evitare se la prima scelta terapeutica, ove è possibile (ma molto spesso lo è certamente), consistesse in un trattamento naturale come quello omeopatico e/o fitoterapico?
Quante febbri o malesseri generali, che sono già espressione della reazione dell’organismo ad una noxa esterna (germe, errore alimentare, alterazione climatica, ecc.) o interna (stress emotivo, paura, ecc.), vengono gestite solo con farmaci antipiretici, analgesici o antiinfiammatori che invece di portare ad una cura profonda svolgono un’azione puramente sintomatico-palliativa e così facendo bloccano le reazioni fisiologiche e difensive dell’organismo e inducono un effetto immunosoppressore portando l’organismo in una condizione di maggior squilibrio interiore?
Quante volte un trauma osteoarticolare viene gestito solo con farmaci antinfiammatori e/o miorilassanti mentre verrebbe risolto in tempi rapidissimi da un semplice e innocuo trattamento osteopatico o chiropratico?

Finanziamenti e risorse umane

Assis non riceve finanziamenti da alcun Ente pubblico o privato, ma raccoglie risorse finanziarie con l’adesione all’Associazione e donazioni di quanti accettano e sottoscrivono le sue finalità. L’azione dei suoi associati è ovviamente su base volontaria.
Pertanto, Assis ha bisogno sia del sostegno culturale di coloro che credono in questi principi, sia della divulgazione di queste idee che, per noi, sono le fondamenta della Medicina del Futuro, ma Assis ha bisogno anche dell’aiuto economico dei suoi aderenti per poter crescere e diffondere per donare cultura, maturità sanitaria e consapevolezza.

Assenza di conflitti di interessi

Per concludere, desideriamo ricordare un passo dello statuto di Assis che riteniamo fondamentale e che è inserito tra le sue finalità: “Promuovere e sostenere studi e ricerche nell’ambito della Salute, anche in collaborazione con Associazioni, Enti pubblici e privati, Istituti internazionali, nazionali e locali e con Istituti Universitari in Italia e all’estero. Tali rapporti non saranno estesi ai soggetti che manifestano conflitti d’interesse“.

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