Ci fidiamo delle informazioni che sentiamo in tv, dei nostri vicini di casa, dell’etichetta “biologico” sui fagioli, delle promesse di un futuro migliore, della sicurezza dei farmaci, delle notizie che leggiamo sui social? Queste sono alcune (delle tante) questioni.
Sappiamo che la fiducia è un sentimento complesso e stratificato, con proprie dinamiche interne. Nell’ultimo periodo diversi studi si sono concentrati sulla fiducia dei cittadini vero le autorità pubbliche in relazione alla gestione della crisi sanitaria, in quanto in relazione al consenso nelle istituzioni, si prevede che i cittadini si adattino e ben gestiscano le misure e le linee guida adottate.
Non solo questo tuttavia: la fiducia ha una valenza fondamentale per la nostra salute psichica, in quanto ad ogni età – specie a fronte di un lungo periodo di stato emergenziale e isolamento – abbiamo bisogno di sentire che qualcuno possa fare qualcosa, che abbia il potere di proteggerci e di agire nei veri interessi della collettività.
Sebbene questo non venga molto diffuso dai media, la ricerca scientifica in tutto il mondo si è concentrata sull’affrontare le molte sfaccettature di tale drammatico fenomeno, compreso il suo impatto sulle relazioni sociali e sul benessere psicologico, nonché i fattori socio-cognitivi chiave nel promuovere l’efficacia delle contromisure proposte. Molti di questi studi hanno evidenziato il ruolo cruciale e complesso della fiducia nell’affrontare l’emergenza sanitaria (1), e sarebbe davvero interessante capire se la disponibilità delle persone ad adottare il comportamento raccomandato sia dovuto ad un’autentica fiducia o alla paura.
Dobbiamo dunque accontentarci di alcuni indizi, e per il momento trarre le nostre conclusioni con i pochi dati a disposizione.
Lewnard e Lo (2), con riferimento all’attuale pandemia, hanno scritto:

“L’efficacia e l’impatto sociale della quarantena e del distanziamento interpersonale, dipenderà dalla credibilità delle autorità sanitarie pubbliche, dei leader politici e delle istituzioni. È importante che i responsabili politici mantengano la fiducia del pubblico attraverso l’uso di interventi basati sull’evidenza e una comunicazione completamente trasparente e basata sui fatti “.

Da un sondaggio rappresentativo a livello nazionale degli adulti italiani ( N = 3452) condotto tra il 18 e il 20 marzo 2020 (3), è emerso che in Italia esistono alti livelli di comprensione e conformità auto-dichiarata alle misure di contenimento ed è stato osservato che “anche coloro che non si fidano del governo, o pensano che il governo sia stato falso riguardo alla crisi, credono nel messaggio e affermano di agire in conformità.”
La fiducia agisce dunque come un bene prezioso sia per le istituzioni che per gli scienziati, entrambi attori cruciali nella risposta del pubblico alla pandemia Covid-19. Ma chi ne beneficia ancora più profondamente sono le persone che la provano.
Da un’indagine indipendente svolta nel mese di settembre 2020 (4), sono state poste alcune domande ai 3750 intervistati raggiunti, alcune delle quali proprio riferite alla fiducia. Considerando come criterio di valutazione su scala Likert da 1 (massimo disaccordo) a 7 (massimo acccordo) ecco cosa è emerso:

assolutamente no

no

poco

né sì né no

abbastanza

assolutamente sì

penso che la popolazione oggigiorno attraverso i media sia bene informata

2091

715

332

256

200

99

57

sui miei familiari e parenti posso contare

77

124

287

260

664

1111

1227

ho amici su cui posso contare

88

219

330

360

728

1193

832

so di poter contare sullo Stato e sulle Istituzioni

1433

823

750

453

213

51

27

 

La fotografia dell’Italia scattata dalla 20esima edizione dell’Edelman Trust Barometer, la più importante indagine globale sul tema della fiducia realizzata dall’agenzia di comunicazione Edelman in 28 paesi, ricalca la stessa tendenza. Edelman ha diviso l’indagine tra élite (la parte più informata e con maggior tenore di vita) e il resto della popolazione. Nel 2020 le élite hanno ritenuto degne di fiducia aziende, media e associazioni non governative lasciando in territorio neutrale il governo che dieci anni fa riscuoteva invece più fiducia rispetto alle aziende (32% contro 27%), ma la situazione si capovolge considerando il resto della popolazione per la quale nessuna delle 4 istituzioni riscuote fiducia (5).
Perché questo può essere un problema? Perché potrebbe minare il nostro benessere. È già stato dimostrato da un recente studio che la fiducia del pubblico nel governo riguardo al Covid-19 è correlata negativamente con il disagio psicologico e positivamente associato al benessere fisico (6) con l’importante implicazione per le istituzioni governative di condurre gli sforzi di comunicazione del rischio Covid-19 in modo tale da guadagnare la fiducia del pubblico.
Ci rivolgiamo dunque sempre di più verso chi conosciamo bene (familiari o amici) o chi possiamo conoscere bene, che è trasparente e che forse risponde ad un criterio di affidabilità acquisito (aziende, ong, media indipendenti). Ma ad ogni modo, avere qualcuno o qualcosa di cui fidarsi è importante per il nostro benessere. Questo fondamentalmente perché il consenso aiuta ad avere dei punti di riferimento nei momenti di maggiore difficoltà, ci mantiene aperti agli altri, ci conduce a poter prendere in considerazione molteplici punti di vista, ci aiuta a contrastare il senso di isolamento e di distanza dal nostro prossimo. Psicologicamente parlando, coloro che provano fiducia sono più inclini al dialogo e al confronto, e non hanno bisogno di corazzate per difendere il loro punto di vista.
Un consiglio dunque per i lettori: qualora la dimensione della fiducia si sia in voi incrinata, cercate nuove fonti. Persone, innanzi tutto, e relazioni alle quali appoggiarvi. Fonti di informazione differenti, gruppi di lavoro e di studio, associazioni o qualsivoglia altra cosa. I criteri di valutazione che possiamo usare sono dunque la trasparenza e i fatti verificabili, veri e propri infallibili fari. La fiducia genera fiducia in un virtuoso processo che si autoalimenta: di certo la ricerca si rivelerà interessante e nuovi orizzonti, insperati, emergeranno.


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Riferimenti

  1. Falcone R, Colì E, Felletti S, Sapienza A, Castelfranchi C, Paglieri F. All We Need Is Trust: How the COVID-19 Outbreak Reconfigured Trust in Italian Public Institutions. Front Psychol. 2020 Oct 2;11:561747. doi: 10.3389/fpsyg.2020.561747. PMID: 33132966; PMCID: PMC7562978.
  2. Lewnard J. A., and Lo N. C. Scientific and ethical basis for social-distancing interventions against COVID-19. Lancet Infect. Dis. 20, 631–633. doi: 10.1016/S1473-3099(20)30190-0
  3. Barari S., Caria S., Davola A., Falco P., Fetzer T., Fiorin S., et al. Evaluating COVID-19 public health messaging in Italy: self-reported compliance and growing mental health concerns. medRxiv [preprint]. doi: 10.1101/2020.03.27.20042820
  4. Sei felice? Come il periodo dell’emergenza ha influito sulla felicità della popolazione italiana A cura dell’Osservatorio Indipendente sulla Salute e sul Benessere Mentale |

Ottobre 2020 – https://comunicatopsi.files.wordpress.com/2020/10/sei-felice-i-risultati-del-questionario.pdf

  1. Edelman Trust Barometer 2020 | Global and Italy Report – https://www.edelman.it/sites/g/files/aatuss391/files/2020-04/2020%20Edelman%20Trust%20Barometer%20master%20website.pdf
  2. Olagoke A.A., Olagoke O.O., Hughes A.M. Psychological Pathways Linking Public Trust During the Coronavirus Pandemic to Mental and Physical Well-being, Front. Psychol., 11 November 2020. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2020.570216