L’informazione medico-sanitaria diffusa da stampa e televisione spesso non è obiettiva, non aiuta i lettori nel risolvere i dubbi e le incertezze presenti.

Pubblichiamo la lettera della nostra lettrice che esprime al meglio la necessità di informazioni chiare, esaustive, coerenti, indipendenti, e pazienza se possono risultare critiche rispetto al pensiero dominante.

Non sono una gran lettrice di settimanali o di mensili: il gossip non mi interessa e non mi piacciono nemmeno gli articoli “divulgativi”, quelli – per capirci – che pretendono di trasformare il Ragioniere o l’Infermiera (imbattibili nei rispettivi settori) in super-esperti di Psicologia, di Calcio, di Politica o di… “altro”.  A ciascuno il suo!

Tra i giornali, quindi, preferisco i quotidiani, mentre, per avere informazioni precise riguardo a specifici argomenti, consulto l’enciclopedia o qualche pubblicazione.

Nel corso degli anni, però, ogni tanto ho acquistato un numero di “Focus” o, più banalmente, ho volentieri letto le copie messe a disposizione nella sala d’attesa del Medico di Base, del Parrucchiere o del Dentista.

Un giornale scritto bene, con tante notizie “giuste”, senza cadute di stile e senza falsità, senza quelle che adesso tutti – dal Giornalista che parla al telegiornale alla Barista-ragazzina che mi prepara il caffè al bar – definiscono “fake news”.

Fake news. Chissà poi perché non possono chiamare con il loro nome italiano le “notizie false”, le “notizie ingannevoli”, le “notizie distorte” o quant’altro…

Qualche giorno fa, mi sono resa conto che esiste anche un “Focus.it”, un “giornale on-line”, come si dice adesso, e mi son lasciata tentare: perché non dargli un’occhiata?

Era il 26 agosto e uno degli articoli in evidenza aveva un titolo interessante: “Morbillo, Europa 2018: in sei mesi quasi il doppio delle infezioni dell’intero 2017”.

Morbillo. Già, la “fake news” – giusto per non dire “bugia bella e buona” – dei 200 + 240 morti londinesi a causa morbillo in anni recentissimi (2013-14) non mi era piaciuta affatto, ma, cosa ben più triste, l’autrice di codesta bufala, la ex-Ministro Lorenzin, non si era minimamente scusata. Né era stata smentita da fonti ufficiali italiane.

Chissà se in questo articolo si parla anche delle “bugie” del nostro ex-Ministro…

Inizio a leggere… già il sottotitolo mi fa spalancare gli occhi: “Da gennaio a giugno il Vecchio Continente ha registrato oltre 41.000 contagi: lo scorso anno erano stati circa 24.000, e poco più di 5.000 nel 2016. Sono gli effetti pratici di focolai di sfiducia nella scienza medica e di immunizzazioni tardive: l’Italia è tra i 7 Paesi in cui si sono superati i 1.000 casi”.

Continuo a leggere: il fatidico numero di “mille casi/Paese” è stato raggiunto (e oltrepassato) da Italia, Francia, Ucraina, Georgia, Serbia, Russia e Grecia. Immersa nelle cifre, visualizzo mentalmente una carta geografica e mi chiedo: “Mille casi… su quanti abitanti?”.

Recentemente, ho scoperto Wikipedia: per le “bugie” o per le “perle manipolate” è spesso micidiale, ma per la Geografia mi sembra piuttosto attendibile. Quindi:

  • Russia – 144 milioni di abitanti

  • Francia – 66,9 milioni di abitanti

  • Italia – 60,6 milioni di abitanti

  • Ucraina – 42,3 milioni di abitanti

  • Grecia – 10,75 milioni di abitanti

  • Serbia – 7, 5 milioni di abitanti

  • Georgia – poco meno di 4 milioni di abitanti

Oddio, la matematica e le statistiche non sono mai state il mio forte, ma mi sembra che comparare dei Paesi così diversi tra loro anche solo per numero di abitanti non sia proprio la cosa più logica da fare. Però, magari mi sbaglio. E continuo a leggere.

23.000 casi si sono verificati in Ucraina, mentre il (poco invidiabile) record dei decessi lo detiene la Serbia: nella piccola Serbia, su poco più di sette milioni di abitanti, ci sono stati 14 decessi.

14 decessi sui 37 complessivi – chissà perché si sono concentrati lì…

Virus più “cattivo”? qualità della vita, dell’assistenza sanitaria o altro inferiori rispetto agli altri Paesi? Non lo so: l’articolo non ne parla.

Il Giornalista afferma che “l’avanzata dell’infezione è attribuibile ai bassi tassi di immunizzazione” e che “il virus non può proliferare in una popolazione in cui almeno il 95% della popolazione sia stato vaccinato”. Bah! Quand’ero ragazzina, c’erano le “ondate”: qualcuno prendeva la varicella – magari da un Nonno che aveva sviluppato un Fuoco di Sant’Antonio – e tutti venivamo contagiati. Dall’asilo al ginnasio, a turno tutti quanti stavano a casa per qualche giorno; poi, per 4-5 anni nessuno ammalava più di varicella e… arrivava il morbillo. Passata la “moda-morbillo”, era il turno degli orecchioni o della rosolia.

Io, però, il morbillo, non l’ho proprio avuto, “non in forma clinicamente evidente”, come dice la mia Dottoressa, che m’ha fatto fare (a mie spese) una ricerca anticorpale e ha “scoperto” che sono perfettamente immunizzata, pur non essendo stata vaccinata e pur non essendomi mai ammalata in maniera manifesta!

Stando alle parole, di “Focus”, io sarei “non immunizzata” in quanto “non vaccinata”, ma in realtà… però, se io non mi fossi fatta fare le analisi del sangue, sarei costretta a dargli ragione e a sentirmi uno di quegli adulti potenziali prede del morbillo…

Mentre il mio nipotino, che ha avuto una varicella imponente all’età di due anni (diagnosi confermata dal Pediatra e dal Medico di Base dei genitori, oltre che da due Nonne, tre Zie e una Mamma), risulta “non immune”, in quanto sprovvisto di anticorpi contro il virus!

Come la mettiamo? Dove si inserisce il mio adorato nipote? Tra gli “immunizzati” o tra gli “untori”?

Penso, subito dopo, al bimbo che abita nel mio stesso palazzo: la Mamma, dopo averlo vaccinato per “tutto il vaccinabile” – come dice lei – s’è fatta venire un po’ di dubbi e ha richiesto la valutazione del titolo anticorpale per le malattie per cui era stato vaccinato… risulta “coperto” per la poliomielite e per l’emofilo-b! interpellato, il Pediatra ha risposto che “bisogna vaccinarlo fino a fargli sviluppare gli anticorpi”. Quel giorno, la Mamma in oggetto era livida: vaccinare Pupetto “fino alla morte”? ma neanche per sbaglio! Al parchetto condominiale, ha raccontato la “storia” a tutte le altre Mamme e a chiunque avesse tempo e voglia di starla a sentire: penso che più d’una persona, Nonni compresi, sia stata presa dal dubbio dell’utilità/necessità di certe vaccinazioni… Se poi calcoliamo che, quel giorno, la Signora è arrivata “armata” di più articoli in cui si parlava della Mongolia che, con il suo 99% di “copertura vaccinale” e il patentino di “Paese Morbillo Free” (mai che si possa dire “libero”, vero??? Vuoi mettere un “free” contro un “esente”? il “free” ti fa sentire il “fremito della libertà”, evidentemente), aveva avuto 50.000 casi di morbillo in due anni…

Bah, sempre più perplessa, proseguo nella lettura. Si parla di “persone immunodepresse, come i pazienti in chemioterapia”, e – di colpo – mi ricordo della mia carissima Amica Maria, deceduta dopo anni di chemioterapia per un tumore al polmone: la sua Oncologa le aveva ben spiegato che, per lei, benché tra un ciclo e l’altro di infusioni la mandassero a casa, c’erano delle “frequentazioni” assolutamente proibite. Cinema? Magari, anche no e, “se proprio” (Maria era una cinefila incallita), solo negli orari di scarsa affluenza. Centri commerciali? Assolutamente no! Colazioni e chiacchiere al “Bar Sport” con noi amiche? No, grazie: meglio una “partita di chiacchiere” a casa dell’una o dell’altra, con le brioches della pasticceria e il caffè della moka! Nipotini? Non se avevano il naso che colava o la tosse!

Quindi, che la gente fosse vaccinata o meno la cosa era ininfluente: per la mononucleosi come per il raffreddore e per altre (almeno) mille malattie il vaccino non esiste, per Maria e per tutti gli immunodepressi le soluzioni non erano – e non sono ancor oggi – molte…

C’è anche questo “95%” che mi disturba alquanto: ma come si fa a dire che noi siamo al “90 o 87 o 100%” se non sappiamo quante siano le persone che effettivamente hanno gli anticorpi contro un certo virus o batterio?

Domande – domande – domande… L’articolo che ho appena letto è pieno di affermazioni poco valutabili e poco credibili, nonostante i “link” che, qua e là, “legano” l’articolo a altre pubblicazioni; sopra e sotto l’articolo stesso vedo una serie di fotografie che ricordano “fake news famose”: si va dalla storia del Dottor Sokal a quella dei Tasaday – i finti “primitivi” del Mindanao, passando per la statua in gesso interrata, “scoperta” e fatta passare per lo “scheletro di un gigante”, e per la storia del Dottor Benveniste.

Bah, bah, bah… ho cercato “altrove” chiarimenti sulla vicenda-Benveniste: pare che, in tempi successivi, i risultati dei suoi esperimenti siano stati almeno in parte confermati. Ma “Focus” non ne parla. Come non parla degli oltre 400 morti londinesi inventati dalla nostra Signora Lorenzin, ex-Ministro della Sanità.

Mi sa proprio che non perderò altro tempo con questa pubblicazione: si atteggia a fustigatore degli altrui costumi, a de-bufalatore di professione, ma non mi pare agisca in modo molto diverso da certi affabulatori di mia conoscenza…

Lettera firmata