La quasi totalità degli occidentali soffre di una nuova dipendenza, che colpisce più generazioni in modo trasversale, dai più piccoli, sino ai più adulti: parliamo dello smartphone. Non riusciamo più a fare nulla senza di esso. È diventato il fulcro delle nostre giornate: meteo, giornali, messaggi, chiamate, social, foto… facciamo tutto insieme al nostro amato telefono, tanto da non riuscire a pensarci più senza. Ma qual è la conseguenza di questo attaccamento?

Qualche giorno fa il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) di Bologna ha emesso una sentenza in cui riconosceva la ragione del Comune di Bologna nell’aver bloccato l’installazione di un’antenna 5G: “i magistrati hanno infatti respinto il ricorso presentato da Iliad dando ragione all’amministrazione felsinea che a Giugno aveva respinto la richiesta di Segnalazione Certificata Inizio Attività (SCIA) formulata dalla compagnia telefonica per costruire un’antenna 5G a 700 Mhz”1.

Sempre qualche giorno fa, l’area tecnica del comune di Gravina (Puglia) ha disposto la sospensione dei lavori di installazione dell’impianto, che prevedeva un’antenna di telefonia mobile, destinato a sorgere nel cuore del quartiere, vicino ad una scuola.

E molti altri casi si sono susseguiti in questi mesi, con notizie più o meno evidenziate dai media. Sì, perché se da una parte la tecnologia incalza e ci propone velocità di navigazione da cellulare sempre più prestante, dall’altra l’evidenza che le radiazioni a radiofrequenza (RFR) siano dannose per la salute è già stata assodata (ve ne avevamo parlato in questo articolo).

Le ricerche scientifiche
A farci tornare sull’argomento degli effetti che le radiofrequenze hanno sulla nostra salute è un nuovo studio da poco pubblicato2, che evidenzia nuovi dati alquanto preoccupanti.
In questo nuovo lavoro, infatti, i ricercatori hanno esaminato le prove attualmente disponibili sugli studi di cancerogenicità e tossicità al fine di riassumere il contributo di ricerca sperimentale per la prevenzione degli effetti collaterali delle radiazioni sulla salute umana.

Già nel 2011 l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) aveva classificato le radiazioni a radiofrequenza come possibili cancerogeni. Da allora molti altri studi sperimentali, che supportano tale scelta, sono stati pubblicati.
Per quanto concerne, in particolar modo, il possibile collegamento tra le radiazioni e il rischio di cancro sono stati recentemente pubblicati due studi: uno dal National Toxicology Program (NTP) e l’altro dall’Istituto Ramazzini Italiano (RI). Entrambi gli studi hanno trovato aumenti statisticamente significativi nello sviluppo negli stessi tipi di tumore.

Perché ora?
L’utilizzo del telefono cellulare è diventato parte integrante della vita quotidiana per la stragrande maggioranza della popolazione solo nell’ultimo ventennio. È da allora che l’esposizione umana alle radiazioni a radiofrequenza per tutto il corso della vita è un fattore senza precedenti. Di conseguenza prima nessun testo della letteratura scientifica era a disposizione per comprendere e analizzare le possibili conseguenze.
Le radiazioni a radiofrequenze (RFR), che comprendono le onde radio e le microonde, corrispondono a 30 kHz – 300 GHz dello spettro elettromagnetico. Esse hanno sufficiente energia per spostare gli atomi in una molecola, ma non abbastanza per ionizzarli (ovvero per dividere gli elettroni).
Queste radiazioni hanno come conseguenza più evidente il riscaldamento dei tessuti corporei, se a contatto per tempi sufficienti con il corpo. Data tale capacità, gli effetti tossici dell’esposizione sono spesso indicati solo per effetti termici, il quale risulta essere un metodo consolidato.
In questi ultimi anni però sono stati proposti anche altri approcci di indagine per comprendere quali effetti le radiazioni avessero sul nostro organismo.

Gli effetti sull’apparato riproduttivo
Una delle maggiori preoccupazioni è che tali radiazioni potrebbero avere effetti negativi sulla funzione testicolare, alterando i parametri dello sperma. È infatti plausibile che le conseguenze da esposizione di tali tessuti potrebbe essere più pronunciate rispetto ad altri, data la minor protezione degli organi riproduttivi. La temperatura dei testicoli oscilla da 2 a 3 °C in meno rispetto ad altri organi vicini e che la giusta temperatura per la spermatogenesi è considerata di 35 °C. L’abitudine di tenere il cellulare nella tasca dei pantaloni, per un periodo prolungato, può avere un impatto nella generazione di ipertermia dello scroto, nonché stress ossidativo, che sono tra le principali cause di problematiche all’apparato riproduttivo (oltre agli effetti non termici).

Conclusioni tratte
In conclusione dagli studi condotti sino ad oggi in fase sperimentale su animali risultano esservi già prove evidenti che l’esposizione a radiazioni a radiofrequenza è tra le cause che porterebbero alla formazione di cellule cancerose. Vi sono inoltre studi specifici che hanno evidenziato che l’esposizione a tali radiazioni è responsabile dell’alterazione di diversi parametri dello sperma, che porterebbe ad un aumento dell’infertilità maschile.
Sebbene la quantificazione del rischio cancerogeno e riproduttivo è ancora alla ricerca di dati certi, i risultati degli studi sugli animali suggeriscono che dovrebbe essere promosso un approccio precauzionale a livello legislativo, ma anche sanitario, in particolar modo per i bambini e donne in gravidanza. Tale cautela dovrebbe essere considerata nello sviluppo e nella diffusione della tecnologia del 5G, in particolare alla luce dell’aumento delle frequenze e dell’intensità del nuovo segnale rispetto alle tecnologie precedenti, i cui effetti sulla salute sono ancora da verificare. Nonostante questo, conoscendo gli effetti delle sorelle minori di tale tecnologia, non si può presupporre che non avrà conseguenze sull’impatto del nostro organismo.

 

Note:
1 https://oasisana.com/2019/11/08/clamorosa-sentenza-tar-da-ragione-al-comune-di-bologna-che-blocca-unantenna-5g-esclusiva-oasi-sana/?fbclid=IwAR3QgEsMES8_IoPcWIqdNfh1ROUH02kLTyJZxbZV4raciWYMN_6QtrxGhLc
2 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6765993/