a cura del Dr. Eugenio Serravalle

melaforcassisMolti medici, ed io tra questi, s’impegnano per consigliare uno “stile di vita” adeguato al mantenimento della salute. Le indicazioni ministeriali contenute nel Piano Nazionale della Prevenzione 2014-18 rilevano spesso l’importanza di adottare stili di vita utili per promuovere la salute. Tutti sanno ormai cosa si dovrebbe fare per adottare un regime di vita “politicamente corretto”: dieta equilibrata, esercizio fisico, la rinuncia a comportamenti “non salutari”, l’adesione ai programmi di screening, tenere sotto controllo il colesterolo e la pressione arteriosa, praticare regolari visite mediche di controllo con relativi check-up… Questi comportamenti portano a evidenti risultati positivi, ma in pochi le adottano con regolarità. Affidare la promozione della salute alla responsabilità individuale non sembra essere la strategia vincente. Le abitudini quotidiane risentano di fattori e suggestioni più importanti e prepotenti, di fronte ai quali i suggerimenti salutisti non riescono a fare breccia. “Focalizzarsi sulla responsabilità individuale fornisce un’efficace copertura alle industrie del tabacco, alimentari, di bevande zuccherate e alcolici tese a difendere i loro profitti contro la minaccia di regolamentazioni o restrizioni governative” scrive Angelo Stefanini su http://www.saluteinternazionale.info/2015/09/stili-di-vita-la-ricetta-neo-liberista/

Sovrappeso e obesità in età pediatrica sono in aumento. I consigli che siamo soliti proporre sono di modificare le abitudini alimentari e di aumentare l’esercizio fisico, di consumare più frutta e verdura e ridurre la sedentarietà, affidando quindi alla responsabilità del ragazzo e della famiglia la risoluzione del problema, medicalizzando la loro vita. Gli operatori non hanno che questi strumenti, la società, le Istituzioni potrebbero intervenire efficacemente sui “determinanti sociali”, sulla commercializzazione, sulla pubblicità rivolta ai bambini del cibo-spazzatura, sul marketing, sulla disponibilità e sulla percezione dei costi e dei benefici del cibo nocivo alla salute, o sugli ostacoli che impediscono un’attività fisica regolare. Un’etichetta che segnalasse in maniera chiara, inconfondibile, che quella merendina, quelle patatine fritte in un pessimo olio di palma “nuocciono gravemente alla salute”, come si legge sui pacchetti delle sigarette, aiuterebbe a ridurne il consumo. Tutto questo non è presente nell’agenda della nostra politica.

Gli sforzi per prevenire le malattie croniche vanno contro gli interessi commerciali di potenti operatori economici. E non si tratta più solo dell’industria del tabacco (Big Tobacco). La sanità pubblica deve fare i conti con l’industria del cibo (Big Food), delle bevande gassate (Big Soda) e alcoliche (Big Alcohol). Tutte queste industrie hanno paura delle regole, e si proteggono usando le stesse, ben note tattiche. Queste includono gruppi d’opinione, lobbies, promesse di autoregolamentazione, cause legali, ricerche finanziate dall’industria che hanno lo scopo di confondere le prove e tenere il pubblico nel dubbio. Le tattiche comprendono anche regali, donazioni e contributi a cause giuste per apparire rispettabili agli occhi dei politici e del pubblico” scrive Gavino Maciocco http://www.saluteinternazionale.info/2014/03/quando-coca-cola-sale-in-cattedra/ . Assistiamo così al paradosso per cui la Coca Cola promuove e finanzia campagne di prevenzione dell’obesità infantile, con lo scopo di favorire “stili di vita sani attraverso il coinvolgimento della comunità e delle famiglie”.La Coca Cola fa questo tipo di operazioni perché, assieme agli altri produttori di bevande zuccherate e, più in generale, di alimenti non salutari, è considerata corresponsabile dell’attuale pandemia di obesità, che inizia appunto in età infantile e giovanile. Numerose sono le ricerche scientifiche che provano al di là di ogni dubbio l’associazione tra assunzione di bevande zuccherate, direttamente proporzionale alla quantità e alla qualità del marketing delle stesse, e aumento dei tassi di sovrappeso e obesità nei bambini. Significativo è il fatto che quando la ricerca su questo tema è finanziata dall’industria non viene reso pubblico il dato dell’associazione tra consumo di bevande zuccherate e obesità.” E’ la denuncia dell’ Associazione Culturale Pediatri che segnala il rischio di operazioni in cui potenti operatori economici contribuiscono “a cause giuste per apparire rispettabili agli occhi dei politici e del pubblico”. “La mission di un partner privato (non solo Coca Cola, anche quella di eventuali altri partner simili) è diversa e contrastante rispetto a quella del partner pubblico; è quindi impossibile che non vi sia un conflitto d’interessi. Vi è poi il problema della perdita di fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, derivante in questo caso non dalla messa in atto di pratiche illegali o immorali, ma dall’alleanza con un partner identificato come un rischio per la salute. L’istituzione potrebbe perdere la sua capacità di sviluppare e mettere in atto politiche, di stabilire regole e di verificarne il rispetto; potrebbe perdere anche la capacità di alzare la voce in difesa dei suoi valori e arrivare al punto di autocensurarsi.”

Big Food, la coalizione delle industrie che controllano la produzione e la distribuzione globale dei prodotti alimentari e delle bevande dolcificate sa ben tutelare i suoi interessi nella formulazione dell’agenda per il controllo delle malattie croniche non trasmissibili, riuscendo con la sua attività di lobbying, a evitare qualsiasi intervento regolativo già nel corso del vertice delle Nazioni Unite del 2011 e si è battuta contro la tassazione e le limitazioni alla pubblicità nel corso dell’Assemblea Mondiale della Sanità del 2013. L’OMS ha proposto di dimezzare il consumo di zucchero dal 10 al 5% del totale delle calorie assunte giornalmente; le aziende sarebbero così costrette a commercializzare prodotti con meno zucchero. In questo caso anche la Ministra della Salute italiano si è fieramente opposta: «È un falso pretesto quello di porre un freno al dilagare dell’obesità, diabete e malattie cardiovascolari attraverso azioni del genere, che penalizzano i marchi italiani. Non si risolve nulla, ci vogliono iniziative di altro tenore». http://www.corriere.it/salute/nutrizione/14_novembre_19/zucchero-italia-contro-oms-lorenzin-sbagliato-dimezzarlo-813a75d4-6fb8-11e4-921c-2aaad98d1bf7.sh.

La tutela della salute è efficace quando si raggiunge un buon equilibrio tra benessere fisico e mentale attraverso uno stile di vita salutare. Le famiglie non possono essere lasciate sole: servono interventi strutturali e politici, strategie coordinate che incidano in modo durevole sulla salute della società. La Carta di Ottawa nel 1986, affermando che la salute non è solo una condizione fisica e non si raggiunge esclusivamente attraverso prestazioni mediche, ma anche con gli interventi coordinati di una pluralità di soggetti, dagli enti pubblici alle famiglie, dai mezzi di comunicazione alle organizzazioni della società civile, definisce lo sviluppo della salute come essenzialmente legata alle scelte politiche in tutti i settori e a ogni livello dell’organizzazione sociale. Occorre tornare a questo spirito perché gli interventi sanitari siano davvero efficaci.