Quando la scienza è al servizio del profitto, edizioni Lulu.com

E’ un libro coraggioso, che si legge facilmente e con estremo piacere. Illustra con puntualità e rigore scientifico la trasformazione del concetto di salute che l’industria farmaceutica persegue per incrementare le vendite dei propri prodotti, i farmaci. E’ un libro divulgativo, accessibile anche a chi non si occupa direttamente di medicina, che descrive benissimo argomenti di attualità che riguardano la vita e le scelte in ambito sanitario di tutti i giorni, dall’alimentazione agli stili di vita, dalle vaccinazioni alla sicurezza dei farmaci, dagli alimenti OGM al mercato delle malattie mentali.

Il dott. Ferraro, socio di AsSIS, ci ha inviato questo contributo che volentieri pubblichiamo.

LA MEDICINA DEGLI AFFARI a cura del dr. Guglielmo Ferraro

Screanzate logiche affaristiche e di potere inquinano fortemente la ricerca, producendo inevitabili rallentamenti nel difficile cammino della medicina, con gravi conseguenze, soprattutto sulla nostra salute.

La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente….

Ad affermare ciò è stato Randy Schekman, premio Nobel per la medicina nel 2013.

Un’attenta e paziente revisione scientifica mi ha consentito di documentare ampiamente i drammatici effetti di questa pseudoscienza, purtroppo sempre più in voga, rivolta esclusivamente al profitto e incurante delle sofferenze umane. Ho inteso inoltre richiamare l’attenzione su alcuni tra i più importanti risultati ottenuti da una coraggiosa ricerca indipendente, volutamente trascurati dai mass media, asserviti da sempre ai potenti, e violentemente rigettati da chi, ingloriosamente, detiene le redini della medicina. Sostenuto da un profondo desiderio di cambiamento, e non solo in ambito medico, mi auguro di essere riuscito a raggiungere gli obiettivi prefissatomi.

Potere e profitto, personale o corporativo, risultano, come egregiamente hanno evidenziato odierne vicende politiche, frequentemente associati. Nella moderna medicina degli affari questo diabolico intreccio ha prodotto, e continua a produrre, conseguenze catastrofiche.

Un esempio offerto da questa scienza malata, al servizio del profitto, è l’utilizzo indiscriminato delle statine, i farmaci per la cura dell’ipercolesterolemia. Le linee guida ufficiali, dettate dagli “esperti” assoldati dalle industrie, tendono ad abbassare sempre di più la soglia di normalità del tasso di colesterolo presente nel sangue.

Ciò ha avuto, come diretta e voluta conseguenza, una sempre maggiore diffusione di farmaci responsabili di gravi e non infrequenti effetti collaterali. Le aziende farmaceutiche insistono nel dire che essi si presentano solo nel 2-3% dei pazienti, ma la dottoressa Beatrice Golomb, della University of California di San Diego, che ha condotto diversi studi sugli effetti collaterali delle statine, ha invece scoperto che il 98% dei pazienti che assume Lipitor (atorvastatina) e un terzo dei pazienti che assume Mevacor (lovastatina) soffrono di dolori muscolari. E secondo i risultati delle sue ricerche i pazienti che fanno uso di statine per due o più anni hanno una probabilità da 4 a 14 volte maggiore di contrarre polineuropatie rispetto a chi non le utilizza. È da notare, peraltro, che nelle persone che ricorrono ad alti dosaggi e per lunghi periodi i danni al sistema nervoso periferico possono risultare del tutto irreversibili.

Tutte le statine possono provocare danni ai muscoli scheletrici e al muscolo cardiaco. L’evenienza più pericolosa è la rabdomiolisi, grave forma di lesione muscolare a cui consegue il rilascio nel torrente circolatorio di sostanze come acido urico, calcio, potassio e mioglobina, proteina assai tossica per l’apparato renale, che può causare gravi e a volte letali insufficienze renali.

I possibili danni a carico del muscolo cardiaco spiegano inoltre i numerosi casi di insufficienza cardiaca associabili all’uso delle statine. Questi farmaci sono stati approvati nel 1987 e negli Usa, dal 1989 al 1997, come ha sostenuto il cardiologo americano Peter H. Langsjoen, sono raddoppiate le morti per insufficienza cardiaca. Si tratta solo di una pura combinazione?

Numerosi studi sponsorizzati confermerebbero che la diminuzione della colesterolemia, ottenuta con le statine, riduce

anche i rischi di infarto e di ictus, ma parecchie ricerche autonome, non finanziate dalle solite case farmaceutiche, comprovano invece che l’uso di questi farmaci non modifica affatto il rischio di contrarre malattie cardiovascolari.

Questi studi vengono ovviamente spesso trascurati dalle più note riviste scientifiche e ciò basta a molti, purtroppo, per considerarli privi di fondamento. Ma i mezzi di informazione medica non sono depositari di verità assolute e costituiscono nelle mani di pochi potenti senza scrupoli un terribile strumento per la salvaguardia dei loro sporchi interessi, a discapito della collettività.

L’aterosclerosi viene comunemente e principalmente correlata, secondo un rapporto causa-effetto, con un alto tasso di colesterolo ematico. Spesso si ritiene, anche tra i medici, che questa correlazione sia indiscutibile e definitivamente accertata, ma in realtà non esistono prove serie ed inconfutabili a sostegno di tale teoria, tenacemente sostenuta dall’industria farmaceutica.

Oggi sappiamo che questa patologia può svilupparsi anche in individui con normali livelli di colesterolo totale, di LDL e HDL ed è anche noto che in almeno il 50% degli infartuati non si osservano elevati livelli lipidici. Assai significativo appare uno studio, pubblicato dall’American Heart Journal nel gennaio del 2009, in cui vennero analizzati 137.000 pazienti statunitensi affetti da crisi cardiaca, che rilevò normali tassi di colesterolo in circa il 75% di essi.

La ricerca medica è assai complessa e ha spesso fornito conclusioni contraddittorie. Persino scienziati seri e brillanti sono incappati in grossolani abbagli, perché in ogni studio scientifico possono facilmente celarsi degli errori. Ma quando le ricerche sono condotte da chi è al soldo dell’industria i loro esiti non possono che essere scontati e privi di qualsiasi credibilità.

Per tale motivo gran parte dei dati scientifici prodotti riguardo alle capacità terapeutiche delle statine risultano del tutto insignificanti.

L’industria, però, continua imperterrita a propagandarle e a promuoverle, anche come valide terapie per le più svariate patologie: cancro, sclerosi multipla, osteoporosi, ictus, degenerazione maculare, artrite, problemi di memoria e di apprendimento, Alzheimer e chi più ne ha più ne metta…

In un considerevole studio basato su un’ampia revisione scientifica, eseguito con l’ausilio di Pubmed, di Embase e del Cochrane database, e pubblicato nel 2013 dal Journal of Endocrine and Metabolic Diseases, Sherif Sultan e Niamh Hynes, del Galway University College Hospital, in Irlanda, hanno estesamente sottolineato l’inefficacia e la pericolosità delle statine, considerate la più grande frode medica mai perpetrata. “L’industria delle statine, con tutto il suo indotto, assomma a 20 miliardi di dollari all’anno. Stiamo osservando il dispiegarsi della peggiore tragedia medica di ogni tempo”. Queste sono le considerazioni con le quali i due ricercatori irlandesi hanno perentoriamente condannato l’utilizzo di questi farmaci.

Lo studio ha anche messo in rilievo un sensibile aumento del rischio di cancro e disfunzioni neurodegenerative negli anziani, collegato con l’assunzione di questi farmaci. È stato in particolare dimostrato che le statine possono aumentare di 1,6 volte il rischio di tumori della cute non melanoma e che il loro uso prolungato è correlato, come documentato da Vinogradova et al., con un incremento del rischio di tumori del colon-retto, della vescica e del polmone.

Sospinto da un forte bisogno di aria pura, ho effettuato ricerche ad ampio raggio riguardanti diversi settori della scienza medica. Gli psicofarmaci, i vaccini ed i chemioterapici rientrano, ad esempio, tra gli altri argomenti da me affrontati.

La scienza medica abbonda di teorie ben consolidate ma totalmente sbagliate e pertanto dannose. Smascherare questi falsi teoremi e chi li sostiene è un’impresa titanica, ma mi auguro di riuscire a far sorgere almeno qualche dubbio in chi ancora non l’avesse. È ora che la medicina si riappropri dell’alto valore morale e culturale che le si addicono e lasci finalmente da parte il losco mondo degli affari, per il bene della scienza, ma soprattutto per il bene di noi tutti.