Dunque: martedì 29 dicembre, positivi pari all’8,7 per cento dei tamponi. Una percentuale di almeno 4 punti inferiore a quella dei giorni di festa. Straordinaria caduta della positività nella popolazione, dunque? No. Semplicemente, nei giorni di festa, specialmente di grande festa come sono quelli del e attorno al Natale, ricorre al tampone un segmento di popolazione molto più a rischio dei segmenti di popolazione che vi ricorrono in giorni ordinari. Scomodarsi per andare a sottoporsi al tampone nei giorni del Natale senza che vi sia un rischio reale di essere positivi? E perché mai? Perché non aspettare un paio di giorni o tre in più? Ed ecco risolto il mistero del numero più basso di tamponi che si accompagna invariabilmente a più alte proporzioni di positivi durante le festività. Semplice, no?
Ma non troppo per i tanti virologi intervistati in questi giorni, tutti a rimarcare
  • l’andamento ascendente della contagiosità
  • conseguente all’allentamento delle misure di precauzione nei giorni delle grandi feste.

Poi dicono che gli italiani non si fidano fino in fondo degli scienziati – virologi, nella fattispecie. E se dicessimo che assai spesso questi ultimi fanno il possibile perché non ci si fidi di loro?