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IL CASO WAKEFIELD DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO

13 Gen , 2015  

Chi mastica qualcosa di vaccinazioni e medicina non può non avere sentito nominare, almeno una volta, Andrew Wakefield, gastroenterologo travolto da un mare di polemiche e in accuse da spy-story alla fine degli anni ’90 e primi anni 2000 per le posizioni che assunse sul legame tra vaccino antimorbillo e autismo, frutto degli studi da lui stesso condotti.
Figura bistrattata, vituperata, crocifissa mille volte dai tantissimi detrattori e santificata altrettante volte da famiglie e movimenti. Ma, come spesso accade in questi casi, quando il rumore si fa assordante si dimentica di fare quel lavoro, unico utile, di riflessione ragionata basata sul buon senso, sui dati e sulle evidenze scientifiche, contraddittorie o meno che siano.
Ciò che ha fatto il dottor Carlo Alessandria0, gastroenterologo torinese che dal 2010 tratta bambini con disturbi dello spettro autistico (qui il suo CV), è stato proprio quello di sottoporre il lavoro di Wakefield ad una minuziosa e rigorosa disamina dal punto di vista scientifico. Disamina dalla quale emerge chiaramente che Wakefield non è certo un eroe, poiché non sempre nitido e impeccabile in svariati passaggi della vicenda che lo ha riguardato; ma dalla quale emerge altresì che “dall’altra parte” molti hanno agito scorrettamente (a volte in modo palesemente criminale) facendo quello che volevano quando volevano, di fatto rovinando la vita sua e della sua famiglia.

Ecco l’intervento del dottor Carlo Alessandria:

«Nel febbraio del 1998 la rivista scientifica inglese “The Lancet”, fondata agli inizi del 1800 e considerata dalla comunità scientifica tra le più prestigiose al mondo, pubblicò un lavoro del Royal Free Hospital di Londra intitolato “Ileal lymphoid nodular hyperplasia, non-specific colitis and pervasive developmental disorder in children1, il cui primo autore era Andrew J. Wakefield.
gastrLo scopo di questo lavoro era studiare una serie di bambini con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) che manifestavano contemporaneamente sintomi gastro-intestinali, come diarrea e dolore addominale. In questo articolo Wakefield e colleghi descrissero la presenza di una forma aspecifica di colite in tutti e 12 i bambini che presero parte allo studio ed alcuni elementi ricorrenti li portarono ad ipotizzare un nesso causale con il vaccino anti morbillo-parotite-rosolia (MPR).
Gli elementi a sostegno di questa ipotesi erano:

  1. la maggior parte dei bambini (9 su 12)  aveva iniziato a mostrare disturbi neuropischiatrici dopo la vaccinazione MPR (8) o l’infezione da parte del virus del morbillo (1)
  2. esistevano precedenti studi scientifici di altri autori che legavano l’insorgere sia di malattie infiammatorie intestinali sia di sintomi neuropsichiatrici tipici dell’autismo con l’infezione da morbillo o il vaccino antimorbillo o MPR.

Pur esplicitando nel testo che i dati a disposizione non erano sufficienti per stabilire un nesso causale tra la vaccinazione e  questa sindrome (autismo+enterocolite), gli autori suggerirono questa possibilità. Lo studio ebbe una risonanza mondiale, con le note conseguenze che caratterizzarono negli anni il “caso Wakefield” e che portarono alla sua radiazione dall’Ordine dei Medici ad opera del British Medical Council; quest’ultime vicende sono qui solo accennate e non trattate nel  dettaglio, non essendo questo lo scopo della presente relazione.

Nel 2004 quasi tutti i coautori del lavoro pubblicarono, sempre su The Lancet, una ritrattazione, in cui esplicitarono che si dissociavano da quanto loro stessi avevano scritto 6 anni prima e cioè dalla teorica possibilità di un nesso causale tra vaccinazione anti-MPR e autismo2.
Infine, nel 2010 (12 anni dopo la pubblicazione del lavoro di Wakefield e colleghi) la rivista The Lancet in un breve comunicato, a firma dei suoi editori, ha annunciato di aver ritirato il suddetto articolo3, motivando tale decisione con dei vizi procedurali e di forma nella conduzione dello studio (nello specifico l’assenza della autorizzazione da parte del Comitato Etico del Royal Free Hospital, accuse peraltro basate sulla sottile e spesso incerta linea di confine tra assistenza medica a quei bambini e ricerca clinica e sempre smentite da Wakefield). Altre e più infamanti menzogne da parte di The Sunday Times a firma Brian Deer (come quella di aver falsificato i dati anamnestici e i riscontri anatomo-patologici di quei bambini o di essere stato sovvenzionato da avvocati di famiglie che miravano solo a trovare un appiglio per ottenere risarcimenti milionari dalle autorità britanniche incolpando le vaccinazioni delle malattie dei loro figli) furono in seguito smentite dalle prove prodotte da Wakefield stesso. Ad ogni modo, la notizia del ritiro dell’articolo da parte di The Lancet anche in questo caso venne diffusa ampiamente dai mass media, ma in modo distorto, inducendo a credere che lo studio fosse stato ritirato non per vizi di forma, ma per l’infondatezza delle conclusioni a cui era giunto.

Dal punto di vista scientifico negli anni successivi la ricerca ha continuato a studiare i bambini affetti da disturbo dello spettro autistico. Sintetizzando, allo stato attuale possiamo affermare che:

  1. numerosi studi pubblicati da gruppi di ricerca diversi da quello del Royal Free Hospital hanno confermato i dati pubblicati da Wakefield e colleghi sulla presenza di una forma aspecifica di infiammazione che colpisce il tratto gastro-intestinale in questi bambini, spesso configurando un quadro di enterocolite, a volte anche molto severa.
  2. altri studi hanno confermato il possibile nesso causale tra virus del morbillo, vaccinazione antimorbillosa o MPR da una parte ed enterocolite e autismo dall’altra (vedi oltre per riferimenti bibliografici), supportando il lavoro del Royal Free Hospital

Ripercorriamo qui brevemente i lavori scientifici di maggior rilievo, pubblicati prima e dopo l’articolo di Wakefield del 1998 e indicanti un possibile nesso causale tra i virus di morbillo, rosolia, parotite o i rispettivi vaccini (singoli o combinati) e disturbi neurologici o autismo.
In parallelo saranno riportati alcuni eventi salienti che a partire dagli anni ’80 condizionarono il lavoro del Royal Free Hospital e che per la loro importanza oggettiva e risonanza mediatica condizionarono certamente il corso del “caso Wakefield”.

Già nel 1971 Chess S. descrisse un caso di autismo successivo allo sviluppo di una rosolia congenita4. Di lì a poco Rivinus5 prima e Deykin6 poi riportarono dei casi di autismo insorti in seguito a infezione da virus del morbillo e della parotite. Queste pubblicazioni meritano di essere menzionate, in quanto fanno esplicito riferimento all’autismo, mentre era già noto da tempo come il virus del morbillo, in particolare, potesse causare quadri anche molto gravi di encefalite7. Dunque, già dagli anni ’70 è nota la possibilità di sviluppare un disturbo dello spettro autistico in seguito a un insulto virale, in particolar modo riferito a morbillo, rosolia, parotite.  Tuttavia i primi report di una certa rilevanza su danni neurologici successivi a inoculazione del vaccino MPR sono tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, anni in cui due diversi gruppi descrivono dei casi di meningite dopo vaccinazione MPR8-10.
In particolare, nel 1986 in Canada viene riconosciuta la pericolosità del vaccino MPR TRIVIRIX, contenente in ceppo Urabe AM-9, responsabile di molti casi di meningite.8  Nel 1987 tale vaccino viene cautelativamente sospeso dal mercato dalle autorità canadesi (più avanti, nel 1990, sarà ufficialmente vietato il suo impiego in Canada, Malaysia, Filippine e Singapore).
Nel 1988 Andrew Wakefield inizia a lavorare al Royal Free Hospital.. Nello stesso anno il sopra citato vaccino MPR TRIVIRIX viene rinominato PLUSERIX e con tale marchio commercializzato anche nel Regno unito. Di lì a poco, nuovo casi di meningite sono riportati proprio nel Regno Unito9  e in Giappone10. Le autorità britanniche, e in particolare il Joint Committee on Vaccination and Immunization (JCVI), pur consapevoli della situazione decisero di non procedere in alcun modo, continuando a permettere l’utilizzo di quel vaccino.
E non è tutto. Nel 1989 un secondo vaccino contenente il pericoloso ceppo Urabe fu approvato con il nome di Immravax nel Regno Unito, senza alcun cenno ufficiale o preoccupazione circa il possibile insorgere di meningite post-vaccinica.
Solo nel 1992, dopo molti report di bambini colpiti da meningite e nel corso di una campagna di stampa accusatoria nei confronti del governo britannico, Pluserix e Immravax saranno definitivamente sospesi e sostituiti da un nuovo vaccino.

Si arriva così al 1994, anno in cui Rutter pubblica una revisione sulle possibili cause dell’autismo, suggerendo che non può essere escluso un legame con le vaccinazioni.11
Il 1995 è un anno di fondamentale importanza: vede la luce una pubblicazione del gruppo del Royal Free Hospital in cui veniva suggerito il fatto che il vaccino anti-morbillo potesse costituire un fattore di rischio per l’insorgenza di malattie infiammatorie croniche intestinali quali la malattia di Crohn e la retto-colite ulcerosa12, campo di interesse principale del gruppo gastroenterologico del Royal Free Hospital. Occorre infatti ricordare come sin dagli anni ’80 le malattie infiammatorie intestinali abbiano costituito l’interesse principale di Wakefield e colleghi, che in pochi anni a cavallo tra gli anni ’80 e i primi anni ‘90 pubblicarono molti lavori importanti raggiungendo un grado di notorietà ragguardevole all’interno della comunità scientifica internazionale 13 14 15 16 17 18 19
Già dall’inizio degli anni ’90 e per tutta la decade successiva il gruppo del Royal Free Hospital, sulla scia dei dati precedentemente citati e risalenti agli anni ‘70 e ’80, mostrò molto interesse per il possibile ruolo causale di differenti virus (in particolare quello del morbillo) nell’insorgere di malattie infiammatorie intestinali, come evidenziato da una serie di articoli accolti con interesse dalla comunità medica 20 21  22 23 24 25. In particolare venne dimostrato come la presenza del virus del morbillo persista nella mucosa intestinale malata molto tempo dopo l’infezione acuta 26 e come una infezione morbillosa contratta in utero possa esitare in una malattia di Crohn conclamata 27.  Dunque, il dottor Wakefield disponeva all’inizio degli anni ’90 di molti dati a favore di questa tesi e già nel 1992, e poi ancora nel 1993 e nel 1994, espresse alle autorità britanniche le sue preoccupazioni circa la sicurezza del vaccino anti morbillo e circa un possibile nesso causale con la malattia di Crohn, chiedendo un incontro formale e dei fondi economici per eseguire una ricerca volta a verificare la fondatezza di questi sospetti. Il già citato lavoro di Thompson12 pubblicato nel 1995 su The Lancet diede in seguito una risposta affermativa, suggerendo un possibile legame tra vaccinazione anti-morbillo e malattie infiammatorie intestinali.

Tra il 1995 e il 1997 due lavori, uno danese e l’altro israeliano, collegarono l’infezione da virus del morbillo e la vaccinazione MPR con la comparsa di disturbi neurologici gravi, come atassia28 e autismo29. Allo stesso modo, vide la luce un altro articolo del gruppo del Royal Free sulla possibile connessione tra vaccinazione anti-morbillo e malattia di Crohn 30.
Sulla scia di questi dati provenienti da più gruppi di studio, nel 1995 Wakefield e colleghi ideano uno studio endoscopico che prevede l’esecuzione di colonscopie e studio retrogrado dell’ileo terminale con biopsie multiple in bambini con disturbi intestinali e autismo. Lo studio viene approvato dal Comitato Etico di riferimento, i primi bambini sono sottoposti a esame endoscopico tra il 1996 e il 1997. Nel febbraio del 1997 si svolge al Royal Free Hospital, su richiesta di Wakefield, un incontro tra esponenti del JCVI e il ricercatore, per esporre loro le rilevanti preoccupazioni sul possibile nesso tra vaccinazione MPR e autismo. Non fu preso alcun provvedimento.  In marzo, anzi, il JCVI bollò come “semplici interpretazioni dei genitori” i diversi report ricevuti sull’insorgere di sintomi compatibili con DSA dopo il vaccino MPR, sollecitando i medici sul territorio a fornire prove “più consistenti” sulla questione. In settembre avviene finalmente l’incontro tra Wakefield e il ministro della salute britannico (Tessa Jowell), insieme ad avvocati e rappresentanti dei genitori. Wakefield chiede che venga attuata una analisi indipendente da parte di esperti sul possibile nesso tra vaccino MPR e autismo. Il parere del ministero è tuttavia negativo. Nel febbraio del 1998 viene pubblicato lo studio del Royal Free Hospital, primo nome Wakefield AJ1, in cui viene ipotizzata la possibile esistenza di un nesso causale tra il vaccino anti morbillo-rosolia-parotite, enterocolite e autismo.
Il mese successivo la prestigiosa rivista americana Pediatrics pubblica un articolo relativo al registro USA del programma di indennizzo dei danni da vaccino (US National Vaccine Injury Compensation Program), dove vengono descritti danni neurologici permanenti e decessi successivi alla vaccinazione MPR 31.
E’ da evidenziare come già l’anno successivo altri ricercatori confermarono i dati riportati da Wakefield sulla presenza di alterazioni infiammatorie severe nell’intestino in bambini affetti da autismo 32 33.
Si arriva quindi al 2000, anno in cui viene pubblicato un altro importante studio che fece clamore. Lo stesso gruppo danese che aveva precedente pubblicato nel 199528 la possibile correlazione tra vaccino MPR e atassia, ora conferma che alcuni di quei bambini erano stati danneggiati irreversibilmente dal vaccino, sviluppando in seguito un DSA 34 .
A differenza di quanto si sarebbe portati a credere leggendo i risvolti giornalistici del caso Wakefield, negli anni successivi il gruppo del ricercatore inglese continuò a pubblicare con successo, sempre indagando la correlazione tra virus del morbillo, vaccinazione e malattie infiammatorie intestinali, con una particolare attenzione alla caratterizzazione della disregolazione immunitaria di questa “nuova” forma di enterocolite descritta nei bambini affetti da DSA 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44.
In particolare, uno di questi lavori40 dimostrò la presenza del virus del morbillo nella mucosa intestinale di 75 su 91 (82%) bambini affetti da DSA ed enterocolite, contro 5 su 70 (7%) bambini non affetti da DSA e indagati mediante colonscopia per sintomi gastrointestinali o per la presenza di malattia di Crohn o retto-colite ulcerosa (p<0,0001). Questi dati dunque confermarono in modo incontrovertibile l’esistenza di una associazione tra virus del morbillo ed enterocolite nei soggetti con DSA.
Siamo al 2004, anno della nota ritrattazione2 da parte di quasi tutti i coautori dello studio del 19981.  A questa Wakefield rispose sulle pagine della stessa rivista, ribadendo la correttezza dei dati pubblicati, quasi inascoltato 45.
E tuttavia il 2004 è proprio l’anno in cui venne pubblicato il ritrovamento del virus del morbillo nel liquido cerebro-spinale di 3 dei bambini (su 3 analizzati, 100%) affetti da autismo ed enterocolite studiati da Wakefield1 (tutti e 3 positivi per la presenza di virus del morbillo nella mucosa intestinale40), a fronte della assenza del virus del morbillo nel liquor dei 3 bambini utilizzati come gruppo di controllo (pazienti con idrocefalo). Gli autori conclusero che dunque il nesso tra vaccinazione MPR, autismo ed enterocolite non era solo possibile, ma altamente probabile 46.

Proprio dal 2004, anno della ritrattazione, iniziano le pressioni del British Medical Council (BMC)  affinché venga attivato un procedimento formale contro Wakefield. Molto rilevante è l’azione degli organi di stampa in quegli anni e in particolare del giornalista Brian Deer del The Sunday Times.

E’ interessante e allo stesso tempo inquietante notare che:

  •  il BMC nel 2006 abbia inizialmente messo a capo del collegio giudicante il professor McDevitt, il quale anni prima aveva fatto parte del JCVI durante l’utilizzo scellerato dei vaccini contenenti il ceppo Urabe e quindi in chiaro conflitto di interesse. McDevitt fu successivamente rimosso dall’incarico
  • nel 2009 James Murdoch (figlio del magnate Rupert Murdock proprietario di molte testate gionalistiche e televisioni) alto dirigente di una società che possiede anche il The Sunday Times (il giornale in cui lavorava Deer) entra nel consiglio di amministrazione di GlaxoSmithKline, ovvero una delle case farmaceutiche (peraltro britannica) produttrici del vaccino incriminato dallo studio di Wakefield. E’ proprio nel 2009 che il giornalista Brian Deer affonda il colpo, pubblicando sul suddetto giornale una serie di articoli in cui accusa Wakefield di aver manipolato i dati dello studio
  • il dottor Wakefield venne anche condannato in primo grado dalla giustizia britannica. I genitori dei bambini da lui curati non furono ammessi a testimoniare a suo favore nel corso del dibattimento. Il magistrato responsabile di tale condotta fu Sir Nigel Davis, il cui fratello, Sir Crispin Davis, era sia  membro del consiglio direttivo di Elsevier, gruppo editoriale a cui fa capo The Lancet, sia membro del consiglio di amministrazione di  GlaxoSmithKline, proprio come James Murdoch

Ogni commento pare davvero superfluo nei confronti delle autorità che in uno stato democratico hanno permesso l’esistenza di questi enormi conflitti di interesse.

Nel 2007, finalmente, iniziò il processo a Wakefield da parte del British Medical Council. Si concluderà nel 2010, con la radiazione del medico. Di lì a poco avverrà il ritiro ufficiale dello studio da parte degli editori di The Lancet3. Ad oggi (2014) sono ancora in attesa i ricorsi messi in atto dal dottor Wakefield contro la condanna in primo grado per frode da parte della giustizia britannica e contro la radiazione dall’Ordine dei medici.

Wakefield pubblicò ancora fino al 2006 47 48, continuando a studiare le caratteristiche immunologiche e i risvolti clinici di quella che ormai veniva definita “enterocolite autistica”.
Confermando la veridicità dei dati riportati dal gruppo del Royal Free Hospital in quegli anni e anche successivamente furono pubblicati numerosi altri  lavori che confermavano l’esistenza di una disregolazione del sistema immunitario associata a malattia infiammatoria dell’apparato digerente  nei soggetti con autismo 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63. Come si potrà rilevare dalle note bibliografiche, questi studi furono quasi nella totalità svolti da gruppi di ricercatori che nulla avevano a che vedere con il Dottor Wakefield e con le vicende giornalistico-giudiziarie che seguirono. La riproducibilità dei fatti è uno degli elementi su cui si basano le moderne acquisizioni scientifiche ed è dunque corretto evidenziare come queste pubblicazioni rendano merito e giustizia al lavoro del Royal Free Hospital e del dottor Wakefield in particolare. Per ultimo, ma non certo in ordine di importanza, bisogna ricordare che fino al 2011 gli Stati Uniti, mediante il loro Vaccine Injury Compensation Program, hanno riconosciuto in migliaia di casi un nesso causale tra vaccinazioni (tra le quali anche quella MPR) e danni cerebrali (dei quali 83 di autismo), risarcendo, per quanto questo termine sia improprio trattandosi di gravi danni cerebrali, le famiglie delle piccole vittime 64.

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