Considerazioni tecniche sul
Decreto del Presidente della Giunta Regionale toscana (D.P.G.R.) 30 luglio 2018 n. 43/R1
frutto della delibera 506 del 17 maggio 2018 votata all’unanimità dalla giunta regionale2

Premessa

Dopo un attento esame della documentazione e degli atti che hanno portato all’emanazione di una ennesima eclatante mistificazione, esprimiamo la nostra assoluta contrarietà ed indignazione per il capovolgimento che nel D.P.G.R. in oggetto viene enunciato nei confronti delle norme comunitarie e nazionali che richiedono una maggiore tutela delle acque sotterranee destinate all’uso potabile.
Il D.P.G.R., pur essendo complesso e ricco di richiami a norme europee e nazionali, non ha
permesso ai tecnici ed agli esperti delle Associazioni firmatarie – che l’hanno studiato in modo
approfondito e puntuale – di ravvisare elementi di coerenza con le norme citate, neppure attraverso “scorciatoie” e/o sottointerpretazioni che consentano di giustificare quanto deliberato.

PUFF (Piano per l’ Uso sostenibile dei prodotti Fitosanitari e dei Fertilizzanti): di che si tratta?

Sono ad oggi 13 le Associazione firmatarie del documento sul PUFF (Piano Utilizzo Fitofarmaci Fitosanitari) della Regione Toscana. Verrà aggiornato con le adesioni che via arriveranno.
Il Piano della regione, facendo finta di recepire le norme europee e i decreti legislativi italiani, consentirà di fatto in Toscana l’utilizzazione agevolata del glifosate e di altri 28 pesticidi, proprio nelle Aree di rispetto a ridosso delle sorgenti e dei pozzi di attingimento per la rete idrica potabile.
Nelle cosiddette “aree di salvaguardia” il D.Lgs 152/2006, in vigore in tutta Italia, vieta lo spandimento di fertilizzanti e pesticidi con sanzioni che oscillano tra i 600 e i 6000 euro (rispetto ai 2-6 anni di reclusione e 10.000-100.000 euro previste dall’articolo 452 bis del codice penale), ma la Giunta Regionale Toscana, con il suo “anomalo” PUFF, al contrario, lo agevola; infatti, al punto 6 del “bizzarro” preambolo del D.P.G.R., autorizza le aziende agricole all’uso del glifosate e di altri 28 pesticidi, senza dover redigere “uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche”, come previsto esplicitamente dal D.lgs 152/2006 ( art.94, comma 4, lettera c).
La Giunta Regionale, infatti, ha deciso di sostituire il piano di cui sopra – specificamente redatto per
ogni situazione – con un Piano regionale per l’Uso sostenibile dei prodotti Fitosanitari e dei Fertilizzanti,
“unico e valido in tutti i casi”, indipendentemente dalla particolare natura del suolo e dalla vulnerabilità dei corpi idrici. Ben diversamente hanno fatto altre Regioni, come ad esempio il Piemonte che ha egregiamente codificato già dal 20073 le procedure a cui le singole aziende devono attenersi per redigere i piani di cui all’art. 94 del D.Lgs 152/2006.

Con questo trucco il PUFF toscano diventa un grande ”BLUFF” che paradossalmente elimina il divieto d’uso di tutti i pesticidi nel raggio di 200 metri dai punti di captazione dell’acqua per uso potabile (comma 4 art. 94 D.lgs 152/2006) in vigore da 12 anni 4.

L’utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle aree di salvaguardia è mal definito senza prima procedere alla loro effettiva perimetrazione: i criteri di delimitazione ed estensione devono essere “stabiliti in funzione delle caratteristiche geologiche, idrogeologiche, idrologiche, idrochimiche delle sorgenti, dei pozzi, e dei punti di presa da acque superficiali”. L’area di salvaguardia, come attualmente definita con criterio puramente geometrico (200 metri di raggio dal punto di captazione) individua superfici minimali, per cui il reale impatto dell’uso di fitosanitari e fertilizzanti sulle acque destinate al consumo umano è di proporzioni ben più pesante. Non vengano distinte zone di tutela assoluta e zone di rispetto. L’eventuale piano di utilizzazione di pesticidi e fertilizzanti, che permetterebbe di derogare al divieto di impiego di tali sostanze, per la norma nazionale si riferisce alla sola zona di rispetto, in quanto la zona di tutela assoluta “deve essere adeguatamente protetta” ed “essere adibita esclusivamente a opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio”. Secondo il PUFF toscano, invece, stando alla lettera, l’uso dei pesticidi è ammesso – nei limiti ed alle condizioni prescritte dal Piano – “nelle aree di salvaguardia delle captazioni”, senza distinzione tra zona di tutela assoluta e zona di rispetto. Tale ambiguità, quand’anche frutto di semplice sciatteria, può aprire il varco a interpretazioni di comodo pericolose per la salute pubblica.

Per rendersene conto, basta visitare il sito istituzionale http://sira.arpat.toscana.it/sira/progetti/captazioni/mappa/map.php : restringendo il campo di ricerca, ad esempio, al comune di Pistoia ( “capitale del glifosato”), è facile riscontrare la presenza di captazioni idriche profonde per uso potabile nel bel mezzo dei vivai.

Con questo regolamento, che merita appieno  l’appellativo di BLUFF, 29 pesticidi sono utilizzabili senza nessun piano aziendale di utilizzazione su qualsiasi tipo di terreno, fosse anche sabbioso, a ridosso dei pozzi e delle sorgenti da cui si preleva acqua potabile.

Il principio di precauzione sancito dalla CE, dalla direttiva CE 2009/128 e dal Regolamento CE 1107/2009, viene calpestato ignorando gli impatti dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente.

La considerazione che nelle aree vulnerabili è “opportuno ridurre il più possibile, o, se del caso, eliminare il ricorso ai pesticidi” (considerata 15 direttiva Ce 2009/128) è letteralmente capovolta!

Le scelte della Regione Toscana rappresentano una minaccia per le inevitabili ricadute sia sulla salute umana, in particolare sulla porzione più fragile della popolazione (donne in gravidanza, neonati, bambini, anziani) che vedrà ulteriormente compromessa la risorsa più importante per la vita, sia per gli ecosistemi, già in pessime condizioni, ignorando che esiste una agricoltura produttiva che non fa uso di pesticidi, l’unica possibile in aree di salvaguardia, che coniuga in modo etico lavoro e salute.

Mentre in tantissimi comuni in tutta Italia ed in molte Regioni, si perfezionano regolamenti, delibere e ordinanze per limitare l’inquinamento delle risorse naturali primarie (acqua, terra ed aria) causato dai pesticidi, per salvaguardare la salute della popolazione, gruppi vulnerabili in primis;

mentre l’unico mercato agricolo in crescita a livello toscano, italiano ed europeo è proprio quello bio con una tendenza ormai abbracciata dalla normativa europea in itinere, dalle più grandi imprese dell’agroalimentare e dalla grande distribuzione, lasciando sopravvivere l’agricoltura convenzionale, con tutta la sua chimica nel piatto, solo grazie ai contributi europei;

considerando che la competitività delle aziende toscane rispetto al sistema nazionale ed al sistema di competizione globale, come dimostra l’escalation delle produzioni biologiche, non è determinabile in base alla possibilità di usare 300 pesticidi immessi nel mercato anche on line, così come si preoccupano di far credere gli assessori toscani e le confederazioni coinvolte;

mentre 40 vivai italiani certificano produzioni bio di tutto rispetto dimostrando che è possibile gestire anche questo settore con tecniche ecologiche così come il mercato richiede;

mentre lo scontento in tutto il mondo per la politica arrogante della Monsanto e verso l’utilizzo perverso del Glifosate, prendono il sopravvento sulle pressioni economiche che Big Pharma è in grado di esercitare su chi detiene il potere;

mentre coerentemente il presidente Rossi, in occasione della sentenza statunitense contro la Monsanto, sulla sua pagina facebook si dichiara contrario all’uso di glifosate solo qualche giorno dopo aver firmato il D.P.G.R.,

LA GIUNTA REGIONALE DELLA TOSCANA VA IN DIREZIONE OPPOSTA

Serve quindi attivarsi per contrastare l’arroganza, l’ignoranza, la supina sottomissione ad interessi economici contrari all’evoluzione in atto nel mondo agricolo, al rispetto dell’ambiente e alla difesa della salute; pronti a rivolgersi ad ogni competente Autorità Giudiziaria per la tutela della salute umana e dell’ambiente patrimonio di tutti.

Continuate a scrivere e a chiedere ragione agli indirizzi segnalati http://www.assis.it/glifosato-e-insetticidi-le-acque-della-regione-toscana-sono-a-rischio/

e diffondiamo il documento allegato