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Il vaccino non funziona? Pazienza!

15 Feb , 2015  

a cura della Dott.ssa Claudia Grimaldi

Siamo quasi alla fine della “stagione dell’influenza” e, anche se i bilanci non sono definitivi, appaiono le prime stime sull’epidemia e sull’efficacia delle vaccinazioni.
Nonostante il crollo delle coperture vaccinali a causa della vicenda Fluad, l’andamento dell’influenza di quest’anno non si discosta dalla media delle stagioni precedenti in Italia né per numero di casi né per gravità della patologia. Se a una riduzione significativa delle coperture vaccinale non ha corrisposto un incremento altrettanto significativo dell’incidenza dell’influenza (non delle sindromi influenzali che sono altra cosa) appare evidente che l’efficacia della strategia vaccinale è tutta da dimostrare.

Valutare l’efficacia della vaccinazione

Sull’efficacia della vaccinazione antinfluenzale riportiamo quanto appare sul sito dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) USA. Al di là di una difesa d’ufficio della vaccinazione (che sinceramente ricorda i tentativi di arrampicarsi sugli specchi) si legge:

L’efficacia del vaccino può variare in base a chi lo riceve. Almeno due fattori giocano un ruolo importante nel determinare con quanta probabilità il vaccino proteggerà una persona dalla malattia influenzale:

  1. le caratteristiche della persona vaccinata (come l’età e lo stato di salute) e

  2. la somiglianza o “compatibilità” tra i virus per proteggere dai quali il vaccino influenzale è stato disegnato ed i virus influenzali circolanti nella comunità.

Negli anni in cui il vaccino influenzale non presenta una buona compatibilità con i virus circolanti, è possibile che non si osservi alcun effetto benefico del vaccino influenzale. Negli anni in cui c’è una buona compatibilità tra il vaccino influenzale ed i virus circolanti, è possibile apprezzare sostanziali benefici da parte della vaccinazione in termini di prevenzione della malattia influenzale. Comunque, anche negli anni in cui la compatibilità del vaccino è molto buona, i benefici della vaccinazione potrebbero variare nell’ambito della popolazione, in base alle caratteristiche della persona che viene vaccinata e, potenzialmente, anche in base a quale vaccino è stato utilizzato.”

Quest’anno la compatibilità tra i virus del vaccino e quelli realmente circolanti è stata molto scarsa, tanto che, secondo fonti inglesi, l’efficacia del vaccino anti-influenzale a metà stagione, è stata del 3,4%, e quella verso il sierotipo A/H3N2  è addirittura negativa ( -2,3 %, cioè sono ricorse alle cure mediche più persone vaccinate e colpite dall’ A(H3N2) che persone non vaccinate e colpite dallo stesso virus).1

Insomma, la previsione è stata sbagliata. PazienzaPazienza, può capitare anche ai migliori scienziati. Ma anche quando la previsione è corretta, non è che l’efficacia sia così brillante. Sempre i CdC affermano: “il vaccino può ridurre il rischio di malattia influenzale di circa il 50-60% nell’intera popolazione durante le stagioni in cui la maggior parte dei virus circolanti sono simili ai virus per proteggere dai quali è stato disegnato il vaccino influenzale”.

Questo è il risultato quando la previsione tra il virus contenuto nel vaccino e quello circolante è corretta!

Chi vaccinare contro l’influenza

Ancora più interessante è l’affermazione seguente: nonostante il vaccino sia consigliato ai soggetti con patologie croniche o agli ultra 65enni, secondo i CdC “ la protezione offerta può variare notevolmente in base a chi viene vaccinato (oltre che a quanto il vaccino è compatibile con i virus circolanti). In generale, il vaccino influenzale funziona meglio tra gli adulti sani ed i bambini più grandi. Alcune persone anziane e persone con certe patologie croniche posso sviluppare una minore immunità rispetto ai bambini ed agli adulti sani dopo la vaccinazione”.

Quindi il vaccino se funziona, quando funziona, nella percentuale minoritaria dei casi in cui funziona, lo farà principalmente tra gli adulti sani, vale a dire tra quella parte di popolazione che è a minor rischio di sviluppare complicazioni causate dall’influenza.

Naturalmente i CdC continuano a consigliare la vaccinazione antinfluenzale. La differenza importante rispetto agli integralisti pro vaccino di casa nostra, quelli che si fanno vaccinare anche due volte davanti le telecamere televisive, è che i dati americani sull’inefficacia vaccinale non vengono nascosti ma resi pubblici.

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