a cura del Dr. Roberto Gava

cuoreassisPochi giorni fa si è presentato a visita cardiologica un paziente di 64 anni di nome Fortunato. Aveva avuto un infarto miocardico a 42 anni e veniva per un controllo specialistico, dato che da vari anni non si era più sottoposto a visite cardiologiche. Viso sereno, sorridente, pieno, arrossato dal sole, in evidente sovrappeso: 161 cm di altezza con 95 kg di peso!

L’addome spiccava tanto quanto il suo viso sorridente e durante l’esame obiettivo la superficie addominale era talmente tesa e dura, a causa dell’abbondanza in adipe, che ho avuto difficoltà a palpare gli organi addominali e ho dovuto far uso della percussione per delimitare il fegato, che risultava ovviamente debordante 3-4 dita sotto l’arcata costale. L’obiettività cardiovascolare evidenziava toni cardiaci lontani, ritmici, ma interrotti da numerose extrasistoli, con un piccolo soffio vascolare alla carotide sx e all’arteria iliaco-femorale dx, con polsi arteriosi periferici iposfigmici alle arterie tibiali anteriori e posteriori. L’obiettività polmonare svelava la marcata difficoltà che il diaframma aveva di abbassarsi per l’ostacolo fornito dall’addome molto prominente e quindi il murmore vescicolare polmonare era molto debole e corto con un’espansione estremamente limitata delle basi. Infine, la tiroide era un po’ ingrossata (piccolo gozzetto) e gli arti inferiori mostravano edemi evidenti. La pressione, in compenso, era molto buona (110/80 mmHg), ma mi sono chiesto se fosse veramente un buon segno, dato che poteva essere anche indice di una scarsa compliance cardiaca, visti gli edemi periferici.
Comunque, il paziente era contento e questo, per lui, era importante.

Per melacuoreassisme invece era importante fargli capire che la sua situazione era un po’ precaria dal punto di vista cardiovascolare. Infatti, dato che aveva avuto un infarto cardiaco non trascurabile, che una parte del suo cuore era acinetica (non si contraeva) e la rimanente aveva una circolazione coronarica globalmente compromessa, mi sembrava logico, sensato e anche facilmente comprensibile spiegargli che doveva impegnarsi al massimo per perdere peso, in modo da non affaticare ulteriormente il cuore e correre il serio pericolo di avere un secondo e ben più grave infarto miocardico o di avere uno scompenso cardiaco congestizio o qualche complicanza aritmica (come la fibrillazione atriale, molto frequente in questi pazienti) con il conseguente pericolo anche di un ictus cerebrale.
Mentre gli spiegavo queste cose, lui mi lasciava parlare guardandomi in volto e sorrideva leggermente. Alla fine del mio discorso, sempre sorridendo, mi ha detto: “Dottore, ma ci sono tante cose buone da mangiare e io digerisco bene anche i sassi”.
Allora gli ho fatto vedere l’elettrocardiogramma, con i bassi voltaggi delle 12 derivazioni, il tratto ST ampiamente sottoslivellato a livello anteriore e laterale e gli ho spiegato che la sua scelta era poco responsabile e molto pericolosa.

Come conclusione di tutta la mia spiegazione scientifica, però, la sua risposta è stata: “Dottore, è meglio vivere da malati e morire sani oppure è meglio vivere da sani e morire malati? Lei non pensa di morire prima o poi?”.
Il discorso si stava facendo filosofico: stavo per rispondere che si può vivere bene anche seguendo una corretta igiene di vita; stavo per invocare il buon senso e la responsabilità che ognuno ha verso se stesso e verso i familiari che ci devono poi gestire nella malattia e il fatto che la nostra vita è sacra e che non possiamo disporre di essa a nostro piacimento; stavo per invocare anche la mancanza di correttezza verso la Comunità, dato che la sua malattia con i conseguenti ricoveri, farmaci ed esami gratuiti (esenzione per patologia) sono pagati con le tasse di tutti, … ma lui mi ha prevenuto, ribadendo che questa vita va vissuta pienamente, in modo da godere anche dei piaceri del bere e del mangiare, degli amici, del rilassamento, della leggerezza del divertimento, … dato che “del domani non c’è certezza”.
Paid-Sick-LeaveHo allora risposto che vedevo spesso persone nelle sue condizioni che morivano a causa di un secondo infarto o per scompenso cardiaco o ictus cerebrale e che neppure io avevo certezze, ma che la Scienza Medica e l’esperienza mi fornivano elevate prove per dirgli che era preferibile e sensato cambiare abitudini di vita.
La sua tranquillità però derivava dal fatto che l’infarto gli era venuto vent’anni prima e da allora era sempre stato bene facendo ugualmente quello che voleva. E ha aggiunto: “Oggi muoiono anche molti giovani in modo irresponsabile: per la droga, l’alcol, la velocità in auto, la spericolatezza negli sport o per la malvivenza. Quelli che non muoiono mai sono i politici che vivono tanti anni e hanno difficoltà a lasciare la poltrona anche da vecchi e pure quando su di loro pesano gravi sospetti”.
Per non scivolare in discorsi politici, gli risposi che poteva anche avere ragione, ma ognuno di noi deve pensare prima di tutto alla propria realtà. Comunque, dato che era arrabbiato con i politici e che era appena andato in pensione, gli dissi che poteva cercare almeno di sfruttare al massimo i soldi della pensione cercando di vivere il più a lungo possibile.
Probabilmente non aveva mai pensato alla vita da pensionato sotto quel punto di vista perché, sentendo quelle mie parole, si è fermato, ha sorriso e mi ha detto: “Sa che ha ragione? Mi conviene mettermi a dieta e vivere a lungo, così posso godermi la pensione più a lungo! Dottore, lei è stato l’unico capace di convincermi! La cosa mi piace e per di più mi diverte … Oggi sono stato proprio Fortunato …”.

melaforcassisQuando è uscito, mi sono detto: “Quanto è difficile convincere una persona a cambiare il suo modo di vivere e seguire una corretta igiene di vita per il bene suo e di tutta la nostra Comunità!”. La grande maggioranza delle patologie cronico-degenerative che affliggono la nostra società odierna sarebbero evitabili se solo ci fermassimo ad analizzare i nostri comportamenti quotidiani e provassimo giorno dopo giorno, con determinazione e con perseveranza, a modificare quelli sbagliati.
Imparare a mangiare un po’ meno e meglio, fare un po’ di movimento tutti i giorni (o quasi), dormire un po’ di più, tenersi il più possibile lontani da televisione, internet e cellulari e sforzarsi di vedere la vita nei suoi aspetti positivi invece che prevalentemente in quelli negativi non è impossibile per alcuno e anzi è più facile di quello che possiamo immaginare.
Basta provare, … ma non domani. Subito!