Si può imparare qualcosa da ciò che nessuno dei nostri virologi aveva previsto (e che continuano a non dirci)?

Dopo undici rapporti virologici dell’Istituto Superiore di Sanità, susseguitisi dal 18 novembre dello scorso anno al 28 gennaio di quest’anno, e l’analisi di 1.982 tamponi oro-faringei prelevati da ammalati supposti di influenza al culmine dell’attacco febbrile si arriva a un responso così definitivo da sembrare costruito ad arte: zero (0) virus influenzali riscontrati, non un solo campione positivo a qualche virus influenzale, niente di niente.  L’influenza stagionale, attore protagonista da tutti pronosticato e temuto, non si è neppure presentato.

In Italia come negli Stati Uniti, del resto, dove di 14.937 tamponi analizzati nella seconda settimana del 2021 3 (ovvero uno ogni cinquemila tamponi) è risultato positivo a virus influenzali. Neppure nella stagione non influenzale l’ambiente eco-biologico è a tal punto privo di qualsivoglia traccia di virus influenzali.

Dunque, previsione clamorosamente smentita quella della paventatissima circolazione simultanea dei due virus, l’influenzale e il SARS-CoV-2.  Previsione che aveva visto tutti i virologi senza esclusione, il governo, i membri del Comitato Tecnico Scientifico, i vertici dell’Istituto Superiore di Sanità raccomandarsi ai cittadini di vaccinarsi contro l’influenza stagionale. Al punto da far balenare la possibilità addirittura dell’obbligatorietà della stessa vaccinazione.

Come si è arrivati al risultato di influenza zero?

  • Forse perché ci siamo, per quanto l’obbligatorietà non ci sia stata, vaccinati tutti contro l’influenza? Nient’affatto. Al massimo, e dicasi al massimo, in Italia si è vaccinata contro l’influenza una persona su cinque.
  • Forse perché si indossano le mascherine? Di nuovo nient’affatto, perché dei 1.982 tamponi analizzati 319, il 16 per cento, sono risultati positivi al SARS-CoV-2. E non è che le mascherine facciano, nella protezione, distinzione tra questo e quel virus.

Virus scaccia virus, dunque, questa è la spiegazione.

Il virus prima arrivato, e anche il più forte, il coronavirus, ha letteralmente mangiato lo spazio eco-biologico ai potenziali virus influenzali. Una cosa del genere, ma in proporzioni minori, era già successa al tempo dell’influenza suina. Anche allora il virus arrivato prima, quello della suina, appunto, che si manifestò in Italia a partire dal settembre del 2009, determinò una successiva influenza stagionale assai blanda. Solo che oggi col coronavirus l’influenza non è blanda, è del tutto, totalmente inesistente.

Due domande a questo punto sono d’obbligo:

  • La prima: come può succedere che, pur con il precedente del virus dell’influenza suina, nessuno di quanti sono considerati delle autorità in materia abbia messo in conto questa possibilità? Previsto questa conclusione?
  • E, seconda, davvero questa conclusione non ci suggerisce nulla in merito alla battaglia contro il coronavirus e i virus perniciosi a venire?

Oggi i virus si creano in laboratorio, come e quanto si vuole.

Sospetti sono stati avanzati anche sul SARS-CoV-2, di essere artificiale e non strettamente biologico. Si possono creare virus cattivi ma, almeno teoricamente, anche virus intesi a contrastare virus cattivi. Si tratterebbe al momento soltanto di una linea di ricerca, intendiamoci, chissà quanto percorribile, ma alla luce della totale scomparsa dell’influenza stagionale 2020-2021 ad opera del coronavirus vale forse la pena di cominciare a prenderla in qualche considerazione. Anche perché, siamo sinceri, in un mondo di 8 miliardi di persone campagne vaccinali universali, a maggior ragione con vaccini che richiedono il richiamo (se non un doppio richiamo, come si comincia a vociferare, per proteggere dalle varianti del coronavirus), sono problematicissime per tempi, costi, difficoltà di produzione, logistiche e organizzative al limite dell’insormontabilità. E non è che si possa pensare di coltivare ciascuno il proprio orticello, non funzionerebbe.

Cosicché non sarebbe male trarre una lezione, e una linea di ricerca, dall’influenza mancata causa coronavirus. 

Possibile?