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L’ alimentazione e lo stile di vita come fattori di rischio e come indici di sopravvivenza nel tumore mammario

15 Mar , 2015  

a cura della Dr.ssa Daniela Troiani –

 Il tumore al seno è una patologia ad eziologia multifattoriale , dovuta all’interazione di diversi fattori di rischio.

  • fattori di rischio non modificabili: sesso, età, menarca precoce o menopausa tardiva1, nulliparità (nessuna gravidanza) o prima gravidanza oltre i 35 anni , familiarità, predisposizione genetica, patologie predisponenti
  • fattori di rischio modificabili: terapia ormonale sostitutiva, esposizione a radiazioni in età infantile2, obesità, sindrome metabolica, scarsa attività fisica, cattiva alimentazione

Il ruolo dell’alimentazione

tumoremammellaPer il cancro al seno la prevenzione primaria è una priorità di ricerca a causa degli elevati costi psicologici ed economici che comporta la malattia. Nel corso degli ultimi tre decenni, numerosi studi hanno indagato il ruolo dello stile di vita nella comparsa, progressione e sopravvivenza ala malattia3 4 mostrando che una dieta bilanciata e un’attività fisica costante e moderata non solo hanno l’effetto di diminuirne la frequenza, ma anche di ridurre gli effetti avversi di chemioterapia e radioterapia, il rischio di eventuali recidive e di prevenire l’insorgenza di altre comorbilità (con questo termine si intende la presenza contemporanea nella stessa persona di più patologie che tra loro non presentano alcun nesso causale), come diabete mellito e malattie cardiovascolari.

Essendo alimentazione e stile di vita fattori di rischio modificabili, ognuno di noi può agire sulle proprie abitudini per ridurne gli effetti negativi.

Le cattive abitudini alimentari possono favorire la comparsa della malattia in due modi:

  1. apportando sostanze potenzialmente cancerogene, ad esempio quelle prodotte dalla carne abbrustolita sulla griglia o conservata sotto sale, o dei contaminanti chimici degli alimenti

  2. privando l’organismo di fattori protettivi come le fibre contenute in frutta e verdura, o di vitamine e sali minerali di cui i prodotti della terra sono ricchi e la cui azione non può essere efficacemente sostituita da nessun integratore

In generale una dieta ricca di proteine , di grassi animali 5 6 , di sale e povera di verdura e frutta, è quella che più espone al rischio di ammalarsi di cancro.

Ma oltre la qualità del cibo consumato, è importante anche la quantità, quando è causa di sovrappeso e obesità.

Vari studi , su animali e uomo, hanno dimostrato che sovrappeso e obesità 7 8 sono strettamente connessi al cancro al seno (oltre che a quello al colon, all’endometrio e alla cistifellea). Tra questi, il Nurses’ Health Study (http://www.channing.harvard.edu/nhs/) , un ampio studio americano che dal 1976 fino alla fine degli anni Ottanta ha osservato quasi 250.000 donne, ha dimostrato che un incremento di più di 10 chili rispetto al peso che si aveva a 18 anni raddoppia il rischio di ammalarsi di cancro al seno in postmenopausa.

L’effetto è probabilmente dovuto al fatto che il tessuto adiposo periferico nella donna in postmenopausa è la fonte primaria di estrogeni circolanti, e provoca uno stimolo ormonale eccessivo sulla ghiandola mammaria, fattore di rischio riconosciuto per il tumore.

La sindrome metabolica è una condizione clinica in cui sono presenti almeno tre dei seguenti fattori: obesità addominale, alterato metabolismo glicidico (diabete o prediabete), lipidi elevati (colesterolo e/o trigliceridi) e ipertensione arteriosa.

Dati recenti indicano che il rischio per carcinoma della mammella sia molto superiore nei soggetti che sviluppano tale sindrome 9 10 11, oltre ad aumentare del rischio di morbilità e mortalità cardiovascolare

Il meccanismo patogenetico che lega la sindrome metabolica al rischio di carcinoma mammario si suppone sia legato alla resistenza all’insulina che si sviluppa nei soggetti affetti dalla sindrome e alla conseguente iperinsulinemia e infiammazione cronica.

La sindrome metabolica è dovuta ad una predisposizione genetica, ma per il suo sviluppo sono determinanti uno stile di vita sedentario e una dieta ricca in calorie, grassi e zuccheri semplici. La dieta mediterranea resta l’approccio nutrizionale più corretto, sia a livello preventivo che per ridurre il rischio di recidive; essendo basata su alimenti ricchi di fibre, come cereali, vegetali e legumi è correlata a un rischio più basso di sindrome metabolica.

Una review 12, che ha analizzato 43 pubblicazioni scientifiche, pubblicata sul British journal of cancer, ha valutato il ruolo di dieta e attività fisica , ossia dello stile di vita, sulla progressione e sulle recidive dei più comuni tipi di cancro (mammella, colon-retto e prostata); la conclusione è che una dieta salutare e una moderata attività fisica possono aiutare a ridurre la progressione e le recidive di diversi tipi di cancro. Per dieta salutare gli autori considerano una dieta povera in grassi e sale, carni rosse, salumi e ricca in fibre, frutta, verdura e cereali integrali; ancora da chiarire è il ruolo degli integratori alimentari (vitamina C, vitamina E, carotenoidi tra i principali), visto i risultati contrastanti esistenti in letteratura. Per attività fisica si intende un esercizio fisico moderato ma costante, di almeno 30 minuti al giorno per 5 giorni a settimana. Non bisogna però farsi condizionare dai risultati di singoli studi che mettono sotto accusa un singolo alimento o nutriente o che, al contrario ne esaltano le proprietà antitumorali.

Vediamo alcuni dei fattori studiati e se la loro funzione è protettiva o incrementa il rischio del tumore al seno:

Fibre 13: l’ipotesi che la fibra alimentare riduca il rischio di cancro al seno deriva dalle osservazioni che le donne vegetariane hanno maggiori escrezione di estrogeni fecali e concentrazioni ematiche più bassi di estrogeni rispetto alle donne onnivore ; è stato dimostrato che la fibra alimentare può inibire il riassorbimento intestinale di estrogeni e può aumentarne l’escrezione fecale. L’assunzione di fibre idrosolubili è inversamente associata al rischio di cancro al seno. Una maggiore assunzione di fibra alimentare è spesso associata ad altre buone abitudini, tra cui alti livelli di attività fisica, minore prevalenza di sovrappeso / obesità e ridotte assunzioni di alcol e grassi alimentari.
Diversi meccanismi possono spiegare l’associazione inversa tra assunzione di fibre e rischio di cancro al seno: la fibra può legare estrogeni nel colon durante la circolazione enteroepatica e aumentarne l’escrezione fecale, inoltre può ridurre l’attività della β-glucuronidasi intestinale, necessaria per l’idrolisi di estrogeni coniugati prima dell’assorbimento, con conseguente minore riassorbimento degli stessi. Inoltre la fibra idrosolubile può ritardare lo svuotamento gastrico e aumentare il tempo di transito intestinale, rallentando così l’assorbimento del glucosio, riducendo la secrezione di insulina e l’iperinsulinemia. Per il loro contenuto in fibra, è quindi raccomandabile il consumo quotidiano di almeno cinque porzioni di frutta e verdura, tipico della dieta mediterranea.

Latte e derivati: è preferibile limitare il consumo di latte e suoi derivati nella donna con cancro al seno; gli estrogeni contenuti nell’alimento sono un fattore di rischio per le recidive.

Da uno studio australiano 14, pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, durato 12 anni che ha coinvolto 1893 donne con diagnosi di cancro al seno , è emerso che le donne che consumano una o più porzioni al giorno di latte o suoi derivati ad alto contenuto di grassi hanno un rischio del 64% più alto di morire di qualsiasi causa e un aumento del rischio del 49% di morire di cancro al seno nel corso del follow-up . Gli estrogeni contenuti in questi alimenti sono un fattore di rischio per la recidiva e sono presenti sempre in maggiori quantità nel latte munto da vacche allevate in maniera intensiva. Il consumo dell’alimento ricco di ormoni accresce la penetranza dei geni BRCA, oncosoppressori che risultano mutati nel carcinoma della mammella.

I dati riguardano le donne malate, perché lo studio non ha trovato nessun riscontro tra il consumo di latte e i nuovi casi di malattia.

Un altro recente studio 15 indica però, attraverso l’analisi dei dati epidemiologici, che il consumo di prodotti lattiero-caseari di Bos taurus (bue e vacca domestici, utilizzati per la produzione di carne e latte), soprattutto in tenera età, sembra rappresentare uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del cancro al seno. Una recente conferma deriverebbe anche dalla dimostrazione di una minor incidenza di cancro al seno in individui con intolleranza al lattosio 16.L’aumento del rischio potrebbe essere dovuto dalla trasmissione, attraverso carne e latte, di fattori di rischio presumibilmente virali , ma i meccanismi di azioni dovranno essere chiariti da ulteriori studi prospettici.

Proteine Animali: in generale , il consumo di carne è associato ad un evidente aumento del rischio relativo di cancro al seno 17 Toniolo P., et al., Un elevato consumo di carne rossa durante l’adolescenza, periodo in cui il seno è particolarmente vulnerabile alle influenze dei cancerogeni a causa della rapida proliferazione delle cellule mammarie e la mancanza di differenziazione terminale, è stato associato aumenta il rischio di cancro al seno in premenopausa 18. Una maggiore assunzione di carne rossa anche nella prima età adulta rappresenta un fattore di rischio per il cancro al seno, e la sostituzione di carne rossa con una combinazione di legumi, pollame, noci e pesce può ridurre tale rischio 19.

Soia: secondo i dati presenti in letteratura 20 l’assunzione di soia non sembra influenzare i livelli di estrogeni circolanti o esercitare effetti simili agli estrogeni in tessuti bersaglio. Un’azione protettiva della soia nella comparsa e nelle recidive di tumore al seno è stata osservata solo nelle popolazioni asiatiche ma non in quelle occidentali. Finché non ci saranno più dati a supporto di questi della mancata interferenza della soia nel rischio di recidive, è necessaria molta cautela rispetto al consumo dell’alimento e all’integrazione di isoflavoni di soia nei pazienti con cancro al seno .

Probiotici: recenti studi su animale 21 e uomo 22, mostrano come alcuni ceppi di batteri possono svolgere un ruolo preventivo per il cancro al seno, attraverso meccanismi di immunomodulazione che si esplicano non solo a livello intestinale, ma anche sistemico agendo su organi quali come linfonodi e milza,

Omega3 : una meta-analisi del 2013 ha analizzato i risultati di 26 studi che hanno indagato la relazione del rischio di cancro al seno e assunzione di omega-3 di origine marina e di acido alfalinolenico, mostrando come questi due nutrienti riducano il rischio del 14% 23.

Fumo: un recente studio 24, condotto nella più ampia coorte fino ad oggi, mostra che il fumo (passivo o attivo) aumenta il rischio di cancro al seno e che il fumo tra menarca e la prima gravidanza a termine è particolarmente deleterio.

Alcool: l’assunzione di alcool sembra essere positivamente correlata al tumore al seno, anche se i dati presenti in letteratura sono discordanti e sono tuttora sconosciuti i potenziali meccanismi di azione. In ogni caso, per molte bone ragioni, è bene limitarne l’assunzione.

Sedentarietà: è un fattore di rischio importante sia nella prevenzione che nella riduzione del rischio di recidive nelle pazienti con tumore al seno 25 26.

Uno studio francese del Prevention Research Institute di Lione, coordinato da Mathieu Boniol, e dai lui presentato all’ European Breast Cancer Conference dello scorso anno, ha preso in esame 37 studi clinici che negli ultimi 27 anni hanno coinvolto quattro milioni di donne, dimostrando come l’ attività fisica determina una percentuale di riduzione del rischio maggiore del 12%, indipendentemente da nazione in cui si vive, età, pre o postmenopausa, peso corporeo, e dal fatto che si sia fatta o meno attività fisica in precedenza; l’effetto protettivo quindi non si esplica solo sul favorire il mantenimento di un giusto peso corporeo e un buon rapporto massa magra /massa grassa, ma anche sulla modulazione del sistema immunitario , sull’effetto positivo riguardo l’insulinoresistenza e sulla regolazione del sistema nervoso autonomo.

Le linee guida internazionali indicano una riduzione di mortalità per tutte le malattie, tumori compresi, con un esercizio di tipo aerobico detto di “endurance”, ovvero tutte quelle attività che fanno muovere il corpo intero: correre, camminare, andare in bicicletta, nuotare. In generale, però, è bene svolgere almeno 30 minuti di attività fisica aerobica al giorno (camminare, andare in bicicletta, nuotare, ecc.), almeno 5 giorni a settimana.

Come acquisire e mantenere le buone abitudini

L’aumento del peso corporeo e la sedentarietà sono, per vari motivi, molto comuni nei pazienti malati di cancro; per raggiungere e mantenere il giusto peso è bene avere particolare attenzione riguardo la dieta e lo stile di vita attivo. Le persone malate o guarite dal cancro hanno un ruolo attivo e vogliono sapere come prendersi cura di se stessi, in modo da tornare a una vita, per quanto possibile, “normale”.

Cambiare è difficile, soprattutto da adulti, quando il tempo è poco, la vita è frenetica e le abitudini sono già strutturate: ma si può fare, e i risultati non si fanno attendere….

Qualche suggerimento per mantenere la motivazione al cambiamento:

  • informarsi su quali sono i motivi per cui dobbiamo cambiare una determinata abitudine: se sappiamo come e perché la nostra salute migliora modificando la dieta o lo stile di vita, siamo più disponibili a qualche piccolo “sacrificio”

  • Chiedere aiuto al proprio medico o ad operatori sanitari che si occupano di salute (dietisti, nutrizionisti…)

  • Chiedere ai propri familiari di condividere il cambiamento, sia nel campo dell’alimentazione, che dell’attività fisica, proponendo un’alimentazione sana e variata e delle camminate nel tempo libero

  • Valutare periodicamente i progressi, sia con il medico di famiglia che con altri referenti

  • Andare per gradi nel cambiamento: niente “tutto e subito”

  • Premiarsi ogni volta che si raggiunge un obiettivo

Il decalogo della salute

Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (World Cancer Research Fund) ha concluso nel 2007 la revisione di tutti gli studi scientifici sul rapporto tra alimentazione e tumori a cui hanno collaborato oltre 150 ricercatori, epidemiologi e biologi provenienti dai centri di ricerca più prestigiosi del mondo.; da questo studio nascono le raccomandazioni che seguono, aggiornate continuamente (www.dietandcancerreport.org)

Le conclusioni del WRCF, sono state ulteriormente validate da recenti studi, che hanno dimostrato una riduzione del rischio di malattie direttamente proporzionale al numero di raccomandazioni seguite 27 28 29

le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato, al fine di prevenire le recidive

reg01 Mantenersi snelli per tutta la vita.  l’indice di massa corporea (BMI = peso in Kg diviso per l’altezza in metri elevata al quadrato. l’intervallo del normopeso per le donne è 18.5-24.9, per gli uomini 20.24.9 18,5 e 24,9 secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. Ricordare che il BMI non da indicazioni sul rapporto massa grassa/ massa magra, misurabile con l’impedenza bioelettrica e che la circonferenza vita (indice del grasso viscerale) è un indicatore indipendente del rischio metabolico e cardiovascolare. I valori limite sono 94cm per l’uomo e 88 per le donne
reg02

Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni. è sufficiente camminare a passo sostenuto per almeno mezz’ora al giorno, con l’obiettivo di arrivare ad un ora. È buona abitudine, quando possibile, camminare anche per andare a scuola, al lavoro o per altre commissioni, usare le scale al posto dell’ascensore, fare cyclette mentre si guarda la televisione, scegliere vacanze che comprendono camminate e movimento, andare a ballere, fare una passeggiata in pausa pranzo…

reg03 Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate, ossia di prodotti industriali, precotti e preconfezionati, che contengono elevate quantità di zucchero e grassi. Concederseli solo occasionalmente, e senza sensi di colpa….
reg04

L’alimentazione deve basarsi su cibi di provenienza vegetale, cereali non industrialmente raffinati , legumi e un’ampia varietà di verdure e frutta di stagione di cui vanno consumate almeno 5 porzioni al giorno; ricordarsi che le patate non sono verdure.

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Limitare il consumo di carni rosse (ovine, suine e bovine, compreso il vitello ed evitare il consumo di carni conservate (forma di carni in scatola, salumi, insaccati, wurstel)
reg06 Limitare il consumo di alcool. si raccomanda di limitarsi ad una quantità pari ad un bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e due per gli uomini, solamente durante i pasti. La quantità di alcol contenuta in un bicchiere di vino è circa pari a quella contenuta in una lattina di birra e in un bicchierino di un distillato o di un liquore.
reg07 Limitare il consumo di sale (non più di 5 g al giorno) e di cibi conservati sotto sale.

reg08

Variare l’alimentazione, seguendo la stagionalità pe assicurarsi un buon apporto di nutrienti essenziali (sono definiti essenziali i nutrienti che non possono essere sintetizzati dal nostro organismo e che devono essere necessariamente introdotti con l’alimentazione ) L’assunzione di integratori deve essere consigliata dal medico o dal nutrizionista che ne devono valutare l’effettiva necessità.
reg09

Allattare i bambini al seno per almeno sei mesi

Appendice: i numeri del tumore mammario

Frequenza La frequenza dei tumori è la probabilità teorica individuale di avere una diagnosi oncologica nel corso della vita (anni 0-84). Questa misura si chiama “rischio cumulativo o assoluto”; il “rischio relativo” riguarda l’aumento o la riduzione delle probabilità di ammalarsi per chi ha un particolare fattore di rischio, per esempio una predisposizione genetica, rispetto a chi non ce l’ha.

Per ciò che riguarda il rischio assoluto, i dati indicano che ogni 8 donne una si ammalerà di un tumore alla mammella.

Ci sono ancora differenze in termini di frequenza di tumori nel nostro Paese ma i livelli inferiori del meridione stanno gradualmente allineandosi a quelli del Centro-Nord.

L’Italia ha una frequenza di neoplasie sia per gli uomini sia per le donne simile o più elevata rispetto ai Paesi Nord-europei e agli Stati Uniti.

Incidenza L’incidenza corrisponde al numero di nuovi casi di una determinata malattia, su una popolazione di 100.000 abitanti, in un anno: dopo il tumore al colon-retto, primo in classifica, troviamo il tumore della mammella con 48.000 nuovi casi l’anno, di cui il 98%nelle donne; nonostante sia estremamente raro nel sesso maschile rappresenta il 13% di tutti i tumori diagnosticati

Mortalità La mortalità indica il numero di persone decedute in una popolazione di riferimento di 100.000 abitanti, in un anno, per una specifica causa o per qualunque causa (per es. mortalità per cancro, oppure mortalità per tumore del polmone, o di mortalità totale).I dati dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) del 2010 (ultimo anno al momento disponibile) indicano che i tumori sono la seconda causa di morte (30% di tutti i decessi), dopo le malattie cardio-circolatorie(38%). La percentuale è più alta tra gli uomini, (35%) rispetto alle donne (26% dei decessi).Tra le donne, il tumore della mammella è al primo posto in tutte le fasce di età: rappresenta il 28% dei decessi tra le giovani, il 21% tra le adulte e il 14% tra le donne in età superiore a 70 anni.

Sopravvivenza La sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore è uno dei principali indicatori che permette di valutare la gravità della malattia sulla base di studi epidemiologici e l’efficacia degli strumenti di diagnosi precoce e terapia. La sopravvivenza “libera da malattia” a cinque anni dalla diagnosi è un indicatore ampiamente entrato nell’uso comune. In Italia, la sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno è del 55% fra gli uomini e del 63% fra le donne.La sopravvivenza è aumentata nel corso del tempo e cambia, migliorando, man mano che ci si allontana dal momento della diagnosi. Per il tumore al seno la sopravvivenza a cinque anni è pari all’87%

Prevalenza La prevalenza indica il numero di persone che, nella popolazione generale, hanno in passato avuto una diagnosi di tumore (per esempio il numero di persone viventi nel 2014 che hanno avuto una diagnosi di tumore nel 2013, nel 2012 o in anni ancora precedenti). È condizionata sia dalla frequenza con cui ci si ammala sia dalla sopravvivenza: tumori meno frequenti ma a buona prognosi (con lunga sopravvivenza) tendono a essere rappresentati nella popolazione più dei tumori molto frequenti caratterizzati da una breve sopravvivenza.Tra le donne il carcinoma mammario è il più rappresentato (41.6%)

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