La  Costituzione  italiana riconosce  il diritto alla salute definendolo   fondamentale per l’individuo. Ma siamo sicuri che sia davvero così al giorno d’oggi? Il 7 aprile sono state organizzate manifestazioni in tutta Italia per la giornata di azione contro la commercializzazione della salute.

 

La definizione di Salute formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è: “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o d’infermità”. Ma da cosa dipende questo stato di benessere totale? Siamo sempre più consapevoli che vi sono molti fattori che concorrono a facilitare il raggiungimento di equilibrio del nostro organismo: l’ambiente in cui viviamo, il cibo di cui ci nutriamo, il nostro reddito, le relazioni che instauriamo, il nostro stato psichico, l’istruzione ricevuta e molti altri. Ma se, per svariati motivi, nascessimo o ci trovassimo in condizioni non favorevoli in cui uno dei fattori sopra citati venisse a mancare? Fortunatamente ci pensa la Costituzione Italiana a tutelarci, nello specifico con l’art. 32 che definisce la salute un diritto di tutti gli individui.

Con la nascita dello Stato sociale italiano si fece un grande passo in avanti: si garantì che si potessero garantire cure mediche a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro reddito, oltre ad assistenza sociale, un sistema pensionistico adeguato e ammortizzatori sociali. Il Sistema sanitario nazionale (Ssn) italiano, istituito ufficialmente nel 1978 per fornire copertura sanitaria completa a tutti i cittadini, con gli anni fiorì. A livello teorico sembrava tutto funzionare, ma abbiamo assistito negli anni a diversi intoppi nel concretizzarsi di politiche sociali ed economiche nel campo della sanità, che a livello teorico avrebbero dovuto tutelare in egual modo tutti.

In questi anni, gli interventi legislativi nella sanità sono stati occasionali e sempre dettati dalla contingenza. Non vi è stata sino ad ora, infatti, una programmazione coerente con le problematiche che oggi affliggono il nostro sistema sanitario, tra cui un’enorme diseguaglianza dei trattamenti tra le regioni e tra servizi privati e pubblici, “nonostante sia stato dimostrato che i sistemi sanitari pubblici siano più efficaci di quelli privati: offrono maggiori garanzie nella tutela della salute, e sono meno costosi per la collettività. Per esempio, sono gli unici a occuparsi di prevenzione e promozione della salute, ambiti che non generano profitti e quindi non sono interessanti per il mercato. Inoltre, un serio intervento sulla salute collettiva e individuale coinvolge necessariamente una serie di ambiti (lavoro, istruzione, ambiente…) che, lasciati come oggi alla gestione di privati in concorrenza tra loro, non potranno mai generare una politica della salute organica.

Alla sistematica riduzione dell’impegno pubblico corrisponde un’espansione senza precedenti dell’offerta privata di servizi e di coperture sanitarie assicurative private o mutualistiche, sempre più inserite nei contratti di lavoro e agevolate da politiche statali di defiscalizzazione. Tutto questo sta portando a un sistema segmentato e diseguale: da un lato, un servizio sanitario pubblico “al ribasso” per i meno abbienti (o per chi non ha una sufficiente tutela contrattuale); dall’altro lato, una sanità privatizzata differenziata a seconda dei benefit previsti dai contratti lavorativi o per chi se la può pagare.”1

Un gruppo di associazioni, comitati, gruppi e reti, attivi nella difesa del diritto alla salute a livello locale, regionale e nazionale, ha aderito alla manifestazione nazionale “DICO32! Salute per tutte e tutti!” che avrà luogo domenica  7 aprile, giornata mondiale della salute e giornata europea contro la commercializzazione della salute e la privatizzazione della sanità. La giornata sarà un primo momento di convergenza e mobilitazione che porterà in tutta Italia lo slogan “la salute è un diritto, e non è in vendita”.

Gli obiettivi condivisi della giornata organizzata sono molti, e visibili nel manifesto da loro diffuso, tra questi:  l’aumento almeno del   10% del Fondo Sanitario   Nazionale e lotta agli sprechi, la richiesta di un servizio di qualità che risponda ai bisogno, l’accessibilità di tutti alle cure, l’eliminazione del profitto sulla salute, l’abolizione delle agevolazioni fiscali per le assicurazioni e i fondi sanitari e lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione dove necessari.

Sono già centinaia le adesioni alla manifestazione da parte di associazioni locali, privati cittadini, comitati e reti. Per chi volesse aderire o organizzare un’iniziativa legata alla manifestazione il link di riferimento è questo.

Fonti:

https://www.istat.it

http://setteaprile.altervista.org/wp-content/uploads/2018/02/MANIFESTO-DICO-32_DEF.pdf