Di Silvia Salese

I compiti dei figli, il pranzo che brucia, la televisione che echeggia, la riunione con i colleghi, la bolletta da pagare, la relazione da spedire. L’home work o telelavoro non si è rivelato essere la soluzione di lavoro ideale per tutti, per molti si può dire anzi il contrario.

Il periodo di emergenza sanitaria ha costretto migliaia di italiani e milioni di persone nel mondo ad abbattere i confini tra la vita personale e familiare, e quelli lavorativi. Le case che fanno da scenario alle diverse attività spesso non consentono di ricavarsi uno spazio dedicato, silenzioso e indisturbato, come potrebbe essere un ufficio. 

La dimensione media degli appartamenti in Italia, infatti, risulta essere di 117 m2 ma con uno scarto molto ampio tra chi ha una casa piccola e chi una molto grande: Milano, la seconda tra le più grandi città metropolitane italiane, ha infatti una media di 88 m2, e più di un terzo degli appartamenti dell’intera penisola sono inferiori a 60 m2. L’indice di affollamento a livello nazionale mostra che il 20,7% degli appartamenti che ospitano più di 4 persone misura meno di 80 m2. Nel 2018, il 28,8% della popolazione (16,8 milioni di persone) viveva in appartamenti sovraffollati. Un terzo delle case italiane non ha nemmeno il balcone, il 60% ha un solo bagno e solo l’8% di tutte le costruzioni è stata costruita nel XXI secolo (1).

È chiaro che in queste e molte altre variegate situazioni, tantissime persone hanno dovuto ricavarsi spazi improvvisati per poter lavorare a casa: cucine, salotti, camere da letto, spesso anche spazi all’aperto per non essere sovrastati da troppo caos. Se a questo aggiungiamo la chiusura delle scuole e la necessità di aiutare i figli a mantenere un sottile filo di collegamento con la scuola attraverso la DAD (didattica a distanza), comprendiamo bene che le condizioni si sono – e sono tutt’ora – proprio poco “ideali” per lavorare ed essere produttivi.

Come la letteratura scientifica mette in luce, numerosi dipendenti che hanno lavorato e che lavorano ancora a casa sono stati meno produttivi, hanno sperimentato maggiori livelli di stress, una minore motivazione al lavoro, hanno visto peggiorare le loro relazioni con i conviventi e hanno messo a repentaglio la loro stessa salute mentale (2).

Tutto questo, come ogni cambiamento, si riverbera naturalmente in modo sistemico sulle organizzazioni, sulla comunità e l’intera società.


Augurandosi di ritornare il prima possibile alle attività in presenza, specie per le aziende e le persone che stanno facendo le spese dell’attività a distanza, occorre comunque parlare di salute e benessere mentale per non peggiorare ulteriormente la già critica situazione. Diversi studi offrono delle soluzioni per ovviare agli immediati problemi che può comportare il telelavoro, che possono essere utilizzati da ognuno.

Quello qui proposto propone l’adozione di una ormai nota tecnica di consapevolezza, conosciuta come mindfulness, che se utilizzata in modo semplice ma continuativo aiuta i lavoratori a staccare psicologicamente dal lavoro quando ne hanno bisogno, a direzionare meglio la loro attenzione, a ottimizzare le prestazioni e gestire meglio la fatica dello schermo (3).

Cosa si intende per consapevolezza o mindfulness?

Gli studiosi intendono qui una semplice pratica che, se si coltiva con perseveranza, si trasforma in un’attitudine salutogenica: l’attenzione consapevole e non giudicant indirizzata al solo momento presente. In uno stato mindful ci si limita infatti a osservare con semplicità ciò che sta accadendo, senza dare valutazioni di sorta al riguardo. Una sorta di momento in cui si prende semplicemente atto della situazione, di ciò che in quel momento si prova, dell’ambiente circostante.
In questo modo si sviluppa la tendenza ad essere maggiormente oggettivi riguardo alla propria esperienza interna ed esterna, essendo più svincolati dai pensieri diffusi e dalle sovrapposizioni emotive che ci conducono ad identificarci con situazioni difficili da gestire.

Quanto tempo dedicare alla pratica della consapevolezza?

Nonostante l’enorme diffusione che la pratica mindful ha avuto in occidente per mezzo di specifiche tecniche meditative, non viene qui sottolineata la necessità di impegnarsi in una pratica specifica. Questa sorta di “stacco consapevole” può essere infatti svolto in qualsiasi momento, nel bel mezzo delle proprie attività quotidiane, semplicemente rimanendo in ascolto e facendo attenzione a ciò che accade nel momento del qui e ora, con vigilanza continua, senza contrasto. Bastano pochi minuti, qualche volta al giorno, per “ricentrarsi” e ripartire con maggiore slancio.
Tuttavia dedicare qualche minuto a questa tecnica quando viene in mente di farlo, non è consigliato. Ben sappiamo infatti che qualsiasi disciplina, seppure di pensiero, che non trova un posto stabile nella propria routine, è destinata ad essere dimenticata dopo i primi giorni di entusiasmo iniziale. Ecco perché il consiglio è quello di stabilire nel proprio calendario giornaliero degli specifici momenti da dedicare alla consapevolezza, con cadenza regolare.

I benefici della consapevolezza

Se ci si dedica a questa semplice pratica con serietà e costanza, i benefici non tarderanno a rendersi espliciti. Se digitiamo la parola mindfulness tra due virgolette, per la ricerca specifica del termine, su PubMed, troviamo più di 8600 articoli scientifici dedicati alla pratica. Questa forma di consapevolezza aiuta infatti a ridurre lo stress e con esso i disturbi psico-fisici correlati; è consigliata nelle scuole per i bambini e i ragazzi per l’apprendimento; per i disturbi di ansia e depressione; per gli abusi da sostanze e per le dipendenze; per le psicopatologie.
Mentre lo scenario lavorativo nazionale e mondiale riprende forma, aiutiamoci e aiutiamo anche gli altri a star bene.

Il consiglio è quello di provare a mettere in pratica questa tecnica, in modo semplice e adatto alla propria condizione, e poi insegnare ciò che si è sperimentato a chi ci è vicino.

La scienza della salute a tutto tondo è benefica per la persona e la unisce agli altri: passiamo parola.


Silvia Salese è psicologa clinica, specializzata in comunicazione, marketing e neuroscienze. Svolge ricerca indipendente e lavora come clinica, docente e consulente.  Se vuoi leggere gli altri articoli che ha scritto per AsSIS clicca qui

  1. Censimento ISTAT della popolazione e delle abitazioni, 2011. In Signorelli C, Capolongo S, D’Alessandro D, Fara GM. The homes in the COVID-19 era. How their use and values are changing. Acta Biomed. 2020 Jul 20;91(9-S):92-94. doi: 10.23750/abm.v91i9-S.10125. PMID: 32701923.
  2. Tra gli altri: Lengen JC, Kordsmeyer AC, Rohwer E, Harth V, Mache S. Soziale Isolation im Homeoffice im Kontext der COVID-19-Pandemie: Hinweise für die Gestaltung von Homeoffice im Hinblick auf soziale Bedürfnisse [Social isolation among teleworkers in the context of the COVID-19 pandemic]. Zentralbl Arbeitsmed Arbeitsschutz Ergon. 2020 Oct 23:1-6. German. doi: 10.1007/s40664-020-00410-w. Epub ahead of print. PMID: 33132537; PMCID: PMC7583551. Shepherd-Banigan M, Bell JF, Basu A, Booth-LaForce C, Harris JR. Workplace Stress and Working from Home Influence Depressive Symptoms Among Employed Women with Young Children. Int J Behav Med. 2016 Feb;23(1):102-11. doi: 10.1007/s12529-015-9482-2. PMID: 25894581.
  3. Toniolo-Barrios M, Pitt L. Mindfulness and the challenges of working from home in times of crisis. Bus Horiz. 2020 Oct 5. doi: 10.1016/j.bushor.2020.09.004. Epub ahead of print. PMID: 33041346; PMCID: PMC7535863.