a cura della Dott.ssa Daniela Troiani

Nel 1942 il Council on Food and Nutrition della American Medical Association dichiarò: “Dal punto di vista della salute è particolarmente auspicabile porre limiti al consumo di zucchero nella forma di bibite gassate zuccherate e dolciumi dallo scarso valore nutrizionale. Questo ente ritiene utile che, nell’interesse della salute, si adottino tutti i mezzi pratici per limitare il consumo di zucchero in tutte le forme in cui esso non si combina con rilevanti percentuali di altri alimenti di elevata qualità nutrizionale“.

Vediamo cosa è successo 73 anni dopo

Cosa sono:

Le bevande gassate zuccherate sono chiamate in modi diversi, utilizzando termini in uso nel mercato anglosassone: soft drink, pop, soda, coke, soda pop, fizzy drink, tonic o carbonated beverage; di solito servite fredde o a temperatura ambiente, le bibite sono chiamate soft drink in contrasto con le bevande definite – sempre nel mercato anglosassone – hard drink, ovvero le bevande alcoliche. Piccole quantità di etanolo, tuttavia, possono essere presenti anche nei soft drink, sebbene il titolo alcolometrico non possa superare lo 0.5% del volume totale del prodotto nel caso in cui il drink debba essere classificato come analcolico.

I primi soft drink non-carbonati ad essere commercializzati nel mondo occidentale furono preparati nel XVII secolo, ed erano composti da acqua, succo di limone e miele.

Nel XVIII secolo l’inglese Joseph Priestley per primo scoprì un metodo per infondere nell’acqua l’anidride carbonica così da creare l’acqua gassata ( soda water), ovvero il componente della maggior parte dei soft drink. Nel 1772 lo scienziato pubblicò un trattato intitolato Impregnating Water with Fixed Air in cui descriveva la distillazione il cosiddetto oil of vitriol (olio di vetriolo, ovvero acido solforico) utile per produrre gas da anidride carbonica e favorirne la sua dissoluzione in un contenitore nel quale veniva agitata dell’acqua.

Il chimico svedese Torbern Bergman, poi, inventò un apparecchio per la generazione di acqua gassata mediante gesso e acido solforico. Con questo sistema si poteva produrre un’imitazione dell’acqua minerale in notevole quantità. Successivamente, un altro chimico svedese, Jöns Jacob Berzelius, iniziò ad aggiungere aromi (spezie, succhi di frutta e vino) all’acqua gassata.

Il processo attraverso il quale si discioglie anidride carbonica nelle bevande, denominato carbonatazione, conferisce “effervescenza” alla bevanda. I consumatori associano l’effervescenza alle bollicine presenti, che fuoriescono dal prodotto o si presentano in forma di emulsione nella parte superiore della bottiglia o della lattina al momento dell’apertura, quando l’anidride carbonica viene depressurizzata. Tuttavia, contrariamente a quanto comunemente ritenuto, la caratteristica di effervescenza della maggior parte delle bevande gassate non è determinata dalla presenza delle bollicine, bensì dall’acido carbonico diluito che induce una lieve sensazione di scottatura. Questo aspetto si può rilevare bevendo una bibita gassata all’interno di una camera iperbarica (pressurizzata) alla medesima pressione della bevanda, dove si riscontra un sapore analogo ma in totale assenza di bollicine.

In Italia si consumano quasi 5 miliardi di litri annui di bevande analcoliche, di cui 3 miliardi di litri circa di bibite gassate e 2 miliardi di litri di bevande piatte .Le variazioni di consumo annuo sono in buona parte determinate dalle temperature estive più o meno elevate.

Negli ultimi anni si è registrato un notevole incremento del consumo di nettari, succhi, bevande per sportivi, integratori salini ed energy drinks .

Il contenuto di zucchero e gli effetti sulla salute:

Il documento recentemente approvato dall’Oms («Guideline: Sugars intake for Adults and Children»), a cui l’Italia si è opposta, limita l’assunzione di zuccheri semplici al 10% del fabbisogno calorico giornaliero, con l’esortazione a ridurre ulteriormente questa soglia a meno del 5%. I LARN 2014 (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) raccomandano di limitare il consumo di zuccheri a meno del 15% del fabbisogno calorico giornaliero e sottolineano che un apporto totale superiore al 25% è da considerare potenzialmente legato a eventi avversi sulla salute.

Molti di noi hanno visto questa l’immagine relativa allo zucchero contenuto nelle bevande, dall’acqua alla coca-cola bibzucc

L’immagine è impressionante ma scorretta, perché i formati delle bevande di cui è stato calcolato il contenuto di zucchero sono diversi tra loro. Sotto alle confezioni sono indicati i contenuti di zuccheri/100ml:

  • Acqua: 0,0 gr per confezione; 0,0 per 100 ml

  • Latte e cioccolata: 11 gr per confezione; 5,5 per 100 ml

  • Multivit Ananas Kiwi e Arancio: 24 gr per confezione; 12 per 100 ml

  • Bevanda al gusto d’arancio: 27 gr per confezione; 13,5 per 100 ml

  • Red Bull: 27 gr per confezione; 11 per 100 ml

  • The Freddo al limone: 36 gr per confezione; 7,2 per 100 ml

  • Coca Cola: 39 gr per confezione; 10,6 per 100 ml

Dagli anni ’70 i produttori del settore prediligono l’impiego di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), una combinazione di fruttosio e destrosio, al posto del saccarosio derivato dallo zucchero di canna.  questo sciroppo è stato associato alla scarsa formazione di collagene negli animali in fase di sviluppo, dato che interferisce con l’assorbimento del rame; inoltre si è riscontrato che gli animali che seguono regimi alimentari ad elevato contenuto di fruttosio sviluppano problemi epatici simili a quelli degli alcolisti.

L’organizzazione britannica Action on Sugar, costituita da medici e dietologi specializzati su usi ed effetti degli zuccheri (www.actiononsugar.org), che ha lo scopo di ottenere una riduzione dell’ammontare degli zuccheri utilizzati nei processi produttivi degli alimenti, ha analizzato oltre 200 bibite zuccherate frizzanti acquistate in vari supermercati, scoprendo che il 79% contiene una quantità equivalente a sei o più cucchiaini di zucchero per ogni lattina da 330 ml. Per questo il 90% delle confezioni ha sull’etichetta nutrizionale a semaforo in uso in Inghilterra il colore rosso per quanto riguarda la quantità di zucchero. Secondo Action on Sugar  le analisi hanno rilevato forti variazioni del contenuto di zucchero in bevande simili, e questo dimostra che la quantità di zucchero presente nelle bibite analcoliche può cambiare in maniera rilevante, di bevanda in bevanda, senza che questo causi alterazioni di gusto sensibilmente percepibili.

I produttori, riuniti nella British Soft Drinks Association, hanno reagito alla diffusione dei dati accusando “questi attivisti che, accecati dallo zelo politico, sembrano aver dimenticato che il 60% delle bibite analcoliche sul mercato non contengono zuccheri aggiunti e che l’obesità deriva da uno squilibrio tra calorie assunte e calorie consumate, e non è causata da un particolare ingrediente”.

Ma è davvero cosi?
il consumo di soft drinks ha conseguenze negative sulla nostra salute: lasciamo per ultime le associazioni più ovvie e ampiamente dimostrate , cominciando a considerare quelle che probabilmente non avremmo immaginato essere in relazione con il consumo di queste bevande…

Depressione, ansia e altre patologie psichiatriche

I risultati del primo grande studio trasversale condotto su questo argomento in una popolazione asiatica suggeriscono che un alto consumo di bevande analcoliche èsignificativamente correlato ad una maggiore prevalenza di sintomi depressivi tra gli adulti (Soft drink consumption is associated with depressive symptoms among adults in China , J Affect Disord. 2014 Oct).
Una recente ricerca (Soft drinks, aggression and suicidal behaviour in US high school students, Int J Inj Contr Saf Promot. 2014) ha analizzato un set di dati nazionali , il Risk Behavior Survey , per esaminare la relazione tra consumo di bevande analcoliche e aggressività , depressione e comportamenti suicidari tra gli adolescenti americani. I dati mostrano una relazione ‘ dose-risposta ‘ , con aggressività in costante aumento relativamente ad una maggiore quantità di bevande analcoliche consumate . Pur ritenendo necessarie ulteriori ricerche per determinare se l’associazione è causale , gli autori suggeriscono che il consumo di bevande analcoliche può essere un indicatore utile sia per l’aggressività che per i comportamenti suicidari tra gli studenti delle scuole superiori. la ricerca americana conferma i risultati di uno studio precedentemente condotto sugli adolescenti cinesi, che mostra una correlazione positiva tra consumo di bibite e cibi dolci e rischi per comportamenti suicidari (Soft drink and sweet food consumption and suicidal behaviours among Chinese adolescents, Acta Paediatr. 2011 Nov)

In Australia è stata dimostrata una correlazione positiva tra il consumo di bibite e problemi di salute mentale tra gli adulti , in particolare stress, depressione , ideazione suicidaria e disagio psicologico (Soft drink consumption and mental health problems among adults in Australia, Public Health Nutr. 2010 Jul)

Ovviamente, se le bibite contengono caffeina, favoriscono la comparsa di stati di ansia e disturbi del sonno

Fertilità e gravidanza

Il consumo di soda è associato ad una riduzione della fertilità ( Caffeinated beverage and soda consumption and time to pregnancy, Epidemiology. 2012 May); l’assunzione bevande zuccherate alla cola durante la gravidanza è associato ad un aumento del tasso di parti pre-termine (intake of artificially sweetened and sugar-sweetened beverages and preterm delivery: a large prospective cohort study, Am J Clin Nutr. 2012 Sep;Relationship between artificially sweetened and sugar-sweetened cola beverage consumption during pregnancy and preterm delivery in a multi-ethnic cohort: analysis of the Born in Bradford cohort study. Eur J Clin Nutr. 2014)

Fratture, osteoporosi , perdita di smalto dai denti

In un articolo pubblicato nel 2000 su Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, si evidenzia che le ragazze con uno stile di vita attivo che consumano bevande a base di cola presentano probabilità cinque volte maggiori di aver subito fratture rispetto al gruppo di controllo che non consuma bevande gassate(Teenaged girls, carbonated beverage consumption, and bone fractures, Arch Pediatr Adolesc Med. 2000 Jun)

Il Framingham Osteoporosis Study ha messo in correlazione le risposte dietetiche e le misurazioni di densità minerale ossea in corrispondenza della colonna vertebrale e di altri tre siti dell’anca in oltre 2.500 soggetti, di età media di poco inferiore ai sessant’anni; il consumo di bevande alla cola è associato ad una minore densità ossea in tutti i tre siti dell’anca delle donne, indipendentemente dall’età del soggetto, dall’eventuale menopausa, dal calcio totale o dall’assunzione di vitamina D, dal consumo di sigarette o alcol. I risultati sono s analoghi per le bevande alla cola dietetiche e, in misura minore, per quelle decaffeinate.

Questo effetto è dovuto all’ acido fosforico, contenuto nelle bevande alla cola in quantità fino a 50 volte superiore a quella necessaria; per mantenere un equilibrato rapporto calcio/fosforo l’organismo è costretto a mobilitare il calcio dalle ossa.

L’acido fosforico è inoltre responsabile della perdita di smalto dei denti, che ne determina il deterioramento e l’ingiallimento. L’organismo cerca di mantenere il normale livello di acidità della saliva leggermente alcalino a pH 7.4; le bevande analcoliche gassate sono estremamente acide (valutate 2.0 sulla scala del pH, ovvero 100.000 volte più acide dell’acqua pura),e, se consumate di frequente, lasciano nella bocca un residuo acido, che abbassa la naturale alcalinità della saliva. Per ristabilire l’alcalinità, l’organismo utilizza ioni di calcio resi disponibili dai denti, intaccando in tal modo lo smalto. Anche le bevande definite “senza zucchero” o a “basso contenuto di zucchero” ne contengono in misura sufficiente a danneggiare i denti, oltre ad avere gli stessi acidi delle bevande gassate standard (The relationship between consumption of beverages and tooth wear among adults in the United States, J Public Health Dent. 2015 Apr )

Danni muscolari

L’ingestione di grandi quantità di cola può portare a una grave ipokaliemia , con conseguente miopatiaattraverso diversi meccanismi fisiopatologici che includono diarrea osmotica , diuresi osmotica , e iperinsulinemia secondaria a iperglicemia. Questi effetti sono amplificati da alti livelli di caffeina (Cola-induced hypokalaemia: pathophysiological mechanisms and clinical implications, Int J Clin Pract. 2009 Jun; Cola-induced hypokalemia-a case report and review of the literature, Endocr Pract. 2013 Jan-Feb)
L’ipokaliemia è la diminuzione della concentrazione sierica del potassio al di sotto di 3,5 mEq/l .L’ipokaliemia grave (K plasmatico < 3 mEq/l) può causare debolezza muscolare e condurre all’insufficienza respiratoria. Altri disturbi muscolari comprendono i crampi, le fascicolazioni, l’ileo paralitico, l’ipoventilazione, l’ipotensione, la tetania e la rabdomiolisi. L’ipokaliemia persistente può compromettere la capacità di concentrazione renale. A livello cardiaco causa tachiaritmie e arresto cardiaco.

Calcoli renali

Il più ampio studio prospettico fino ad oggi effettuato dimostra che bere bibite gassate e zuccherate aumenta il rischio di sviluppare calcoli renali; chi consuma un bicchiere o una lattina al giorno di bevande carbonate ha un rischio di calcoli del 23-33% maggiore rispetto a chi ne consuma meno di una lattina alla settimana. Consumare caffè e tè non è controindicato per la salute dei reni: può essere potenzialmente benefico nei pazienti con calcoli renali.

L’assunzione eccessiva di bevande carbonate e zuccherate è un fattore di rischio noto per lo sviluppo di condizioni come l’obesità o il diabete, che a loro volta aumentano il rischio di sviluppare calcoli. L’ipotesi avanzata dai ricercatori, però, è che le bevande gassate e zuccherate abbiano anche un effetto diretto sui reni, in quanto nello studio l’analisi statistica teneva in considerazione anche gli effetti indiretti causati da obesità e diabete e ciononostante si osservava una associazione significativa tra consumo di bibite e calcoli. “Un possibile meccanismo d’azione potrebbe consistere nell’aumento dell’escrezione urinaria di calcio, ossalato e acido urico (tutti fattori che aumentano il rischio di formazione di calcoli) a causa del fruttosio presente nelle bevande”.

raccomandiamo a tutti un’assunzione limitata (non superiore a una lattina alla settimana) di bevande gassate zuccherate, in particolare a coloro che sono affetti da calcolosi o a rischio di sviluppare tale condizione” (Soda and other beverages and the risk of kidney stones, Clin J Am Soc Nephrol. 2013 Aug).

Sovrappeso, obesità, diabete tipo 2, sindrome metabolica, ipertensione, patologie cardiovascolari

Il consumo di soft drink è associato a sovrappeso, obesità, sindrome metabolica, diabete tipo2, ipercolesterolemia, ipertensione, eventi vascolari (Intake of sugar-sweetened beverages and weight gain: a systematic review in American Journal of Clinical Nutrition, 2006; Effects of soft drink consumption on nutrition and health: a systematic review and meta-analysis in American Journal of Public Health, 2007; Sugar-sweetened soft drinks and obesity: a systematic review of the evidence from observational studies and interventions in Nutrition Research Reviews2008; Soft drinks and weight gain: How strong is the link? in Medscape Journal of Medicine 2008; Diet soft drink consumption is associated with an increased risk of vascular events in the Northern Manhattan Study, J Gen Intern Med. 2012 Sep;)

Infine, anche il bisfenolo A (BPA), usato prevalentemente in associazione con altre sostanze chimiche per produrre plastiche e resine, è presente in bevande gassate e non, e bevande a base di latte (Bisphenol A contamination in soft drinks as a risk for children’s health in Italy, Food Addit Contam Part A Chem Anal Control Expo Risk Assess. 2015 Apr).


La conclusione è che le bibite analcoliche non hanno nessun valore nutrizionale , tant’è che apportano calorie correttamente definite “calorie vuote”, che contribuiscono allo sviluppo delle patologie sopra elencate. Ovviamente gli studi finanziati dai produttori delle bevande mostrano associazioni meno significative.

In più, le bibite gassate ci rendono felici, almeno secondo la pubblicità…

Contro le campagne pubblicitarie che promuovono come normale e salutare il consumo di Coca Cola e di altre bevande analoghe, ha preso posizione il Center For Science in the Public Interest statunitense ,che ha deciso di realizzare un video dal titolo “The Un happy Truth About Soda”, per spiegare in una maniera il più possibile immediata i danni provocati dall’assunzione di bibite gassate.

Protagonista del filmato è una famiglia di orsi polari, scelti perché costituiscono di frequente i protagonisti degli spot pubblicitari per la promozione delle bibite gassate più famose. Gli orsi protagonisti del video, convinti che bere bibite gassate rappresenti un’abitudine normale e priva di rischi, si ritrovano purtroppo ad affrontare spiacevoli conseguenze.

Il cartone animato mostra come al consumo di bibite gassate possa essere legata l’insorgenza non soltanto di problemi ai denti o di obesità, ma anche di malattie come il diabete, che colpisce papà orso e che lo costringe all’amputazione di una zampa e all’impotenza.
Buona visione