di Roberto Volpi

 

Adesso è tutto uno stracciarsi le vesti, un grido di dolore, un lamento ininterrotto di giornali e tivvù: nessuna pietà per gli anziani, la strage dei vecchi – senicidio, inventa addirittura Sofri sul Foglio per richiamare sia femminicidio che genocidio (non sia mai che ci facciamo mancare qualcosa al festival dell’horror). E naturalmente non uno, non uno che dica o sappia – e sorge il dubbio che ancora in effetti non capiscano, che proprio non ci arrivino, a capire – che a questa strage, a questo senicidio ha dato una bella mano, una spinta decisiva la rozza quanto inefficace quarantena nella quale ci troviamo ancora oggi.
 
Avendo denunciato sin dall’inizio, per quel poco che ci è stato consentito di farlo, che così sarebbero andate le cose, che chiudere gli anziani nelle case 24 ore su 24 fianco a fianco con bambini, giovani e adulti possibili positivi asintomatici, significava aumentare a dismisura la probabilità di essere infettati e, per i più malandati e fragili tra di loro, quella di lasciarci la vita, possiamo porre con tranquilla coscienza la domanda: ma dov’erano tutti costoro che oggi si alzano a porre l’indice accusatore contro questa o quella residenza protetta per anziani, questa o quella Regione colpevole di non aver vigilato abbastanza, non avere avvertito per tempo, non avere predisposto le misure più opportune di protezione per personale e ospiti?
 
Troppo impegnati a cantare le lodi di questa quarantena, a ripetere come un mantra da mane a sera iorestoacasa, a stoppare il sorgere di qualsivoglia voce e domanda appena appena scomode. Ecco dov’erano: al servizio acritico di una linea che ovunque è stata applicata ha raccolto soprattutto insuccessi – massimamente in Italia, dove sono state raggiunte punte di pensiero unico dominante tali da richiamare proprio il regime cinese.
 
Gli anziani sono morti a grappoli là dove sono stati rinchiusi da una quarantena a dir poco incauta: nelle case (dove non sappiamo quanti in realtà ne sono morti, certamente molti, molti di più di quel che dicono le cifre ufficiali) come nelle residenze sanitarie protette come, infine, almeno inizialmente, negli ospedali. Questa è la realtà che non raccontano volendo farci credere che laddove gli anziani sono morti si è trattato di un errore di questo o di quello, individuo o istituzione.
Se errore c’è stato – e ce ne saranno stati sicuramente –  l’errore non ha fatto che aggravare una situazione ch’era sbagliata e dunque pericolosa in se stessa.  
 
Siamo di fronte a una doppia Waterloo. Quella della virologia, capace di approntare nient’altro che una linea di difesa che risale al XIV secolo, al tempo della peste nera, con l’illusione di bloccare un virus bloccando una nazione intera, un continente, il mondo, invece incattivendolo e riuscendo nell’impresa di fare di un coronavirus un virus della letalità di Ebola. E la Waterloo della politica, ch’è scesa in questa occasione al grado zero della sua autonomia rispetto ai virologi e alla virologia.
Una politica letteralmente sparita dalla scena, attendente senza diritto di parola di scienziati che non sono più neppure chiamati a dar conto dei risultati, come se chiedere loro dei risultati costituisse un affronto all’insindacabilità della scienza.
Perché questa è la scienza oggi: insindacabile.
 
C’è già stato un potere, in Italia, pressappoco insindacabile: la magistratura. Un altro se ne profila ben più insindacabile, e ha fatto le prove in questa emergenza: la scienza. Quella scienza che per natura e disposizione dovrebbe essere pronta a mettersi in discussione e accettare il confronto in ogni circostanza e che oggi per bocca di qualche suo autorevole rappresentante arriva orgogliosamente a proclamarsi non democratica. 
 
Stiamo ragionando sulla fase due quando ancora la fase uno boccheggia senza che se ne veda la fine. Ma è bene ed è giusto che sia così. La fase due avrebbe dovuto essere in realtà la fase uno. Si prenderanno misure che avrebbero dovute esser prese subito, senza passare attraverso alcuna quarantena. Avremmo dovuto proteggere la fascia degli anziani problematici (dice niente che i morti hanno in media 3,3 importanti patologie croniche?) e lasciare in piedi la vita con tutte le opportune misure di precauzione e protezione. Questo andava fatto. Quanti, dai paesi scandinavi a Israele, non sono passati attraverso una quarantena sul tipo di quella italiana (e poi francese, spagnola, inglese, perfino americana) se la sono cavata e se la stanno cavando decisamente meglio.
 
Rinserrare tutti in casa e in luoghi chiusi è stato l’errore. Lo stesso che se proprio non ha determinato ha certamente contribuito a quella che oggi piangiamo come la strage dei vecchi.
 
 

*Biografia

Roberto Volpi, statistico, ha diretto uffici pubblici di statistica prima di dedicarsi all’attività privata nella progettazione e realizzazione di sistemi informativi socio-sanitari ed epidemiologici. Ha progettato il Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, coordinato e diretto il Gruppo tecnico di programmazione che ha redatto il Piano strategico della città di Pisa.

Ha scritto, tra gli altri, Storia della popolazione italiana dall’Unità ai nostri giorni (1989), Figli d’Italia (1996), La fine della famiglia (2007), L’amara medicina (2008), Il sesso spuntato. Il crepuscolo della riproduzione sessuale in Occidente (2012), Dall’Aids a Ebola. Virus ed epidemie al tempo della globalizzazione (2015).