a cura del Dr. Eugenio Serravalle – presidente AsSIS
OBBLIGO SCOLASTICO E OBBLIGO VACCINALE A GREVE IN CHIANTI

In questi giorni stiamo assistendo a campagne giornalistiche a tutto spiano che mirano a introdurre l’obbligo vaccinale per l’ammissione scolastica. Attualmente il diritto all’istruzione per tutti i bambini, anche non vaccinati, è garantito dal DPR 355/99 che afferma: “La mancata certificazione (della vaccinazione) non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo o agli esami.” Tale normativa è stata poi estesa per gli altri gradi di istruzione.

Nella maggior parte dei Paesi Europei, soprattutto quelli ad alto reddito, i vaccini non sono obbligatori, mentre in Italia lo sono ancora 4 (quindi non i sei contenuti nell’esavalente); nonostante ciò è stata depositata una proposta di legge da parte di alcuni deputati del PD per impedire la frequenza scolastica a chi non è in regola con le vaccinazioni.

La notizia di una bambina che non potrebbe andare a scuola perché una parte dei compagni non è vaccinata è sfruttata strumentalmente per alimentare ancora la “battaglia dei vaccini”. Abbiamo già scritto che non intendiamo partecipare a battaglia alcuna, che il nostro modo di pensare e di ragionare è lontanissimo del volersi schierare in un campo armato in cui si contrappongono i favorevoli e i contrari alle vaccinazioni.Abbiamo riconosciuto l’utilità di questa pratica senza nascondere i suoi limiti e i suoi rischi. E’ nota a tutti l’assenza di studi indipendenti e credibili di confronto tra lo stato di salute dei vaccinati paragonato a quello dei non vaccinati, così come l’assenza di studi a lungo termine che abbiano esaminato gli effetti cumulativi sulla salute dei bambini che sono sottoposti a un programma così intensivo di vaccinazioni iniziato a soli tre mesi di età. Sono le Istituzioni che devono proporre questi studi e garantire che non siano attuati da soggetti con conflitti d’interessi con l’industria farmaceutica.

Proprio perché non siamo appassionati a questa battaglia che dilaga sui social, in TV, sui giornali, facciamo nostre alcune riflessioni.

FreedomButterflyPensare di vaccinare tutti i bambini contro tutte le malattie per cui esiste un vaccino nasce dall’idea che esista sempre una soluzione facile e a poco costo per qualsiasi esigenza di salute noi manifestiamo. Per lungo tempo si è chiesto alla medicina di essere onnipotente, di curare tutto, di prevenire tutto; e la medicina si è sviluppata sull’onda di questo investimento; ma questa richiesta di onnipotenza non può che essere delusa e, forse, oggi più che mai, stiamo attraversando questa disillusione. La speranza di vita alla nascita è aumentata  in questi ultimi anni, grazie ai progressi della medicina e al miglioramento delle condizioni igienico-sociali, ma si sta riducendo la speranza di vita SANA, cioè vivremo più a lungo, ma più malati.

Il medico è onnipotente perché è un bravo prescrittore: ma questo modello è entrato in crisi, i pazienti non danno più per scontato che l’operare del medico sia competente e a fin di bene, perciò non accettano più passivamente le prescrizioni; i medici utilizzano le prescrizioni come difesa nei confronti di un paziente diffidente, per confermare un potere che sentono di stare perdendo. Questo è quanto sta accadendo rispetto ai vaccini: genitori sempre più preoccupati e diffidenti chiedono delucidazioni e informazioni in merito ai vaccini da fare ai figli; la medicina, messa in discussione, risponde rassicurando, terrorizzando, e prescrivendo. Ma questo non sembra essere sufficiente. La preoccupazione rimane e non sembra affare di nessuno.

Così si tende a enfatizzare la gravità e l’importanza di alcune patologie, anche banali per offrire, tramite la vaccinazione, una soluzione “facile”. Si banalizzano concetti e argomenti su cui la comunità scientifica dibatte da anni senza riuscire ad arrivare a conclusioni definitive, perché, semplicemente, non tutto può essere codificato e racchiuso in formule sbrigative. Tra questo il concetto di immunità di gregge, cioè la protezione da certe malattie infettive, grazie alla presenza, all’interno di quelle popolazioni, di soggetti immuni. L’immunità di gregge è definita come “la resistenza di un gruppo all’attacco di una malattia, verso cui una grande proporzione dei membri di quel gruppo è immune, riducendo così la possibilità che un individuo malato entri in contatto con un individuo suscettibile” (Dorland’s illustrated medical dictionary. 24th ed. Philadelphia, PA: WB Saunders, 1965). Già questa definizione dà adito a diverse interpretazioni, aggiungiamo che molti Autori hanno opinioni molto divergenti su quale sia, da un punto di vista quantitativo, la soglia richiesta nell’immunità di gregge per ottenere l’eradicazione delle malattie. In epidemiologia, non trovarsi d’accordo sui numeri è un problema, soprattutto quando ci sono percentuali tanto diverse.

Riporto qui una tabella che indica i valori della percentuale dei soggetti che dovrebbero essere vaccinati per ottenere l’herd immunity tratta da Epidemiologic Reviews 1993 by The Johns Hopkins University School of Hygiene and Public Health Vol. 15, No. 2 Herd Immunity: History, Theory, Practice Paul E. M.Fine

INFEZIONE HERD IMMUNITY %
Difterite 85
Influenza ?
Malaria 80-99
Morbillo 83-94
Parotite 75.86
Pertosse 92-94
Polio 80-86
Rosolia 83-85
Vaiolo 80-85
Tetano
Tubercolosi ?
TABELLA 1.(modificata) valori dell’immunità di gregge nei paesi  sviluppati per malattie potenzialmente prevenibili con i vaccini. Da Anderson e May (8), McDonald (54), e Benenson (135). Si deve sottolineare che i valori riportati sono indicativi, e non riflettono adeguatamente la diversità tra le popolazioni. Forniscono comunque l’ordine delle grandezze comparabili.

Non dissimile è la tabella tratta da un volume i cui Autori sono molto favorevoli alle vaccinazioni:

E’ in base a queste considerazioni che trovo assolutamente strumentale il clamore sollevato dall’impossibilità di frequentare la scuola per una bambina immunodepressa.

A margine vorrei aggiungere poche note.

  1. il polverone sollevato confonde alcuni concetti fondamentali: la vaccinazione di cui si parla è quella contro morbillo-parotite-rosolia-varicella, che è facoltativa; le altre vaccinazioni non riguardano questo caso. E’ utile ricordare che non esistono più in commercio i vaccini singoli contro queste malattie, ma solo il trivalente o il tetravalente. Le logiche scientifiche per cui in Italia non siano più disponibili tali preparati non sono mai state illustrate;
  2. la vaccinazione non garantisce l’immunizzazione; nel caso del morbillo si ha un’efficacia del 95% dopo 1 dose, e del 98% dopo 2 dosi. Focolai sporadici di morbillo si sono registrati anche in popolazioni interamente vaccinate, sia negli USA che in comunità italiane anche con 2 dosi. Per alcune malattie, come la pertosse, è dimostrato che i vaccinati possono trasmettere la malattia;
  3. la durata dell’immunizzazione si riduce progressivamente con il trascorrere degli anni, come testimoniato dal fatto che epidemie di pertosse in USA hanno riguardato principalmente ragazzi che avevano eseguito correttamente tutte le somministrazioni vaccinali raccomandate;
    3.i – luoghi di un possibile contagio non si limitano all’ambiente scolastico, ma ogni occasione sociale, ogni attività sportiva o ricreativa, ogni contatto con bambini o adulti può costituire una potenziale fonte di pericolo;
  4. oltre alle malattie prevenibili con la vaccinazione, esistono centinaia di altri virus e batteri che possono provocare patologie, anche gravi; sostenere l’indispensabilità delle vaccinazioni può causare una sensazione di falsa sicurezza che potrebbe essere pericolosa;
  5. esistono bambini immunodepressi anche a causa delle vaccinazioni: nessuno si è mai preoccupato di raccontare le loro storie, nemmeno quando la loro condizione è stata riconosciuta ufficialmente, per cui ricevono un indennizzo da parte del Ministero ai sensi della legge 210/92. Anche loro non possono essere sottoposti a vaccini con virus vivi attenuati. Ma sono invisibili.

Siamo di fronte a una situazione in cui la medicina deve riconoscere i propri limiti, deve tutelare la salute della bambina malata, ma deve anche rispettare chi intende tutelare la propria salute in altro modo.

Chi si assume la responsabilità di una reazione avversa, di un danno conseguente una vaccinazione eseguita in omaggio all’herd immunity? Qualcuno può sottoscrivere una dichiarazione che i bambini vaccinati non riporteranno alcuna conseguenza al loro stato di salute?

Ultima nota

Il modo strumentale di svolgere le proprie tesi da parte di alcuni rappresentanti della medicina ufficiale non può che generare ulteriore incertezze, nel caso migliore, o diffidenza vera e propria in quello peggiore, nei confronti delle autorità sanitarie. Si prenda ad esempio il testo dell’UPA (Un Pediatra per Amico) con cui viene condannata la scelta di non vaccinare in quanto determinerebbe un rischio per bambini immunodepressi. Vi si dichiara, infatti:

si diffonde un’ingiustificata diffidenza nei confronti di vaccini dispensati gratuitamente e in grado di proteggere contro malattie estremamente contagiose (come il morbillo) che si diffonderebbero in un lampo se calasse ancora la percentuale di bambini vaccinati.

In Greve, in Chianti, continua il comunicato:

una bambina che soffre di un difetto importante dell’immunità non può andare a scuola perché molti suoi compagni non sono vaccinati e potrebbero ammalarsi di una malattia infettiva che, se per loro si risolverebbe in pochi giorni di febbre, per lei potrebbe essere molto pericolosa.

Pertanto, chi non vaccina contro il morbillo sarebbe nient’altro che un egoista, fanno notare gli estensori, perché antepongono il rischio di qualche giorno di febbre, a una questione di vita o di morte.

Ma, chiediamo, chi vuole che si renda obbligatoria la vaccinazione (fino ad ora soltanto consigliata) contro il morbillo, non ripete che il morbillo è pericolosissimo, in alcuni casi letale e con conseguenze gravissime? Se dunque è dichiarata malattia facilmente guaribile con alcuni giorni di febbre, è assennato obbligare a vaccinare contro una malattia siffatta, costringendo ad affrontare eventuali reazioni avverse da vaccino?

E che dire della parte iniziale del comunicato, dove per amore di contorti paragoni tra il presunto egoismo di chi vaccina i figlioli contro la meningite e quello altrettanto presunto di chi non li vaccina contro il morbillo, si giunge a dichiarare la meningite da meningococco malattia rara, per cui sarebbe superfluo vaccinare

Ecco il testo:

le famiglie si mettono in coda per fare vaccinazioni molto costose, destinate a proteggere i loro bambini da malattie la cui frequenza è estremamente bassa (come la meningite da meningococco)

Capisco non rispettare l’art. 32 della Costituzione (Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge), e il diritto alla scelta terapeutica, ma non pare di chiedere tanto a esigere almeno la coerenza tra dichiarazioni così contraddittorie che, a leggerle, sembra siano state scritte appositamente per darci ragione.

Dott. Eugenio Serravalle

p.s.: Ringrazio la dottoressa Sonia Giuliano, psicologa clinica specialista in psicoterapia psicoanalitica, blogger di psicoanalisieconvivenza.com.