L’industria farmaceutica considera strategicamente rilevante possedere una buona immagine sociale e godere di una inattaccabile reputazione pubblica. Le cronache degli ultimi anni, sia nazionali che internazionali, non hanno contribuito a creare un’immagine positiva, e i nuovi media e i social hanno contribuito non poco nel diffondere criticità e dubbi sull’operato di queste aziende.


Il Censis1 ha realizzato uno studio: “Immagine e reputazione delle aziende farmaceutiche” con la sponsorizzazione della Lilly (azienda del settore) pubblicato a luglio di quest’anno, analizzando i tratti essenziali della reputazione delle aziende farmaceutiche in Italia.
Lo studio si è basato su un’indagine qualitativa (con la realizzazione di 13 interviste a testimoni privilegiati operanti in diversi ambiti, tra cui esperti di comunicazione) e una quantitativa, attraverso un campione rappresentativo di 1.500 italiani adulti.
Gli intervistati sono stati chiamati ad esprimere una valutazione sulle aziende farmaceutiche legata alle loro caratteristiche, al valore del loro prodotto e al loro ruolo nel sistema delle cure.
Il campione è spaccato a metà:

Il 41,3% degli intervistati esprime un giudizio positivo sulle aziende farmaceutiche basato sui loro prodotti, i farmaci, ritenendo che essi contribuiscano alla sconfitta delle malattie e al miglioramento della qualità della vita, ma il 37,5% esprimono un giudizio negativo perché l’industria, alla ricerca del profitto, spinge medici e pazienti a consumare farmaci spesso inutili. Il 21,1% si astiene dal formulare un giudizio. Le risposte del campione tra i diplomati indicano addirittura una prevalenza del giudizio negativo 40,8% (rispetto al positivo 39,9%).

Ancora più critiche le risposte al secondo quesito: giudizio sulle industrie farmaceutiche basato su innovazione scientifica. Si ferma al 33,1 la percentuale di quanti esprimono un giudizio positivo “perché tali industrie rappresentano un settore importante che garantisce occupazione e innovazione,” mentre la percentuale di chi esprime un parere negativo perché i prezzi dei farmaci più nuovi ed efficaci sono troppo alti e non possono essere garantiti a tutti arriva al 45,7.
Il profitto eccessivo, la creazione di falsi bisogni di salute, promuovendo farmaci non utili e non necessari relegando ai margini la ricerca e la produzione di farmaci innovativi efficaci, l’esaltazione di tecniche di marketing per incrementare gli utili sono, in estrema sintesi, le critiche che l’indagine ha evidenziato.
Una novità? Non pare proprio, ma colpisce la percentuale dei giudizi negativi nonostante gli sforzi messi in atto dall’industria per “rinfrescare” un’immagine sbiadita.
Evidentemente non è facile far dimenticare o giustificare fatti di cronaca che hanno avuto ampia risonanza, quali i casi di corruzione eclatanti denunciati da Public Citizen, un’associazione statunitense che studia le correlazioni tra le lobby e l’amministrazione americana. In un rapporto sono riassunte le sentenze del governo federale contro le industrie farmaceutiche e i relativi pagamenti delle sanzioni emesse. Nel 2016 e 2017 sono riferiti 38 casi per un totale di 2,9 miliardi di dollari (412 casi per un totale di 38,6 miliardi di dollari tra il 1991 e il 2017). Tra le case farmaceutiche condannate nel biennio di riferimento vi sono la Wyeth, (ditta controllata dalla Pfizer, con una multa di 785 milioni di dollari per aver dato illegalmente incentivi agli ospedali affinché comprassero il Protonix nell’ambito del programma Medicaid per le famiglie di basso reddito) e la Mylan (con 465 milioni di dollari per non aver classificato Epipen come farmaco generico ed aver per questo fatto spendere troppi soldi al programma Medicaid)2. La Glaxo Smith Kline ha collezionato accuse di corruzione per giri di mazzette versate a medici in cambio della prescrizione di farmaci dagli Stati Uniti, alla Cina, dall’Iraq, alla Polonia, al Libano e alla Giordania.
Uno dei casi ad aver avuto maggior richiamo mediatico negli ultimi anni in Italia è stato il caso Avastin-Lucentis, per cui proprio qualche mese fa è stata confermata la sanzione dell’Antitrust a Roche e Novartis: la multa da pagare ammonta a 184 milioni, 92 milioni a testa. L’accusa è di aver fatto un accordo finalizzato a far usare dal servizio sanitario nazionale il più caro dei due farmaci, Lucentis e Avastin, ugualmente efficaci contro la maculopatia: il primo, espressamente indicato per la maculopatia, è molto più caro del secondo, che funziona per la stessa patologia ma per il quale il produttore non ha mai chiesto di allargare le indicazioni anche per quella patologia dell’occhio. L’accordo è costato al Servizio sanitario italiano 1,2 miliardi di euro.3
L’elenco sarebbe lunghissimo. Ricordiamo le parole di John Rengen Virapen; un “pentito” dell’industria farmaceutica: “Ho speso 35 anni della mia vita lavorando nell’industria farmaceutica … e loro vogliono fare soldi, soldi, soldi. A loro non importa della vostra vita, a loro importa solo del loro portafogli. Non sono interessati a curare nessuna delle vostre malattie: tutt’altro. Sono interessati a farvi prendere nuove malattie. Voi per loro non siete malati. Siete consumatori». Virapen è stato rappresentante di commercio per la filiale di un grande gruppo farmaceutico ed ha pubblicato anche un libro per raccontare nel dettaglio i meccanismi che stanno alla base del mercato dei medicinali. Si intitola “Side effects: Death. Confessions of a Pharma-Insider”4.

La realizzazione di questa ricerca segnala la necessità dell’industria farmaceutica di smacchiare un’immagine appannata e migliorare una reputazione compromessa.  Con opportuni investimenti (le risorse non mancano) si può modificare la propria immagine cambiando il timbro della comunicazione, ma, per cambiare la propria reputazione, occorre modificare le proprie azioni e comportamenti. Vedremo se l’industria farmaceutica ne sarà capace.
Per restituire fiducia a un sistema che – per il suo ruolo e la sua delicatezza – dovrebbe porsi al di fuori di ogni sospetto va esercitata la massima attenzione e vigilanza da parte di cittadini, media e legislatore.

 

Note
1 http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato9647897.pdf
2 https://www.terranuova.it/News/Attualita/Multe-a-Big-Pharma-quasi-3-miliardi-tra-il-2016-e-il-2017

3 https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=758274 
https://www.altroconsumo.it/salute/farmaci/news/avastin-laifa-blocca-luso-per-curare-la-retina#
4 https://www.terranuova.it/News/Video/Il-pentito-di-Big-Pharma

Fonti:

http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato9647897.pdf

CENSIS. Indagine sulla reputazione delle aziende farmaceutiche. Il tema del profitto influisce negativamente sulla reputazione

https://www.terranuova.it/News/Attualita/Multe-a-Big-Pharma-quasi-3-miliardi-tra-il-2016-e-il-2017