Tutti noi, in Occidente, dal dopoguerra in poi, siamo cresciuti con l’ideale della democrazia, unico antidoto al ripetersi di quelle ben note atrocità che i nostri nonni hanno vissuto e forse ci hanno raccontato. La testimonianza ha avuto tanto più valore quando, oltre alle parole, ha potuto offrici l’esempio di chi ha lottato affinché la libertà divenisse la normalità cui da decenni siamo oramai abituati. Loro sapevano bene da quale società rifuggivano e quale desideravano costruire, ma noi siamo certi di saperlo?

Certo sappiamo che tra i valori fondanti della democrazia c’è certamente la libertà individuale, vero elemento di differenziazione dalle dittature, ma sappiamo ancora individuare dove inizia e dove finisce la libertà di ognuno, cosa impedisce a una democrazia di sconfinare nel Far West o, viceversa, cosa permetta che nelle vesti solo apparenti di democrazia si nasconda un totalitarismo? La risposta consueta è che alla libertà deve affiancarsi il senso civico. Vero, ma con ciò la questione si sposta alla domanda, successiva: in cosa consiste il senso civico? Ovvero, cosa impedisce di proiettare su di esso unicamente i propri interessi o, viceversa, di intenderlo come mera obbedienza all’autorità? Poiché nel primo caso ci troviamo nuovamente nel Far West e nel secondo a rischio di dittatura.

 Questo secondo pericolo potrebbe non essere chiaro se non si riflette sul fatto che gli orrori della Seconda Guerra Mondiale non sarebbero stati possibili se i soldati e i cittadini non avessero obbedito a ordini crudeli. In un breve pamphlet, L’obbedienza non è più una virtù, per Don Lorenzo Milani (1965), in un’epoca in cui la semplice pressione di un pulsante può sganciare una bomba, l’avere ricevuto tale ordine non pulisce la coscienza dell’esecutore che, obbedendo, ha provocato centinaia o anche migliaia di morti. La “Banalità del male” (Arendt, 1963) di chi stava solo “facendo il suo dovere” ha reso possibile l’Olocausto. Pochi anni prima, sempre in Germania, con la compiacenza della popolazione fiduciosa nei principi eugenetici, allora ritenuti scientifici (non solo in Germania), la comunità medica ha obbedito al programma conosciuto come Aktion T4 (Breggin, 1993). Il personale sanitario tedesco ha consapevolmente sterminato decine di migliaia di “Lebensunwerten Lebens” (Vite indegne di essere vissute): malati mentali, portatori di gravi handicap, affetti da malattie incurabili, bambini nati deformi. Tutti crimini contro l’umanità compiuti da onesti cittadini, da soldati disciplinati, da medici e infermieri acriticamente aderenti alla visione dominante e obbedienti agli ordini ricevuti.

No, il senso civico non può essere un valore di riferimento sufficiente, a meno che non sia costantemente accompagnato da un sano senso critico!

Vale il detto che “chi non impara dalla storia è condannato a ripeterla” e, come ci ricorda Popper (1945), “il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza”.

Affinché  una vera democrazia sia possibile è imprescindibile che la popolazione creda nei suoi ingredienti primari: la libertà di scelta, il senso civico e il senso critico.

Molti di noi, in questi decenni, hanno dato la democrazia per scontata, la sua presenza non ha richiesto ai più di interrogarsi su cosa la renda effettiva; ai nostri figli abbiamo ritenuto sufficiente insegnare l’ideale democratico, raramente siamo stati chiamati con l’esempio a mostrar loro in cosa consista. Eppure, chi si occupa di educazione sa bene che un esempio vale più di mille parole. Anzi, in realtà, si potrebbe dire che nell’arte dell’insegnare (dal latino in-, “dentro”, e signare, “imprimere un segno”) l’implicito prevale sull’esplicito. In ogni “programma di studi”, l’esplicito è affiancato dall’insieme dei segnali impliciti che lo accompagnano che, se discordanti, sovente prevalgono sui primi. La psicologia ha individuato molti meccanismi che mediano l’apprendimento, tra i quali mi limiterò a ricordare che un comportamento può essere attivato dall’associazione con uno stimolo (condizionamento pavloviano); può essere indotto tramite rinforzo (condizionamento operante); può plasmarsi osservando il comportamento di altri (apprendimento vicario). Tali dinamiche possono essere sfruttate con deliberata crudeltà, come nel celebre caso del piccolo Albert, un bambino di pochi mesi che lo psicologo John B. Watson (1920) condizionò ad avere paura dei topi e, per successiva generalizzazione anche di altri animali di cui precedentemente non aveva alcun timore. Spesso tuttavia i bambini apprendono da comportamenti non a ciò finalizzati, ad esempio osservando un adulto aggressivo e violento con altri, o anche solo nei confronti di una bambola, come mostrano gli esperimenti dello psicologo Albert Bandura (1961). Naturalmente al di fuori di un ambiente sperimentale le influenze sono molteplici e le traiettorie di sviluppo complesse e articolate. Eppure, che se ne sia consapevoli o meno, critiche, elogi e soprattutto esempi offerti da parte di persone significative, contribuiscono alla formazione del futuro adulto quanto, se non più, il contenuto dell’insegnamento. Nostra responsabilità è tenerlo a mente e interrogarci spesso su quali siano i valori di riferimento nostri e della nostra società e se i nostri esempi e i nostri insegnamenti siano ad essi coerenti, poiché diversamente, quali che siano le intenzioni, non saranno i valori sperati ad essere trasmessi.

 Noi, figli o nipoti di una generazione che per riaffermare il valore della libertà, avendo provato sulla propria pelle gli orrori che possono derivare dalla sua assenza, è stata pronta a morire, che priorità mostriamo ai nostri figli o nipoti di riservare a tale valore? Insegniamo alle prossime generazioni la mera obbedienza o il costante esercizio del senso critico come antidoto a nuovi e indesiderati genocidi guidati dalle autorità del momento? A livello di società la risposta a questi quesiti spetterà forse agli storici del futuro. A livello individuale però rispondere spetta a ognuno di noi, ogni giorno, davanti allo specchio, guardandoci dritti negli occhi.


Benedetto Tagnocci è psicologo clinico a indirizzo junghiano con particolare riferimento agli aspetti comunicativi. Formatore alla comunicazione efficace. Autore di numerosi articoli sientifici e divulgativi pubblicati su riviste specializzate, alcuni di questi sono riprodotti e liberamente consultabili sul suo sito nella sezione articoli. E’ firmatario del ComunicatoPsi e membro fondatore di SinergEtica, Movimento di Libera Psicologia.