a cura del dott. Serravalle

Una conferma: la vaccinazione contro lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco), ha portato a una significativa diminuzione dei casi di infezione invasiva da pneumococco (IPD) dovuta ai ceppi contenuti nei vaccini (PCV7, PCV10, PCV13), ma ormai si segnalano ovunque aumenti altrettanto significativi di casi di infezioni invasive dovute a sierotipi non presenti nei vaccini.
Avevamo già affrontato l’argomento (qui il link all’articolo), oggi ne abbiamo conferma da una metanalisi (Koelman DLH, et al. Resurgence of pneumococcal meningitis in Europe and Northern America. Clin Microbiol Infect 2019 May 14 [Epub ahead of print]) che documenta il preoccupante aumento dei casi di meningite pneumococcica dovuti ai ceppi di rimpiazzo emersi, sia in America che in Europa dopo le campagne vaccinali con i vaccini 7-10-13 valenti. I casi registrati indicano che si è perso l’effetto protettivo della vaccinazione sull’incidenza della infezione invasiva pneumococcica perchè il promettente declino sembra essere stato temporaneo.

Un documento della European Paediatric Association (Levy C, et al. Diversity of serotype replacement after pneumococcal conjugate vaccine implementation in Europe. J Pediatr 2019; 213:252-3), evidenzia l’ampiezza del fenomeno del rimpiazzo dei sierotipi e il progressivo aumento di IPD dovuto a questi ceppi, che sono peraltro differenti da Paese a Paese. Inoltre, la vaccinazione non ha portato a una riduzione assoluta della colonizzazione della mucosa nasale da parte dello pneumococco, ma solo a una riduzione della colonizzazione da parte dei ceppi vaccinali, riducendo la possibilità che si crei l’immunità di gregge.

In Italia

Anche in Italia la malattia invasiva da pneumococco è in aumento, in base ai dati forniti dall’ISS

Anno Casi di malattia invasiva da pneumococco
2015 1259
2016 1531
2017 1717

Figura 1 – Numero di casi notificati di malattia invasiva da pneumococco, per mese ed anno, Italia 2010-2017

“A partire dal 2015, il numero di casi notificati di malattia invasiva da pneumococco è andato progressivamente aumentando mantenendo un tipico andamento stagionale. In base ai dati disponibili… le malattie invasive da pneumococco in Italia nel periodo di riferimento hanno avuto una incidenza compresa tra 2,07/100 000 abitanti nel 2015 e 2,81/100 000 abitanti nel 2017, inferiore alla media Europea di 5.6 /100 000 abitanti riportata nel 2015 (dato più recente disponibile)”.
Nel nostro Paese abbiamo un problema in più: “le informazioni sul sierotipo (responsabile dell’infezione invasiva) sono disponibili per il 67% dei casi notificati nel 2016 e per il 61% dei casi notificati nel 2017 e per il 52% dei casi notificati nel 2018. Malgrado ci siano stati dei progressi rispetto agli anni precedenti al 2016, tale proporzione ancora non è ottimale, a causa della diversa partecipazione delle Regioni alla sorveglianza e alla quota di sierotipizzazioni riportate incomplete e quindi inutilizzabili ai fini della sorveglianza stessa.” E’ così impossibile stabilire l’esatta quota di casi prevenibili con la vaccinazione e rilevare l’eventuale aumento di sierotipi non presenti nei vaccini attualmente utilizzati. Il report mostra comunque che nella fascia di età 0-4 anni, quando si è proceduto ad effettuare la tipizzazione dei sierotipi, la maggior parte delle infezioni invasive è causata da sierotipi non prevenibili con le vaccinazioni attualmente disponibili.

Conclusioni

Lo Streptococcus pneumoniae è la principale causa di infezioni batteriche nei bambini; può causare meningite, sepsi, polmonite, empiema polmonare, otite. Con l’uso dei vaccini pneumococcici coniugati (PCV) le malattie da pneumococco invasive (IPD) e non invasive dovute a sierotipi presenti nei vaccini sono notevolmente diminuite tra i bambini. Tuttavia, dal 2015, diversi paesi europei hanno riportato un aumento di incidenza di IPD a causa di sierotipi non vaccinali, il che pone diversi interrogativi sui vantaggi a lungo termine dei vaccini in uso. Sono in via di realizzazione nuovi vaccini contro 15-20 sierotipi (PCV15, PCV20), ma rimane da capire se la vaccinazione sia davvero l’unica arma efficace per contrastare un batterio che ha dimostrato di sapersi adattare o se non sia più ragionevole percorrere altre strade.