Di Francesca Coccorese 

L’economia è meno importante della salute – corollario del primo teorema: “prima la salute”.


Ho già parlato di libertà. Ma come giudicare chi si preoccupa del vile denaro? Questi egoisti che, per non far fallire la propria azienda, si permettono di protestare mentre la gente muore!
 
Dimentichiamo che non si protesta per il diritto al reddito, ma per il diritto al lavoro, il cui valore va molto oltre il reddito che produce. Freud diceva giustamente che si diventa adulti quando si si sviluppa la capacità di amare e di lavorare.
 
Vogliamo trasformarci in una Repubblica fondata sugli aiuti statali?
 
Con questa nuova ondata di restrizioni, verosimilmente sopravviveranno solo le grandi imprese.
 
Io ho la fortuna di abitare in un piccolo comune. C’è un produttore per ogni cosa. Si vive in un clima di solidarietà e di collaborazione, rispetto per i lavoratori, dignità. Nonostante la concorrenza, le piccole aziende riescono ancora a produrre ciò di cui il territorio ha bisogno: non di più, non di meno.
 
Le grandi produzioni, così impersonali, hanno logiche molto diverse. Impongono i loro prodotti a un territorio estraneo, che non tutelano, che non vivono.
 
Il risultato sarà che non potremo più produrre il nostro cibo, i nostri vestiti e le nostre case,  senza affidarci alle grandi imprese. Rischiamo di diventare dipendenti da pochi giganteschi colossi dell’economia.
 
I piccoli imprenditori che ora lottano con le unghie e con i denti per restare a galla, non difendono solo se stessi: difendono tutti noi da un mondo di produzioni standardizzate, imposte dall’alto, soggette alle spietate logiche del mercato internazionale, non rispettose dell’ambiente.
 
Cosa ci rende umani? L’uomo è un animale sociale. L’uomo è fatto per inseguir virtute e canoscenza. L’uomo è fatto per lavorare ed amare.
 
Già da molto tempo abbiamo iniziato a cedere la nostra umanità in cambio di “sicurezza”, e adesso se ne vedono tutti i risultati. Stiamo diventando esseri umani d’allevamento. I nostri corpi devono vivere, imbottiti di farmaci, aggrappati ad ogni possibile risorsa tecnologica… mentre il nostro spirito deve piegarsi a rinchiudere ogni slancio tra le mura domestiche, nutrito dagli aiuti statali.
 
Corpi umani destinati alla  sopravvivenza e al consumo, infiacchiti da internet e tv, senza possibilità di autodeterminazione. Una prigionia accettata, volontaria, una prigionia che ci piace perché ci permette di restare nella nostra ormai ristrettissima zona di confort, senza dover più neppure uscire dal salotto.

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