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L’uomo a pezzi

30 Mag , 2016  

Quale futuro per l’uomo moderno? Questa è soltanto una delle infinite domande che mi pongo ogni giorno.

fotografia di: Michele Durazzi

fotografia di: Michele Durazzi

Sono medico da quasi trent’anni, esattamente ventotto….e mi interrogo tutti giorni: sarà colpa della mia forma mentis?

Da sempre prediligo la domanda alla risposta assoluta e “sicura”, che ha un che di chiusura, di blocco, di statico, probabilmente facilitata dal fatto che sono una donna che, per motivi antropologici e storici,  nasce curiosa, curiosa rimane e curiosa morirà.

Una delle mie frasi preferite è del grande Alberto Casiraghy: “prima della fine sarò pieno di inizi”

All’università, nei primi anni di medicina, ci hanno fatto studiare il SISTEMA uomo e i suoi sottosistemi (sistema osteoarticolare – cardiaco – immunitario – ematopoietico, e via dicendo), il tutto collegato dalla fisiologia e dalla fisiopatologia ,due branche fantastiche: interdisciplinari, ragionate, dinamiche, logiche…insomma in tutti sensi affascinanti, che mi hanno stampato nel cervello che quando un organo o un sistema soffre, coinvolge gli altri organi e sistemi: soffre il sistema nervoso e influisce per esempio sul sistema gastro-enterico (ricordo uno per tutti: la colite nervosa).
Questa interazione oggi si chiama PNEI: Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia, in passato la chiamavamo semplicemente “esperienza”.

Qualcosa del genere sperimentiamo anche in famiglia, se si immagina la famiglia come una specie di “corpus con vari organi”, cioè i componenti familiari. Se si ammala un bambino, piccolo, di pochi mesi oppure la mamma/donna, anche gli altri componenti del sistema ne risentono in varia misura: devono lavorare di piùoppure magari rinunciare a qualcosa, tipo l’uscita serale con gli amici, per sostenere il sistema famiglia.

Nel nostro corpo le cose funzionano alla medesima maniera.

Questa visione sistematica era molto cara alla vecchia medicina che si basava in fondo sulle proprie esperienze empiriche e che i dottori si scambiavano magari di sera con un buon bicchiere di vino rosso locale al “tavolo dei dottori” nella trattoria di paese. Era un metodo basato sul sapere, cioè l’utilizzo dei propri sensi, perché sapere ha una radice etimologica comune con sapore, quindi trattasi di un senso complementare all’intelletto. Il sapere dei sensi: olfatto, tatto, udito, gusto… ovviamente più o meno ben elaborato dall’intelletto, in linea di massima in piena maturazione nella terza età! Avete presente (magari visto in qualche vecchio film) il dottore con la barba, età indefinibile fra i 50-70 anni? Ho avuto la grandissima fortuna di averne conosciuto qualcuno e ho imparato davvero molto da loro. 

Oggi questo modello sopravvive a fatica, anche perché richiede alcune caratteristiche: tempo, studio perenne sul campo, dedizione totale e tanta “santissima” pazienza.

Ora non sono qui per mandare al diavolo la medicina specialistica, anzi tutt’altro! In certe occasioni vorrei proprio dei super-specialisti: come lo specialista che sutura le ferite. Alla fine di un intervento chirurgico tutti sono stanchi, magari hanno fretta perché c’è un’urgenza che aspetta, magari sono letteralmente “cotti” essendo l’ultimo intervento della giornata Ho visto tante cicatrici mal fatte, e mi sono sempre detta che se avessi scelto Chirurgia mi sarebbe piaciuto diventare una “super-specialista delle suture”, una specie di alta sartoria umana per offrire una sutura fine e ben fatta anche alla nonnina di 80 anni, anche se non andrà (e magari non è mai andata) in spiaggia. L’avrei scelto per il puro gusto di fare sempre e comunque le suture più belle che si possano fare, visto che sono segni a vita.

Piratessa  docet .(conoscete l’arte del kintsugi e il wabi sabi? http://www.internazionale.it/video/2016/05/20/kinsugi-fragilita-video, una delle mie passioni preferite; queste conoscenze mi sono servite moltissimo nell’ approccio coi miei pazienti)

Cosi, se devo operarmi di cataratta non andrei in Chirurgia Generale!
E credo che qui siamo tutti d’accordissimo: le specialità sono fondamentali.

Ho tante perplessità invece riguardo la medicina di base e la pediatria perché credo che dovrebbe essere insegnato  maggiormente e con più efficienza tutto ciò che serve per rimanere o tornare ad una naturale salute psico-fisica; applicare quindi i principi della saluto-genesi.

Si dovrebbe insegnare per esempio che l’aria davvero pulita, l’acqua di qualità e il cibo biologico, il latte materno, il movimento all’aperto, la buona comunicazione familiare, i giochi con il corpo sono le solidi ed indispensabili basi di ogni prevenzione: questo impegno è certamente immenso e andrebbe svolto tutti insieme, insieme al Ministero della Salute, che ultimamente è troppo impegnato nella gestione delle malattie e ha tralasciato e sottovalutato l’importanza delle prevenzione, come potenziarla e organizzarla a livello interdisciplinare, in collaborazione  con gli altri ministeri affini. La salute è un processo dinamico continuo e gli attuali problemi andrebbero visti ed affrontati con maggiore senso sistemico.

Ovviamente non posso elencarvi tutte le mie domande, che sono davvero tante, ma vi propongo un piccolo campione:

  • perché il cibo non è biologico e basta?
  • perché i bambini giocano cosi poco all’aperto?
  • perché tanti bambini sono fisicamente imbranati?
  • perché le malattie croniche aumentano in maniera paurosa, anche nei bambini?
  • perché abbiamo tanti mal di pancia e soprattutto mal di testa dalla prima elementare in poi?
  • perché si prescrivono psicofarmaci ai bambini?
  • perché certi bambini preferiscono la “play” al gioco con gli amici?
  • perché tanti bambini non amano la scuola?
  • perché abbiamo sempre più antibioticoresistenze? tanto che siamo in una situazione di allarme rosso. Leggete per esempio questo recente articolo (    http://www.doctor33.it/apocalisse-antibiotici...     )

Spero di non stancarmi mai di fare domande

Sabine Eck

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