mildewChi non ha letto sui giornali o sentito in tv del presunto crollo delle vaccinazioni che in tanti sbandierano, per poi affermare che bisogna correre ai ripari perché altrimenti verremo tutti travolti dalle malattie più tremende?
Ebbene, noi siamo andati a cercare i dati ed è emersa un’altra situazione. Di cui abbiamo prontamente informato il ministro della Salute!

 

Ecco la lettera che il presidente di Assis, ha inviato al ministro Lorenzin.

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Egregio Ministro Lorenzin,
molti giornali nel luglio scorso hanno riportato le sue parole e quelle di suoi consulenti intervenuti in occasione dell’anno di vita del portale informativo sulle vaccinazioni che gode del patrocinio del suo Ministero riguardo al “crollo” delle coperture vaccinali nel nostro Paese.

E’ stato lanciato un grido di allarme: “Assistiamo a un calo pauroso della copertura vaccinale, con picchi anche del 25% per morbillo e rosolia. Sono danni reali che preoccupano, perché quello che ci protegge dalle patologie è avere un alto tasso di copertura”, così si esprimeva il prof. Michele Conversano, Presidente della Società Italiana d’Igiene, attribuendo le ridotte coperture vaccinali alle campagne anti vaccinali. Alcuni giornali hanno affermato che queste posizioni “negli ultimi anni spadroneggiano su media e tv”.

Le sue parole, invece, sono state precisamente le seguenti:

Di salute pubblica e di igiene oggi si parla troppo poco. Sui media leggiamo solo degli avvenimenti eccezionali, quasi mai della normalità, dell’abc della salute pubblica, come dell’importanza delle vaccinazioni. E’ come se fosse un concetto che appartiene al passato. Come Ministro ho la consapevolezza del fatto che non si può abbassare la guardia e ho posto il tema delle vaccinazioni anche fra quelli del semestre europeo a guida italiana. E’ importante anche avere siti internet con informazioni certificate come quello di cui si parla oggi, che vanno messi in rete, unendo tutte le esperienze“.

Concordiamo perfettamente sull’opportunità di informare in maniera esauriente e completa i genitori chiamati a vaccinare i propri figli. Viceversa, dal Rapporto presentato dal Censis La cultura delle vaccinazioni in Italia: un’indagine sui genitori  riferisce, emerge un quadro sconfortante:

l’analisi dei dati lascia trapelare una conoscenza non del tutto adeguata sulla pratica vaccinale. Solo una piccolissima percentuale (5,6%) è stata in grado di indicare che allo stato attuale in Italia le vaccinazioni obbligatorie sono 4 , e che sono l’antidifterica, l’antitetanica, l’antipoliomielite e l’antiepatite B. In particolare, l’88,3% indica di aver sottoposto i figli a vaccini che definisce obbligatori (di cui il 40,4% solo ai vaccini obbligatori e il 47,9% ai vaccini obbligatori e raccomandati). L’11,2% indica invece di aver sottoposto i figli a vaccinazione ma di non ricordare a quale vaccini”- Ancora, dal citato Rapporto leggiamo: “l’esperienza della vaccinazione è in ogni caso fortemente connessa con l’informazione ricevuta. Sebbene quasi la totalità dei genitori coinvolti nello studio abbia dichiarato di aver vaccinato i propri figli, risulta meno estesa la percentuale dei genitori che dichiara di fidarsi totalmente e molto dei vaccini (22,4%), e la fiducia piena cresce tendenzialmente al crescere dell’età (25,4% dei genitori 46-55enni si fida totalmente o molto). Questo dato conferma ulteriormente lo scenario che fa da cornice alla cultura della vaccinazione presente oggi tra i genitori italiani, uno scenario in cui il bisogno di informazione sul tema non è completamente soddisfatto e in cui si rintracciano in diversi casi dubbi e perplessità rispetto alle informazioni di cui le famiglie dispongono”.

E’ la conferma di quanto noi affermiamo da tempo: la maggior parte dei genitori non sa nemmeno per quali malattie vaccina il proprio bambino perché non vengono fornite informazioni adeguate, tacendo il fatto che i vaccini obbligatori sono 4 e non i 6 contenuti nell’esavalente.

Il sottovalutare regolarmente l’importanza della comunicazione delle possibili reazioni avverse e degli effetti collaterali dei vaccini non aiuta ad assumere decisioni consapevoli. Il mantenere l’obbligo vaccinale nel nostro Paese, mente in 15 dei 29 Paesi UE (compresi Norvegia e Islanda) non esiste alcun vaccino obbligatorio,  non aiuta a creare un rapporto di fiducia e di collaborazione con le Istituzioni. Il tema del superamento dell’obbligatorietà vaccinale potrebbe essere inserito nel programma del semestre europeo.

In questi giorni sono stati pubblicati sul portale del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute i dati sulle coperture vaccinali per l’anno 2013: http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/CoperturaVaccinale2013.asp

In effetti è dimostrata una flessione delle coperture medie nazionali per quasi tutte le vaccinazioni, ma le coperture vaccinali nazionali contro la poliomielite, il tetano, la difterite, l’epatite B e la pertosse rilevate nel 2013 sono comunque superiori al 95%. Anche la coperture vaccinale per morbillo, parotite e rosolia (Mpr) è diminuita. Nel 2013 è pari all’88,1%, rispetto al 90%a rilevata nel 2012. Una riduzione c’è stata, ma non troviamo tracce, in base ai dati pubblicati, del crollo annunciato del 25%.

Vorremmo che venisse fatta chiarezza quindi su quanto è stato affermato nella conferenza stampa: l’abitudine di prendere in considerazione dati locali e di trasferirli su scala nazionale non giova alla trasparenza e all’obiettività. E nel recente passato questo metodo è stato adottato in maniera fraudolenta anche da titolari del suo dicastero. Se si tratta invece di un nuovo esempio della strategia del catastrofismo, che i cittadini italiani hanno imparato a conoscere bene con la campagna per la vaccinazione contro l’H1N1, ciò è quanto di più lontano possa esserci da un’informazione libera. La libertà, che Lei ha opportunamente ricordato( “L’assenza di alcune patologie è come la libertà, te ne accorgi dell’importanza solo dopo averla persa”) riguarda anche la libertà di pensiero, di opinione e, soprattutto in Sanità, dai conflitti di interessi. Leggiamo, con rammarico, sul sito che gode del patrocinio del Ministero: “Sostiene l’iniziativa, con un contributo non condizionato, Farmindustria”.

Inviare messaggi allarmistici, denunciando inesistenti crolli delle coperture vaccinali per sollevare lo spettro di future epidemie, amplificare i rischi delle malattie e sottovalutare i rischi legati alle vaccinazioni (come di qualsiasi farmaco) nuoce al rapporto tra le Istituzioni Sanitarie e i pazienti. Questi ultimi, come dimostrano i dati del CENSIS, difettano di informazione fino al punto che si potrebbe parlare di un vero e proprio “analfabetismo sanitario” se non di tutti, di troppi genitori. Ciò non depone a favore dell’opera di informazione  svolta dal Sistema Sanitario Nazionale perché se è ben vero che esiste il principio di autodeterminazione e che dovrebbe essere proprio il genitore ad informarsi sulla natura, l’utilità ed i possibili effetti collaterali di qualsiasi terapia praticata sui propri figli, è altrettanto vero che proprio il diritto di autodeterminazione di fatto non viene riconosciuto ai pazienti italiani. Questi, a differenza dei cittadini di molti Paesi europei, vengono sottoposti ad un elevato numero di vaccinazioni dichiarate obbligatorie e addirittura, senza loro esplicito e reale consenso, a 2 vaccinazioni facoltative aggiunte di autorità nel vaccino esavalente. Difficile su queste basi creare le premesse per una cultura dell’alfabetizzazione sanitaria come strumento strategico di progresso sociale che un Ministero della Salute ha tutto l’interesse di favorire.

Il Presidente di AsSIS
Dr Eugenio Serravalle