a cura del Dott. Sergio Segantini e del dott. Eugenio Serravalle

politichesocialiAssistiamo a un attacco sempre più denigratorio alla richiesta di un’informazione medico-sanitaria libera e oggettiva. Non deve sorprenderci: le coperture vaccinali sono in diminuzione, dagli USA a casa nostra, e la reazione è una campagna di discredito delle nostre posizioni, che, giova ricordarlo, non sono contro i vaccini tout court, ma contro politiche vaccinali che non prendano nella giusta considerazione i seguenti dati:

1. l’improponibilità di aumentare anno dopo anno il numero delle

2. i rischi da iper-vaccinazione che ne derivano;

3. la scorrettezza scientifica dell’equivalenza “più vaccini si fanno e meglio si sta”;

4. la sottostima delle reazioni avverse;

5. l’ assenza di un sistema di garanzie per la trasparenza delle scelte di politica vaccinale;

6. la disomogeneità della nostra legislazione nei confronti di quella degli altri paesi UE.

Noi di AsSIS, pur avendo forze molto esigue rispetto alla potenza economica, editoriale, finanziaria della nostra controparte, riscontriamo giorno per giorno il  credito crescente di cui godiamo presso un’opinione pubblica che vede nell’informazione rigorosa un diritto ed un dovere, soprattutto quando si trova  ad assumersi la responsabilità di tutelare la salute dei propri figli. I genitori, e lepersone in genere, sono interessati a quanto diciamo perché avvertono che il modello di salute che proponiamo si fonda sulla considerazione imparziale dei rischi e dei benefici che derivano dall’adottare una prospettiva basata su un ricorso assennato, e non esasperato, ai farmaci, sulla disponibilità a informare, e non solo a prescrivere, rifiutando l’inveterata abitudine di considerare il paziente un soggetto passivo, che è inessenziale mettere al corrente della natura esatta delle terapie che gli vengono applicate.

Le persone ci seguono a tal punto da conservare un distacco critico verso quanto è diffuso in modo martellante dalle istituzioni sanitarie. Queste hanno contribuito a una certa perdita della propria credibilità  in seguito a troppi allarmismi infondati succedutisi negli ultimi anni, orchestrati con una ampia partecipazione dei media; i messaggi istituzionali, di conseguenza, vengono  accolti dalle persone con il desiderio di verificarne l’attendibilità reale.

Un nuovo esempio di cattiva informazione, e cattiva strategia sanitaria,  è quanto sta avvenendo in Toscana con l’allarmismo sulla vaccinazione antimeningococco C alla luce di un modesto aumento dei casi registrato nei primi mesi del 2015. La patologia causata da questo batterio si manifesta principalmente nei primi mesi dell’anno: questo spiega il numero dei casi del periodo e rende inverosimile un incremento drammatico, come alcuni hanno riportato, nella stima complessiva annua.

Il meningococco è un ospite abituale del nostro organismo: si trova nel rinofaringe sino al 30% dei bambini e al 10% degli adulti. Si tratta di ceppi a bassa o nulla virulenza, che non causano patologie (si indicano con il termine “ commensali”) o causano banali infezioni locali. Il grosso della circolazione di questi agenti avviene quindi senza conseguenze cliniche, ma ha importanti effetti immunitari, tanto che la maggior parte dei soggetti è protetta dalla meningite e dalla sepsi meningococcica per la presenza di anticorpi naturali battericidi, capaci di portare a lisi immune da complemento la maggioranza dei ceppi del batterio. E’ questa forte immunità di gregge “naturale”, costituita da quanti hanno già sviluppato una protezione efficace verso il batterio che impedisce un’importante diffusibilità del microrganismo quando un sierotipo particolarmente virulento si diffonde nella comunità; per questo non ci sono epidemie con numeri significativi come avviene con il morbillo o la varicella. La vaccinazione può avere un’azione di protezione individuale, certo non sempre e non per sempre, come dimostra la tragica morte di un ragazzo in precedenza immunizzato, ma non può interferire più di tanto sulla circolazione dell’agente come commensale, in una popolazione che ha già l’immunità di gregge naturale.

Le autorità sanitarie, pur escludendo che si tratti di epidemia o di emergenza sanitaria, hanno tuttavia promosso una vaccinazione di massa con alcune “innovazioni”:

1. l’estensione a tutta la popolazione del territorio anche nelle aree non colpite da casi ritenuti elevati rispetto alla media (nonostante le raccomandazioni OMS che suggeriscono questa pratica quando i casi sono più di 10 ogni 100.000 abitanti nell’arco di tre mesi);

2. la somministrazione gratuita alla popolazione selezionata nei giovani dagli 11 ai 20 e la somministrazione gratuita ai soggetti in aree colpite da almeno un caso fino ai 45 anni;

3 l’offerta è “attiva” ovvero i soggetti da vaccinare sono contattati personalmente sia al telefono sia attraverso le scuole con una lettera rivolta ai genitori degli alunni e invitando gli insegnanti a fare pressione sulle famiglie affinché aderiscano alla campagna vaccinale straordinaria;

4. sono coinvolti anche i medici di famiglia e i pediatri di famiglia dopo un accordo che fissa anche incentivi economici per le vaccinazioni eseguite;

5. la spesa prevista per quest’operazione è di nove milioni; nessun euro sarà impiegato per un programma di vaccino-vigilanza attiva, capace di fornire più informazioni sulle reazioni avverse determinate dalle vaccinazioni.

 Abbiamo iniziato a ricevere le prime notizie di reazioni avverse: nella settimana scorsa due bambini hanno presentato convulsioni pochi giorni dopo la vaccinazione. Come sempre non è stata eseguita dai sanitarti che li hanno avuti in cura la segnalazione di sospetta reazione avversa. Compilare la scheda di segnalazione non significa affermare che la reazione avversa sia stata provocata dal vaccino, naturalmente, ma è un dovere di ogni medico contribuire ad aumentare le conoscenze sulla sicurezza e sui rischi delle vaccinazioni. Peccato che in pochi lo ricordino, preferendo coltivare l’illusione di un’assenza dei rischi assolutamente illusoria e controproducente ai fini di progettare un valido sistema di prevenzione dei rischi e di tutela della salute.