Approfondimenti

Microbioma – il viaggio della nascita

17 Nov , 2015  

a cura della Dott.ssa Alessandra Di Veroli

Siamo attualmente nell’epoca in cui l’uomo non è mai stato più malato”. Lo affermano il Prof. Rodney Dietert, Professore di Immunotossicologia della Cornell University e il Dr. Martin Blaser, direttore dell’Human Microbiome Project, New York University.hmp_new_logo I dati indicano che stiamo assistendo ad una crescita epidemica di malattie non trasmissibili (meglio note come Non Communicable Diseases, NCDs) tra le quali asma, obesità, allergie, celiachia, diabete, malattie cardiovascolari, disturbi psichici. Attualmente esse rappresentano la causa di oltre il 60% delle morti a livello globale e le tendenze sono in aumento. Potenzialmente la gestione dei malati di NCDs potrebbe mandare in bancarotta i sistemi sanitari di tutte le nazioni entro il 2030 per i costi elevatissimi secondo il World Economic Forum e la Harvard School of Public Health. In pochi decenni ci ritroveremo a lavorare quasi solo per curarci, vale quindi la pena indagare sul perché stiamo andando in questa direzione.

MicrobiomeAlcuni ricercatori hanno iniziato a farlo ed hanno da subito evidenziato che la maggior parte dei risultati delle ricerche scientifiche disponibili associa all’insorgenza delle malattie non trasmissibili uno stile di vita poco sano, un’alimentazione sbagliata, abuso di fumo e alcol, vita sedentaria. Tutti questi aspetti costituiscono pezzi di un puzzle che però sembra non essere ancora completo.

Il nostro corpo è un ecosistema con propri equilibri. Il suo massimo stato di salute si ottiene quando questi equilibri vengono rispettati e mantenuti e in tal senso e, come già descritto (http://www.assis.it/lindissolubile-alleanza-con-i-microbi-il-microbiota), i batteri rivestono un ruolo essenziale nel nostro organismo e noi beneficiamo della loro presenza attraverso diversi processi legati alla nutrizione, alla prevenzione di infezioni, allo sviluppo del sistema immunitario, inoltre recentemente è stato dimostrato che esiste anche un’influenza del microbioma sullo sviluppo del cervello e dei tessuti nervosi.

Il primo essenziale ed importante processo che influisce sul nostro microbioma è la nascita.

Mettere al mondo un figlio è qualcosa per cui le donne sono state programmate da sempre e il processo della nascita è qualcosa che ogni bambino sa compiere. Venire al mondo secondo le modalità che madre natura ha messo a punto per la nostra specie è un qualcosa che è sempre avvenuto, è un qualcosa nato con noi, condizione indiscutibile per la nostra stessa sopravvivenza e avvenuta in tutte le civiltà. Nel tempo la donna ha avuto valenze diverse rispetto a questo evento di cui in realtà ne è la regina assoluta, ma gli schemi sociali insieme alle credenze prima e le conoscenze medico-chirurgiche dopo, sono nel tempo riuscite a ribaltare la situazione. In questo processo di cambiamento della concezione di nascita e della valenza della donna nel mettere al mondo un figlio ha avuto un peso notevole l’introduzione della figura del medico chirurgo-ginecologo che ha tolto parte delle competenze alle figure femminili di levatrici-ostetriche che per secoli avevano accompagnato, da donna a donna, la futura madre nel mettere al mondo il proprio figlio.

Ciò che ad un certo punto della storia dei parti e delle nascite però ha completamento rivoluzionato gli schemi naturali è stato l’intervento del taglio cesareo. Questo intervento è descritto per la prima volta in un manuale medico della fine del 1500, ma è iniziato a diventare una possibilità reale solo nella seconda metà del XVIII secolo. L’inizio della pratica del taglio cesareo ha avuto inevitabilmente dei risvolti sociali importanti, tanto più che allora, a causa delle conseguenze post-chirurgiche, fare questo intervento voleva dire anteporre la vita del nascituro a quella della madre che avrebbe avuto poche speranze di sopravvivenza.

Oggi, dopo secoli, le cose sono notevolmente cambiate e possiamo affermare che il taglio cesareo è un progresso indiscutibile, che ha consentito di salvare vite dei figli ma anche delle madri, superando le complicanze che possono presentarsi durante un travaglio o un parto. È un intervento ormai considerato di routine, sia che esso venga praticato d’urgenza o che venga programmato in caso di situazioni che già presentano delle complessità che mettono a rischio la vita della madre o del bambino.

È quindi una possibilità, una grande e immensa possibilità, che oggi tutte le partorienti dovrebbero poter avere.

Paradossalmente però ci troviamo in una situazione molto diversa da quanto ci si aspetterebbe secondo una corretta logica assistenziale alle nascite: esistono paesi del mondo in cui questo intervento non è disponibile neanche in casi di estrema necessità per mancanza di risorse umane e materiali, e paesi in cui invece questo intervento viene abusato, e questo avviene negli stati più economicamente e tecnologicamente avanzati.

Secondo alcuni ricercatori il pezzo mancante del puzzle dei fattori che incidono sullo stato di salute delle generazioni attuali, e che ancor più inciderà su quelle future viste le tendenze, può derivare proprio dalla eccessiva pratica di nascite per parto cesareo che porta con se diverse conseguenze negative tra cui, la più importante, quella di non consentire una corretta semina dei primi batteri nel nascituro, e quindi di non permettere un corretto inizio della formazione del nostro microbioma.

Questa meravigliosa storia di semina, i cui frutti saranno preziosi per la vita intera, inizia dal travaglio

mnewbornMomento in cui madre e figlio iniziano a collaborare, entrano in una sintonia profondissima, orchestrata da equilibri di ormoni messi in circolo che andranno ad incidere sul cambiamento dei tessuti della madre stessa e sulla posizione che il feto prenderà per incanalarsi nel suo percorso per venire al mondo. Sarà un viaggio breve o lungo, più o meno difficile e doloroso, ma è un viaggio importante, un viaggio unico per ogni individuo perché ogni individuo è diverso, ogni nascita è diversa. È il nostro primo cammino che ci segnerà per la vita intera. In quel viaggio, secondo l’epigenetica, alcuni dei nostri geni verranno man mano spenti per sempre perché non ci serviranno più e altri invece si accenderanno e lavoreranno per la vita intera.

È durante questo percorso che il bambino verrà a contatto con un tratto popolatissimo di batteri che è il canale vaginale della madre, il bambino ingerirà questi batteri, il suo corpo nella totalità ne verrà rivestito, e diventeranno così i pionieri del nostro microbioma. Questo processo di prima semina è estremamente importante, ma soprattutto irripetibile, e la comunità dei primi batteri che verranno seminati innescherà il processo di formazione di quello che diverrà in poco tempo il nostro sistema immunitario. Dopo la nascita avremo solo possibilità marginali di intervenire, potremo correggere l’equilibrio batterico nel corso della vita, con i probioti ad esempio, ma avremo comunque perso quel momento chiave in cui il corpo era predisposto naturalmente ad un training per rinforzarsi gradualmente, il sistema immunitario avrà cosi perso la sua possibilità di partire al meglio.

Ma cosa succede a chi questo viaggio non lo compie? Gli studi che si sono occupati di caratterizzare i generi dei batteri dei neonati venuti al mondo con parto naturale hanno evidenziato particolari abbondanze di Lactobacillus, Prevotella e Sneathia, che in effetti popolano in alte densità il canale vaginale materno, e che sono quindi i primi rappresentanti del microbioma di questi neonati. I risultati relativi a bambini nati da taglio cesareo indicano che sono maggiormente popolati da Staphylococcus, batteri spesso responsabili di infezioni anche gravi, e presentano bassi livelli di Bifidobacterium, batteri buoni che svolgono funzioni importantissime per l’intestino. I nati da intervento chirurgico inevitabilmente sono esposti a maggior rischio di essere colonizzati da batteri presenti nell’ambiente circostante, cioè i batteri degli ospedali e delle sale operatorie (senza considerare l’uso correlato di antibiotici).

Influenza dei fattori esterni sul microbioma.

Figura da “Development of intestinal microbiota in infants and its impact on health” S. Matamoros et al., review in Trends in Microbiology, 2013.

Per ovviare a questa mancanza di batteri dei bambini nati con taglio cesareo, alcuni ricercatori stanno attualmente portando avanti uno studio con lo scopo di verificare se una semina artificiale, tramite una garza che viene incubata un’ora prima dell’intervento nel canale vaginale della madre e poi strofinata sulla bocca, sul viso e sul resto del corpo del bambino dopo la nascita, possa contribuire ad una formazione più naturale del microbioma. I risultati del primo mese sono stati pubblicati e ne è risultato un incremento delle specie considerate importanti per la formazione di un buon microbioma in questi neonati, ma per confermare questi risultati bisognerà attendere il termine della ricerca.

Il nodo della situazione è dato però dagli effetti a lungo termine. Ad oggi non ci sono studi di grande entità che dimostrano una causalità diretta di questa prima semina con lo sviluppo di malattie a lungo termine, anche perché un’indagine del genere dovrebbe tener conto dei molteplici fattori ambientali che possono intervenire dopo la nascita, che possono senz’altro avere un peso rilevante come già detto. Esistono però forti indizi epidemiologici ed esistono studi che collegano moltissime malattie croniche a un disequilibrio del microbioma (intestinale soprattutto), per questo ci sono i presupposti per prendere in seria considerazione il modo in cui mettiamo al mondo i nostri figli, perché ne va della salute della specie umana. Se saremo superficiali nel considerare l’alterazione di questi equilibri rischieremo di far nascere bambini con sistema immunitario debole in un mondo dove l’antibiotico-resistenza è già una realtà, con le ovvie conseguenze.

nbMentre aspettiamo che la scienza faccia i suoi passi, che ricerche su larga scala vengano finanziate con lungimiranza e non solo con lo scopo di rimediare a qualcosa che poteva essere evitato, forse vale la pena investire nel restituire alla donna la consapevolezza che è predisposta a diventare madre, a mettere al mondo un figlio se lo desidera, che tutto è progettato da secoli perché questo evento possa seguire un corso naturale, per il benessere suo e del proprio bambino. Bisogna investire nella conoscenza e nella cultura delle famiglie che si apprestano a diventare genitori, perché il cesareo diventi la possibilità messa a disposizione di tutti in caso di necessità, che questo tipo di intervento riacquisti la sua vera valenza di rendere possibile la nascita di un bambino in situazione difficili uscendo dalla banalità della routine, e non che venga identificato come il desiderio di un ‘bel parto’, regalando così ai futuri genitori la possibilità di essere consapevoli della propria scelta per il bene dei loro figli.

Facciano gli addetti ai lavori una riflessione sull’accoglienza della donna durante la gravidanza e sulle induzioni al parto, sull’uso di ossitocina sintetica durante i travagli, abbiano la pazienza e le capacità di attendere che la natura faccia il suo corso, e forse le donne stesse sapranno affrontare meglio cosa le attende, perché è per quello che sono nate, non per sopportare interventi esterni improvvisi durante un processo fisiologico totalizzante per il corpo come lo è il travaglio. Rispettiamo la salute delle partorienti, i ritmi diversi di ogni corpo, i tempi diversi per ogni madre e figlio, perché sarà un evento unico per loro e una volta violato non si potrà tornare indietro.

Diffondiamo la cultura della buona nascita, con tutta la meraviglia vitale che porta con se, e un passo avanti lo avremo sicuramente fatto.


Bibliografia e riferimenti

Human Microbiome Development of intestinal microbiota in infants and its impact on health. Matamoros S., Christele Gras-Leguen, Francoise Le Vacon, Gilles Potel and Marie-France de La Cochetiere. Trends in Microbiology, Vol. 21, No. 4, 2013.
Gut microbiota of healthy Canadian infants: profiles by mode of delivery and infant diet at 4 months. Meghan B. Azad, Theodore Konya, Heather Maughan, David S. Guttman , Catherine J. Field, Radha S. Chari, Malcolm R. Sears, Allan B. Becker, James A. Scott, Anita L. Kozyrskyj. CMAJ, March 19, 2013, 185(5).
Microbial ecology and host-microbiota interactions during early life stages.Maria Carmen Collado, Maria Cernada, Christine Bäuerl, Máximo Vento and Gaspar Pérez-Martínez. Gut Microbes 3:4, 352-365; July/August 2012.
Microbirth – One world birth. Toni Harman and Alex Wakeford, Alto Films Ltd.
Cesarean versus Vaginal Delivery: Long term infant outcomes and the Hygiene Hypothesis. Josef Neu and Jona Rushing MD. Clin Perinatol. 2011 June; 38(2): 321–331.
Politica, cultura, religione e corpo delle donne: la pratica del parto cesareo (sec. XVII-XVIII). Carmen Trimarchi.
Ecologia della Nascita. Michel Odent , Red Edizioni, 1989.
Il cesareo. Michel Odent , Blu Edizioni, 2009.

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