APPELLO PER LA SOSPENSIONE DELLA VACCINAZIONE ANTI-HPV

La vaccinazione contro il papillomavirus (HPV) è stata introdotta in Italia nel 2007 con un’offerta gratuita alle bambine dodicenni e poi estesa, in alcune regioni, anche ad altre fasce di età e ai bambini per prevenire il tumore della cervice uterina.

Ancora oggi non esistono prove certe sulla reale efficacia della vaccinazione nella prevenzione di questo tumore.

AsSIS (Associazione di Studi e Informazione sulla Salute) lancia un appello: si sospenda la somministrazione di massa del vaccino anti-papilloma virus in attesa di una valutazione appropriata della letteratura scientifica che avanza dubbi sulla sicurezza e sull’efficacia di questo vaccino.

Non partiamo da posizioni preconcette contrarie alle vaccinazioni, ma dall’analisi dei dati epidemiologici e degli studi sull’efficacia e la sicurezza di questi vaccini, che riportiamo nella bibliografia del documento scientifico che è possibile scaricare qui:

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La letteratura scientifica conferma che:

  • è ignota l’efficacia del vaccino nell’impedire l’insorgere del tumore della cervice uterina, poiché è dimostrato che può solo ridurre la formazione delle displasie dovute a 2 genotipi dell’HPV;

  • è ignota la durata della protezione vaccinale, il che crea il paradosso che questa possa terminare proprio quando i soggetti vaccinati entrano in contatto con l’HPV;

  • è ignoto se il vaccino determini una pressione selettiva sugli oltre 100 tipi di virus HPV con il fenomeno di “rimpiazzo dei tipi”, come avviene per lo pneumococco;

  • sono ignote la sicurezza del vaccino sul lungo periodo e la frequenza di eventi avversi gravi;

  • è ignoto l’effetto reale del vaccino sulla altissima percentuale di donne che sono affette da genotipi innocui di HPV o da genotipi oncogeni di HPV che non vanno incontro a degenerazione neoplastica;

  • sono ignoti i motivi per cui sia stata adottata una procedura incompleta e troppo affrettata sia nella commercializzazione del vaccino, sia nell’organizzazione di una campagna vaccinale che era chiara e definita solo nell’individuazione delle coorti vaccinali e della copertura, ma non sulla adeguatezza dello strumento usato (il vaccino HPV) per raggiungere gli obiettivi prefissati;

  • esiste il rischio che risorse preziose (39 milioni di euro annui) siano distolte da servizi essenziali della sanità pubblica per l’acquisto di un vaccino di efficacia molto dubbia;

  • esiste il rischio che s’introduca nella procedura di approvazione dei farmaci un precedente pericoloso per cui la fase III di sperimentazione, ossia la dimostrazione della reale efficacia e non nocività di un prodotto farmaceutico attraverso studi clinici, venga direttamente demandata alle ASL che lo sperimentano a loro spese sul campo, cioè sulla popolazione;

  • esiste il rischio di fornire agli individui vaccinati una falsa sicurezza, causando una riduzione dell’adesione all’intervento di screening con il Pap-test (intervento che è invece di provata efficacia in termini di riduzione dei casi e delle morti legate al tumore della cervice uterina).

Chiediamo una maggiore responsabilizzazione ed un più incisivo coinvolgimento del personale medico e di quanti, nel loro ambito professionale, si occupino di salute; auspichiamo che i medici non restino più semplici esecutori passivi di campagne vaccinali ma che divengano soggetti portatori di conoscenze e di esperienza, dotati di autonomia critica e dai quali esigere un impegno per garantire al cittadino una corretta farmaco-vigilanza sugli effetti del vaccino; un’analisi del rapporto rischi-benefici per il paziente; una valutazione del rapporto costo-beneficio per il sistema sanitario.

La vaccinazione di massa contro il papilloma virus costa infatti 39 milioni di euro annui, spesi per una profilassi che non dà certezze. Peraltro gli strumenti diagnostici, quali il pap-test, non potranno mai essere ridotti poiché il vaccino non dà garanzie di prevenire la comparsa di tumori.

Chiediamo un’informazione trasparente e indipendente, che non tralasci di evidenziare la quantità o qualità dei dati fino ad ora a disposizione e i possibili rischi e chiediamo altresì che siano approntate le opportune iniziative per facilitare una adeguata informazione dei pazienti da parte degli operatori sanitari.

Quest’appello è rivolto ai medici, agli operatori sanitari (ostetriche, infermieri, osteopati, fisioterapisti, farmacisti, biologi, etc.) e a tutte le figure professionali che si occupano di salute:

Chiediamo al Ministero della Salute una moratoria sull’uso del vaccino anti papillomavirus


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