a cura di Davide Collavini
La decisione di fornire una copertura immunitaria nei confronti del morbillo tramite la vaccinazione nasce dall’elevata morbilità della malattia e dalla constatazione che la mortalità a esso dovuta è particolarmente alta in alcune aree del mondo e per alcune categorie di persone a rischio specifico o generico, rappresentando una vera e propria minaccia per la salute pubblica.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che nel 2013 si sono verificati 145 700 decessi per morbillo in tutto il pianeta, concentrati soprattutto in alcuni Stati dell’Africa e dell’Asia. La stragrande maggioranza (oltre il 95%) dei decessi per morbillo si è verificata nei paesi a basso reddito pro capite e con infrastrutture sanitarie inadeguate. (1)

Attribuire la causa di morte esclusivamente al virus, senza inquadrare il contesto socio-sanitario e economico è riduttivo. Negli stessi USA la mortalità attribuibile al morbillo varia dallo 0,46 per milioni di abitanti nelle famiglie con fasce di reddito superiori ai 10.000 dollari anno al 4,2 per milione in famiglie con fasce di reddito inferiori ai 5000 dollari l’anno (anni 1971-1975).

The Lancet ha sottolineato che “le cause di mortalità legate alla malnutrizione sono in aumentato rispetto alle stime del 2008: il numero di decessi di bambini sotto i cinque anni di età causati da malnutrizione sono 3,1 milioni ogni anno, il 45% di tutte le morti sotto i 5 anni. “(A)

Il 95% dei decessi da morbillo avviene proprio nelle aree dove la malnutrizione è più diffusa, dove i bambini sottoalimentati non riescono ad affrontare una malattia che, con un sistema immunitario sano si risolve in genere senza complicanze gravi. E’ evidente che prevenire e curare la denutrizione è l’unica arma realmente efficace per ridurre davvero la mortalità per malattie infettive. La stessa OMS sta avviando una campagna d’integrazione di vitamina A per rafforzare il sistema immunitario di bambini malnutriti ad affrontare al meglio questa malattia. La vitamina A limita la mortalità e la morbilità del morbillo.

“Tutti i bambini nei paesi in via di sviluppo con diagnosi di morbillo devono ricevere due dosi di integratori di vitamina A, a 24 ore di distanza. Questo trattamento ripristina i bassi livelli di vitamina A durante il morbillo che avvengono anche nei bambini ben nutriti e possono aiutare a prevenire danni agli occhi e la cecità. Integratori di vitamina A hanno dimostrato la capacità di ridurre il numero di morti per morbillo del 50%.”(2)

Vitamin-ALa vitamina A è necessaria per preservare l’integrità delle cellule epiteliali e svolge un ruolo nella modulazione immunitaria.”(3)

Anche uno studio pubblicato su Pediatrics ha riconosciuto l’importanza della Vitamina A nel trattamento contro il morbillo: “Diversi studi recenti hanno indicato che il trattamento con vitamina A nei bambini con il morbillo nei paesi in via di sviluppo è stato associato a riduzione della morbilità e mortalità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Fondo di Emergenza Internazionale del Bambino delle Nazioni Unite (UNICEF) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta raccomandando che la vitamina A sia somministrata a tutti i bambini con diagnosi di morbillo in comunità dove è evidente la carenza di vitamina A ( <10 mg / dl) e dove la mortalità correlata al morbillo è ≥1%. Il dosaggio raccomandato è di 100 000 UI per via orale al momento della diagnosi per i bambini di età inferiore ai 12 mesi di età, e 200 000 UI per i bambini più grandi. In presenza di segni oftalmologici di carenza di vitamina A, come la cecità notturna, macchie di Bitot (depositi bianchi grigiastro sulla congiuntiva bulbare adiacente alla cornea) o xeroftalmia, l’OMS raccomanda la dose ripetuta in 24 ore e di nuovo dopo 4 settimane. (B)

Le condizioni socio economiche determinano anche le condizioni generali di salute della popolazione. La giustizia sociale è una questione di vita o di morte, influenza la vita delle persone. Un mondo più’ equo sarebbe un mondo più’ sano, afferma la Commissione sui determinanti sociali di salute dell’ OMS nel 2008.(4)

Mentre nei paesi sviluppati prevalgono le malattie cosiddette del benessere: obesità’, malattie derivate da abuso di tabacco e super alcolici, scarsa attività fisica, inquinamento ambientale e atmosferico, uso di droghe, con elevata incidenza di morti per malattie cardiovascolari, diabete, e vari tipi di tumore, nei paesi in via di sviluppo invece prevalgono le cosiddette malattie della povertà, causate da sottoalimentazione e malnutrizione, malattie sessualmente trasmissibili, mancanza di acqua potabile, condizioni igienico- sanitarie precarie. La maggior parte dei bambini che muoiono ogni anno nel mondo si trova nell’Africa Subsahariana e nell’Asia Meridionale, due regioni che insieme al nord dell’Africa e al Medio Oriente non sembrano avviate a raggiungere il quarto Obbiettivo di Sviluppo del Millennio ( OSM ) che prevede la riduzione di 2/3 della mortalità infantile entro il 2015. Un bambino nato nell’Africa Subsahariana ha 1 probabilità su 6 di morire prima dei 5 anni.

Una delle cause principali della mortalità infantile è la mancanza di acqua potabile e servizi igienici adeguati. Le malattie diarroiche incidono nella mortalità per il 17% nella fascia 0-5 anni. Cifre superiori alle morti per Aids che sono il 3%. “Nessuno è responsabile del luogo in cui nasce, eppure una ragazza venuta al mondo nel Paese africano del Lesotho vivrà in media 42 anni meno di una ragazza che nasce in Giappone. Il tasso di mortalità infantile è pari al 2/1000 in Islanda, mentre è del 120/1000 in Mozambico. Se in Svezia il rischio di una donna di morire per complicazioni della gravidanza o del parto è di un caso ogni 17.400, in Afghanistan è di uno su 8. (C)

Le linee divisorie che corrono tra le diverse aree del pianeta, tra paesi ricchi e paesi poveri, si intrecciano anche all’interno di una stessa area e di uno stesso paese. All’interno dell’Europa, l’Italia si colloca a metà strada: le aspettative di vita sono pari a quelle riscontrate in Canada o in Svezia, al di sotto, però, della Francia e della Germania. La posizione nella classifica nasconde naturalmente l’enorme disparità nella qualità dei servizi sociali e sanitari tra aree diverse del paese. La divaricazione tra prospettive di vita legate al reddito occorre alle volte all’interno della stessa città: nel Regno Unito la mortalità di un adulto è 2,5 volte superiore nei quartieri più sfavoriti rispetto a quella dei quartieri più ricchi. Un ragazzo che vive nella povera periferia di Calton, a Glasgow, vivrà in media 28 anni in meno di un ragazzo nato nel vicino (13 kilometri di distanza) ma ricco quartiere di Lenzie. Allo stesso modo, l’aspettativa di vita media nella ricca Hampstead a Londra è di 11 anni maggiore del vicino ma degradato St. Pancras. Le differenze sono così marcate da non potersi spiegare con fattori genetici o biologici, ma conta “come si lavora, che mansioni si svolgono, le condizioni socio-economiche”. Una volta di più si ha la conferma che la salute è legata alle appartenenze sociali (negli anni 70 si sarebbe detto che la salute è di classe).”. (E. Serravalle.)

Non sorprende allora se il morbillo in bambini malnutriti possa essere mortale, come una polmonite e una diarrea, facilmente curabili nei Paesi occidentali. Vaccinare un bambino in queste condizioni non risolve il problema essenziale. Anche se il vaccino lo proteggesse da quella specifica malattia, il suo stato di salute non sarebbe tale da affrontare adeguatamente altre malattie potenzialmente mortali facilmente evitabili con un’adeguata alimentazione e accesso a servizi sanitari adeguati.

Non bastano le vaccinazioni di massa per sconfiggere le malattie, bisogna ridurre le disparità’ sociali e assicurare cure per tutti.

…..la deleteria combinazione di politiche sbagliate e condizioni economiche negative è in gran parte responsabile del fatto che molte persone nel mondo non godono della buona salute che sarebbe biologicamente possibile. Sono le condizioni di vita quelle che determinano la salute delle persone. E’ l’ingiustizia sociale che uccide le persone… ”(5)

Sarebbe da chiedersi se non sarebbe meglio investire milioni di dollari in aiuti strutturali per queste popolazioni con strutture sanitarie efficienti, migliorare la possibilità di accesso all’acqua potabile e un’adeguata alimentazione prima di una vaccinazione di massa, le cui reazioni avverse, frequenti in chi è già debilitato, non sono mai registrate o prese in considerazione.

La lotta alla malnutrizione dovrebbe costituire una priorità nell’agenda delle politiche sanitarie: 

“un nuovo studio è stato pubblicato alla vigilia del vertice di Londra organizzato dai governi di Brasile e Regno Unito insieme al CIFF (Children’s Investment Fund Foundation) per focalizzarsi sulla lotta alla malnutrizione e ridurre il numero dei bambini cronicamente malnutriti, con un investimento di ulteriori 20 milioni di euro nei 20 paesi maggiormente colpiti dal problema entro il 2020, attraverso nuovi impegni da parte dei governi, del settore privato e delle agenzie. L’UNICEF crede fortemente che investire nei primi 1.000 giorni di vita di un bambino determini il futuro delle nazioni. Porre fine alla malnutrizione salva la vita e migliora la salute, le prospettive per i bambini e, quindi, lo sviluppo dei paesi. “ (6)

Più di tante vaccinazioni.

Riferimenti:

(1)(2)  http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs286/en/

(3)  http://pediatrics.aappublications.org/content/91/5/1014

(4)  http://www.who.int/social_determinants/final_report/en/

(5)  http://www.who.int/social_determinants/final_report/en/

(6)  http://www.unicef.it/doc/4843/the-lancet-3-milioni-morti-bambini-malnutrizione.htm

(A) (The Lancet: Maternal and child undernutrition 5. “Effective international action against undernutrition: why has it proven so difficult and what can be done to accelerate progress?” S S Morris, B Cogill, R Uauy. Feb 2008)

(B) Retinoic Acid and Polyriboinosinic Acid Act Synergistically to Enhance the Antibody Response to Tetanus Toxoid during Vitamin A Deficiency: Possible Involvement of Interleukin-2 Receptor-{beta}, Signal Transducer and Activator of Transcription-1, and Interferon Regulatory Factor-1. The Journal of Infectious Disease 2000; 182:Supplement_1 S29-S36

(C) Rapporto 2009 dell’UNICEF “La condizione dell’infanzia nel mondo. Nascere e crescere sani http://www.unicef.it/doc/692/la-condizione-dellinfanzia-nel-mondo.htm

Bambini Super Vaccinati, Eugenio Serravalle.