La morte per pertosse di una bimba di 20 giorni fa male, addolora profondamente, perché sembra impossibile che si possa morire per una malattia infettiva che abbiamo sempre conosciuto.
La tosse cattiva, la tosse asinina non suscita lo stesso spavento di altre malattie infettive perché è una malattia comune, che in tanti abbiamo contratto senza conseguenze, ma che può essere fatale se ad ammalarsi sono i neonati e i lattanti di pochi mesi. (http://www.assis.it/pericolosita-pertosse-in-italia/) Riusciamo solo ad immaginare il dolore della famiglia, cui siamo vicini. La mamma, riferiscono i giornali, aveva fatto tutto il possibile per proteggere la bambina da questa malattia, vaccinandosi in gravidanza.  Non è stato sufficiente, la piccola ha contratto l’infezione, il decorso si è aggravato e, dopo il trasferimento dall’Ospedale di Parma, si è spenta al Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

Non è la prima volta che accade una tragedia simile, e tutte le volte rimaniamo ugualmente addolorati. Ferisce anche il cinismo con cui si tenta di sfruttare l’evento luttuoso per una propaganda bieca e disinformata sulla vaccinazione.

La piccola era troppo piccola per essere vaccinata, ma lo aveva fatto la sua mamma, convinta di poter proteggerla. Non è avvenuto: in questi casi si parla di fallimento vaccinale, terminologia accuratamente evitata dai mezzi di informazione.

La colpa è dell’assenza dell’immunità di gregge? No, perché i dati comunicati dalla regione E-R indicano che nel 2018 la copertura antipertosse nella ASL di Parma era del 98,2%, superiore alla media regionale del 96,1%, come espresso con entusiastica soddisfazione dal Presidente regionale Bonaccini e dall’assessore regionale alla sanità Venturi in una conferenza-stampa: “Privilegiando sempre il confronto con le famiglie abbiamo ottenuto risultati di cui andare orgogliosi – le loro parole – perché i vaccini hanno salvato, e continueranno a salvare, milioni di vite”. Non in questo caso.

Una nota attribuita all’Ospedale Sant’Orsola evoca la necessità di estendere i programmi di vaccinazione perché “variando il grado di immunizzazione in base a fattori individuali, non è possibile garantire una sicurezza al 100% finchè la malattia non sarà eradicata, come è avvenuto con il vaiolo grazie alla vaccinazione”.  Elegantemente si ammette che il vaccino non sempre funziona, ma che se tutti fossero vaccinati, si potrebbe eradicare la malattia.

Peccato che non esista alcun programma internazionale di eradicazione della pertosse, semplicemente perché questa malattia non è eradicabile. Eradicazione significa eliminare completamente e definitivamente la malattia e il suo agente causale. Questo obiettivo è raggiungibile solo se:

  • l’uomo è l’unico sorgente/serbatoio
  • la malattia è facilmente diagnosticabile
  • la malattia non ha fasi latenti
  • esiste un vaccino efficace
  • l’immunità è permanente.

La Bordetella, il germe responsabile della pertosse, non ha tutte queste caratteristiche, per cui è una malattia che, ad oggi, piaccia o meno all’estensore della nota attribuita all’Ospedale, non è eradicabile, ma solo contenibile.

La pertosse è in aumento in vari Paesi, anche laddove la vaccinazione è molto diffusa, come Australia, Belgio, Canada, Finlandia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera, Regno Unito e USA, anche tra i vaccinati, sia perché il vaccino in uso è meno efficace del previsto, sia perché gli anticorpi protettivi diminuiscono più velocemente dell’atteso (la sieropositività svanisce in modo progressivo già dopo 2-3 anni in parte dei vaccinati), sia perché sono comparsi ceppi resistenti al vaccino.

L’attuale vaccinazione ha poco valore nella protezione individuale (perché non tutela le fasce di età che ne avrebbero maggiore bisogno) e uno scarso valore sociale perché con l’attuale vaccinazione non determina l’immunità di gruppo, sia per i motivi su esposti, sia per il fatto che i vaccinati possono comunque trasmettere l’infezione. I vaccinati possono presentare una malattia non evidente, non facilmente identificabile, ma comunque contagiare i contatti.  I sintomi soprattutto degli adulti sono sfumati, e che in questi casi la malattia è ancora più difficile da pdiagnosticare, e dunque più facile da trasmettere. (Per approfondimento: http://www.assis.it/bacillo-della-pertosse-batte-furbizia-vaccino-gli-esperti-si-interrogano-sui-motivi/)

Non è piacevole ammetterlo, ma è la verità: il vaccino “non è efficace nel ridurre la trasmissione della malattia[1]”.

L’immunità di gregge non è realizzabile con gli attuali vaccini antipertosse, quale che sia la copertura vaccinale. Un bambino che non si è potuto vaccinare contro la pertosse (ad esempio, tutti quelli entro i due mesi di vita) è a rischio di contrarre una malattia che può anche essere letale in questa fascia di età” scriveva il Prof. Cassone, ex Direttore Dipartimento Malattie Infettive ISS (Quotidiano Sanità 18 Maggio 2017), denunciando una possibilità che si è purtroppo realizzata, e che viene oggi sfruttata cinicamente.

Basta con queste speculazioni, invochiamo rispetto per la bambina e la sua famiglia, niente menzogne, almeno davanti al dolore.

[1] Bolotin, S., E. T. Harvill, and N. S. Crowcroft, 2015,Pathog.Dis., v. 73, no. 8, p. ftv057.