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No vaccino, no nido?

23 Nov , 2016  

cicoutI bambini che vorranno frequentare un nido d’infanzia in Emilia-Romagna dovranno essere sottoposti ai quattro vaccini obbligatori, poliomielite, difterite, tetano ed epatite B. La legge regionale, prima in Italia, è stata approvata martedì dall’Assemblea legislativa emiliano-romagnola con i soli voti del Pd. Sel si è astenuta insieme al centrodestra, unici contrari i 5 stelle. La tutela della salute pubblica è la principale motivazione che ha portato a questa delibera, “perché i bimbi che frequentano delle comunità hanno un maggior rischio di contrarre malattie infettive, rischio che aumenta notevolmente in presenza di basse coperture vaccinali” ha affermato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi. Il provvedimento è stato introdotto per proteggere tutti i bambini (in forza della cosiddetta «immunità di gregge»).

Questo provvedimento aumenta ancor di più la confusione e il disorientamento. Ai 22 calendari vaccinali diversi per regione, si aggiunge un nuovo quadro legislativo in contrasto con l’orientamento nazionale che, pur mantenendo l’obbligo, ha da anni rinunciato a elevare le sanzioni previste dalla Legge per i genitori obiettori. Vittime incolpevoli i bambini, che vedono compromesso il loro diritto all’istruzione, sancito anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, secondo la quale: «Ogni persona ha diritto all’istruzione e all’accesso alla formazione professionale e continua» (Articolo 14). Evidentemente gli Amministratori emiliani-romagnoli, al di là delle belle dichiarazioni d’intenti, non ritengono che i loro servizi educativi sino a 3 anni abbiano rilevanza nello sviluppo della personalità del bambino, o nello sviluppo delle sue qualità e delle sue attitudini mentali e fisiche. L’istruzione, sin dal nido d’infanzia, deve preparare ogni bambino a una vita adulta attiva in una società libera nel rispetto dell’identità e dei valori culturali propri e altrui, ma evidentemente non in Emilia-Romagna.

Il provvedimento nasce dalla riduzione delle coperture vaccinali, ma con un’ambiguità di fondo: riguarda solo le quattro vaccinazioni obbligatorie, quando il vero problema è rappresentato semmai da malattie come la pertosse o il morbillo, che rimangono facoltative. Da qui l’impressione che la scelta sia solo punitiva: la logica che si intravede sembra dire: ”Intanto fai queste quattro vaccinazioni perché sono obbligatorie, così vediamo se ti togli dalla testa la voglia di scegliere come curare tuo figlio”. Queste decisioni non faranno altro che esacerbare le contrapposizioni ideologiche senza risolvere nulla: i problemi maggiori sono ipotizzabili per morbillo e pertosse, contro cui, ripetiamo, non esiste obbligo vaccinale.

Problema nel problema è che non esiste un vaccino con le quattro obbligatorie, né il vaccino singolo contro la difterite, o l’associazione antidifterica-tetanica-pediatrica, per cui le famiglie che volessero ottemperare all’obbligo non saranno in grado di farlo per la indisponibilità dei vaccini. Un bel rebus, la cui soluzione verrà affidata alla Magistratura, di ogni ordine e grado.

Si fa appello all’immunità di gregge, cioè alla protezione da certe malattie infettive, grazie alla presenza, all’interno di quelle popolazioni, di soggetti immuni. L’immunità di gregge è definita come “la resistenza di un gruppo all’attacco di una malattia, verso cui una grande proporzione dei membri di quel gruppo è immune, riducendo così la possibilità che un individuo malato entri in contatto con un individuo suscettibile” (Dorland’s illustrated medical dictionary. 24th ed. Philadelphia, PA: WB Saunders, 1965). Già questa definizione dà adito a diverse interpretazioni, e molti Autori hanno opinioni molto divergenti su quale sia, da un punto di vista quantitativo, la soglia richiesta nell’immunità di gregge per ottenere l’eradicazione delle malattie. In epidemiologia, non trovarsi d’accordo sui numeri è un problema, soprattutto quando ci sono percentuali tanto diverse.

Riportiamo una tabella che indica i valori della percentuale dei soggetti che dovrebbero essere vaccinati per ottenere l’herd immunity tratta da Epidemiologic Reviews 1993 by The Johns Hopkins University School of Hygiene and Public Health Vol. 15, No. 2 Herd Immunity: History, Theory, Practice Paul E. M.Fine

INFEZIONE HERD IMMUNITY %
Difterite 85
Influenza ?
Malaria 80-99
Morbillo 83-94
Parotite 75.86
Pertosse 92-94
Polio 80-86
Rosolia 83-85
Vaiolo 80-85
Tetano
Tubercolosi ?


TABELLA 1
.(modificata) valori dell’immunità di gregge nei paesi  sviluppati per malattie potenzialmente prevenibili con i vaccini. Da Anderson e May , McDonald , e Benenson  Si deve sottolineare che i valori riportati sono indicativi, e non riflettono adeguatamente la diversità tra le popolazioni. Forniscono comunque l’ordine delle grandezze comparabili.

Chiunque può constatare che le soglie protettive per poliomielite e difterite sono ampiamente superate anche in Emilia-Romagna. Può essere utile confrontare i valori di copertura contro la polio in altri paesi europei, Regione geografica POLIO FREE secondo l’OMS, dove non si segnalano casi di malattia nonostante la copertura vaccinale sia del 74% in Bosnia, del 76% a San Marino, dell’89% in Montenegro e Romania, del 91% in Bulgaria, del 93% in Danimarca ed Estonia.
http://gamapserver.who.int/gho/interactive_charts/immunization/polio/atlas.html

Un provvedimento così restrittivo avrebbe senso se fossimo in presenza di un’emergenza epidemiologica, se cioè ci fosse un ritorno di epidemie in Italia o in Europa. Guardiamo i numeri: la poliomielite è scomparsa in Italia dal 1982; al 16 novembre 2016 i casi di malattia da virus selvaggio in tutto il mondo sono stati 32 (12 casi in Afghanistan, 4 in Nigeria e 16 in Pakistan) e 3 i casi da virus vaccinico, nel Laos. I casi totali di polio nel 2015 sono stati 74 (20 in Afghanistan e 54 in Pakistan) e 32 quelli provocati da virus vaccinico (7 in Guinea, 8 in Laos, 10 in Madagascar, 2 in Myanmar, 1 in Nigeria,2 in Pakistan, 2 in Ucraina). http://www.assis.it/afferma-tornata-la-poliomielite/

La difterite non è presente in Italia dalla fine degli anni 90, e casi sporadici si riscontrano in Europa, anche in Paesi con copertura vaccinali superiori al 95%. Occasionalmente, il batterio è stato isolato in Italia, anche in anni con coperture vaccinali più elevate di quelle attuali:

Caso Anno Età Sesso Vaccinazione
1 2002 14 M SI
2 2007 Non nota F Non nota
3 2009 61 F SI
4 2012 44 M SI
5 2012 62 F SI
6 2014 70 F NO
7 2014 9 F SI

 

tanto da indurre alcuni ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità a pubblicare un articolo dal titolo: La difterite: è ancora una malattia da sorvegliare? (Monaco M, Mancini F, Ciervo A, et al. Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, Vol. 28, 3, 2015: pp. 3-8)

http://www.assis.it/difterite-informazioni-e-riflessioni/

Il tetano è una malattia infettiva ma non è trasmissibile, le modalità di contagio dell’epatite B avvengono con il sangue o con il rapporto sessuale. “Al nido o alla scuola materna il rischio di trasmissione sembra del tutto trascurabile per un bambino peraltro normale” scrive G. Bartolozzi in Vaccini e Vaccinazioni Masson editore.

Le previsioni di un ritorno delle malattie scomparse (ribadiamo si parla di polio e difterite, non di altre) si scontrano con i dati oggettivi. Se davvero c’è questo timore per il ritorno della difterite, sarebbe urgente rendere subito disponibile il vaccino singolo o combinato con il tetano, e assicurarsi scorte di siero atto a curare la malattia.

“No vaccino, no nido” è lo slogan pubblicitario lanciato, sulla scia di quello di un noto liquore. Una inutile provocazione, anzi, proprio come il liquore in questione, può “nuocere gravemente alla salute”.

AsSIS

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