a cura del Dr. Andrea Di Chiara – © Riproduzione Riservata

Baby with hands up to side of head covering earsL’equilibrio e’ collegato a un corretto sviluppo e funzionalita’ del loop oculo-vestibolo-cerebellare. La capacita’ di sentire opportunamente il movimento e la posizione del proprio corpo in relazione all’ambiente e in relazione a se stessi (propriocezione) e’ alla base della capacita’ di reagire propriamente al movimento e alla posizione nel senso piu’ ampio del termine. Cio’ a sua volta genera il senso di sicurezza o, diversamente, di insicurezza dell’individuo, cosa che ha ovvia ricaduta sul comportamento. 

Il sistema vestibolare anatomicamente e’ contenuto nell’orecchio interno. Pertanto processi infiammatori e/o infettivi che coinvolgano l’orecchio in toto, come l’otite media comune nei bambini adenoidei, hanno potenzialmente la capacita’ di influenzare negativamente lo sviluppo funzionale del sistema vestibolare, soprattutto se parliamo non di episodio singolo di otite ma di una serie di episodi recidivanti che si manifestano in un particolare momento dell’eta’ evolutiva (3-5 anni).

Non e’ da dimenticare la genesi posturale dell’otite media, legata al tono abituale della muscolatura che ha ruolo nella deglutizione e nella respirazione.

Qual è il collegamento anatomico e funzionale tra orecchio medio, respirazione e deglutizione? Direi soprattutto due muscoli: il tensore del velo palatino e il massetere.

Il muscolo tensore del velo palatino è collegato alla cartilagine faringotimpanica: ad ogni deglutizione ( fisiologica ) questo muscolo stira in avanti la cartilagine, con un effetto di apertura e chiusura alternata della tuba di Eustachio, che viene regolarmente areata e regolata nella sua pressione interna. La corretta ventilazione della tuba ne garantisce il funzionamento corretto e la difesa naturale dall’otite media. Per la corretta ventilazione della tuba è necessaria dunque la corretta deglutizione. Non si deve dimenticare che la corretta pressione interna dell’orecchio medio viene mantenuta a condizione che le labbra siano chiuse.

Per deglutire bene bisogna avere ben efficaci i muscoli che chiudono la bocca e quindi portano i denti a contatto. In questo modo il muscolo tensore del velo palatino avrà la massima efficienza nel tirare in avanti la cartilagine faringotimpanica, aerando correttamente la tuba e prevenendo l’insorgenza dell’otite. Diversamente, in caso di deglutizione disfunzionale, la tuba rimarrà quasi sempre aperta, e questo impedirà la normale regolazione di pressione, temperatura e flusso linfatico nell’orecchio medio.

Sfortunatamente i bambini soggetti ad otiti ricorrenti, come anticipato, sono della categoria degli adenoidei. E questi sono caratterizzati da un pattern estensorio della muscolatura cervicofacciale (spesso derivante da un trattenimento parziale di riflessi primitivi quali il tonico labirintico (TLR), il Moro, il riflesso di suzione (sucking) e dei punti cardinali (rooting), che inibisce la muscolatura tonica delle labbra e i muscoli che chiudono la bocca (masseteri), facilitando invece la muscolatura sopra e sottoioidea; cio’ avra’ come risultato posturale, appunto, il tipico habitus adenoideo con la bocca aperta, la retrusione mandibolare, e conseguentemente la respirazione e la deglutizione disfunzionale nota come deglutizione atipica o infantile, caratterizzata dall’interposizione della lingua tra i denti semiaperti e dalla contemporanea contrazione delle guance e delle labbra insieme a quella della lingua.

Puo’ venire spontaneo, in un approccio terapeutico neurologico al problema uditivo-vestibolare, il voler considerare unicamente l’aspetto apparentemente piu’ diretto, cioe’ quello direttamente uditivo, soprattutto se non si conoscono o non si prendono in considerazione le relazioni anatomiche e neurologiche di cui sopra. Il voler approcciarsi al bambino con otiti ricorrenti e quindi con disordini dell’equilibrio e del comportamento solo in modo diretto sull’orecchio, tralasciando gli influssi tonicoposturali (deglutizione, respirazione), che insistono sull’orecchio determinando il “terreno” dell’orecchio stesso, risulta un approccio piuttosto miope e dai risultati parziali, quando non scadenti.

L’esperienza pratica del sottoscritto e di altri colleghi sottolinea l’importanza del recupero quanto piu’ precoce possibile della respirazione a bocca chiusa e soprattutto della capacita’ di far funzionare la deglutizione non in condizioni di estensione del cranio sulla colonna cervicale, bensi’ in condizioni di fisiologico allineamento dei due tratti anatomici, cosa che consente di recuperare il normale tono della muscolatura automatica associata. Questo si traduce nel recupero della deglutizione adulta, che prevede la capacita’ spontanea di deglutire coi denti a contatto e con la sola spinta linguale contro il palato, senza la contemporanea attivazione di guance e labbra. Per quanto possa sembrare strano ai non addetti ai lavori, deglutire in modo adulto piuttosto che disfunzionale permette di migliorare le condizioni dell’udito di certi bambini, con importanti ricadute sul senso dell’equilibrio e, quindi, sul comportamento. Non dimentichiamo che, in base all’esperienza di neuropsichiatri come Harold Levinson, il 90 % circa degli individui che soffrono di attacchi di panico da adulti non hanno potuto sviluppare durante la crescita un efficace senso dell’equilibrio. Molti di questi a causa di otiti ricorrenti.