Continuano le adesioni alla richiesta di moratoria per la sospensione del vaccino anti papillomavirus. Ricordiamo che possono firmare tutti i medici e gli operatori sanitari http://www.assis.it/sottoscrizioni-hpv/.

Pubblichiamo una sintesi di una pubblicazione scientifica, l’articolo di Tomljenovic L, Shaw AC.

Death after quadrivalent human papillomavirus (HPV) vaccination: causal or coincidental? Pharm Reg Affairs. 2012;S12:001

che illustra come sia diventato sempre più evidente che i vaccini possono essere un fattore scatenante di gravi manifestazioni neurologiche di eziologia autoimmune. autoimmunitasssAlcuni di questi fenomeni autoimmuni possono essere spiegati con un meccanismo di mimetismo molecolare per cui l’antigene di un vaccino ricombinante (come HPV o il vaccino contro l’epatite B) o di virus vivi, attenuati (come, MPR) può assomigliare ad un antigene dell’ospite e innescare fenomeni di autoimmunità. L’ipotesi del mimetismo molecolare come spiegazione dell’insorgenza di patologie autoimmuni indotte dal vaccino anti-HPV è alla base di questa pubblicazione che fa luce anche sul possibile meccanismo: il passaggio di anticorpi vaccino-derivati HPV-16L1 attraverso la barriera emato-encefalica.

Gardasil, il vaccino tetravalente contro il Papillomavirus umano (HPV), è stato autorizzato nel 2006 dalla FDA a seguito di un processo di approvazione accelerata. Negli studi epidemiologici in fase di precedenti e successivi al rilascio dell’autorizzazione non sono stati identificati casi di patologie autoimmuni associate alla vaccinazione e il vaccino è stato considerato avere un profilo di sicurezza notevolmente buono.

Tuttavia, un attento esame delle prove di sicurezza Gardasil, mostra difetti significativi nel disegno dello studio, nella comunicazione e nell’interpretazione dei dati. D’altra parte, la segnalazione di numerosi casi di gravi complicanze autoimmuni e neurologiche dopo la vaccinazione HPV continua a sollevare preoccupazioni sebbene l’eziologia precisa di queste manifestazioni post-vaccinali risulti incompresa e il nesso di causalità rimanga incerta.

Anche l’analisi della banca dati del VAERS (Vaccine Adverse Events Reporting System) degli Stati Uniti mostra chiaramente che i vaccini contro l’HPV, in particolar modo Gardasil, sono tra quelli col maggior numero di segnalazioni di effetti avversi dal 2008 ad oggi (11.4% di tutte le segnalazioni), dopo il vaccino antinfluenzale (30%) e quello contro la varicella (12.6%).

Dati: https://vaers.hhs.gov/data/index

Tomljenovic con altri ricercatori ha sviluppato un protocollo immunoistochimico al fine di determinare se le gravi manifestazioni autoimmuni e neurologiche riportate a seguito della vaccinazione anti-HPV siano correlate al vaccino o se siano una pura coincidenza. Tramite questa tecnica, i ricercatori hanno analizzato il tessuto cerebrale di due ragazze morte improvvisamente poco tempo dopo la vaccinazione con Gardasil.

I risultati hanno evidenziato una vasculite autoimmune innescata dagli anticorpi cross-reattivi HPV-16L1 che si erano legati alla parete dei vasi sanguigni cerebrali. In aggiunta, c’era la prova evidente della presenza di particelle HPV-16L1 all’interno dei vasi sanguigni cerebrali e aderenti alla parete vascolare stessa, il che dimostra in maniera significativa che gli immuno-complessi, derivanti dai vaccini, sono in grado di penetrare la barriera emato-encefalica.

Gardasil è infatti un vaccino ricombinante che contiene, come sostanze attive, VLP (particelle simili al virus), delle proteine maggiori del capside (L1) dei sottotipi di HPV 6, 11, 16, e 18 (mentre il vaccino bivalente Cervarix contiene solo HPV-16L1 e HPV-18L1 VLP). Gli HPV VLP di Gardasil (compresi HPV-16L1), sono adsorbiti su alluminio idrossifosfato solfato amorfo, che agisce come adiuvante. Recenti studi sugli animali indicano che le nanoparticelle di alluminio, catturate dai monociti dopo l’iniezione, dapprima entrano nei linfonodi drenanti, poi attraversano la barriera emato-encefalica e alla fine si accumulano nel cervello, dove possono causare significative reazioni avverse di tipo immuno-infiammatorio. Così la presenza di particelle HPV-16L1, nei vasi cerebrali e nel tessuto cerebrale in entrambe le ragazze vaccinate con Gardasil, può essere spiegata da un meccanismo, tipo “cavallo di Troia”, dipendente dai macrofagi circolanti, grazie ai quali queste particelle, adsorbite sull’adiuvante di alluminio, possono accedere al tessuto cerebrale. Va inoltre osservato che normalmente non si verifica l’accumulo di immuno-complessi e di cellule immunitarie nei tessuti cerebrali, a meno che non ci sia un’infezione cerebrale diretta, traumi cerebrali o un’eccessiva stimolazione del sistema immunitario (ad esempio attraverso una vaccinazione). La deposizione di immuno-complessi è infatti un innesco potente e rapido per indurre infiammazione vascolare, in quanto ha la capacità di attivare la via del complemento che è da tempo riconosciuta avere un ruolo nello sviluppare malattie immunitarie tra cui la vasculite e il lupus eritematoso sistemico.

Nei campioni di tessuto cerebrale delle due ragazze decedute è stata inoltre rilevata la presenza di metalloproteasi MMP-9, che è uno dei principali enzimi proteolitici coinvolti nella progressione degi infiltrati infiammatori e nella distruzione dei vasi nella vasculite. Un’elevata espressione di MMP-9 è fortemente associata a vasculopatie neuroimmuni e a diverse gravi patologie infiammatorie del sistema nervoso, tra cui i danni ischemici dei nervi nel lupus eritematoso sistemico, le sindromi demielinizzanti autoimmuni, l’ischemia e l’ictus. Le metalloproteasi sono anche molto elevate nelle sindromi da dolore neuropatico come il mal di testa. A questo proposito, va tenuto presente che il mal di testa è uno dei sintomi più frequentemente riportati in seguito a vaccinazione anti-HPV e potrebbe essere sintomo di una vasculite cerebrale sottostante non riconosciuta o mal diagnosticata.

La vasculite comprende disturbi eterogenei la cui caratteristica principale è la distruzione infiammatoria della parete dei vasi sanguigni con conseguenti lesioni emorragiche e ischemia tissutale. Può inoltre essere presente edema cerebrale anche perché è compromessa l’integrità del sistema vascolare cerebrale. Poiché il coinvolgimento dei vasi sanguigni è intrinseco a vari tipi di infiammazione, la vasculite può essere alla base di diverse malattie, rendendone difficile la diagnosi. La vasculite può colpire i vasi sanguigni, comprese le arterie e le vene di ogni dimensione, in tutte le zone del corpo, con una conseguente ampia varietà di sintomi neurologici clinici. Considerato che il cervello è particolarmente sensibile all’ischemia, riconoscere tempestivamente una vasculite del sistema nervoso è di fondamentale importanza perché, se non è riconosciuta né trattata , porta quasi inevitabilmente a lesioni permanenti e a disabilità. I sintomi tipici della vasculite cerebrale sono forti mal di testa, vertigine ortostatica, sincope, convulsioni, tremori e formicolio, debolezza, deficit locomotore, disturbi cognitivi e del linguaggio.

L’analisi degli eventi avversi nella banca dati VAERS ha rivelato l’esistenza di numerose segnalazioni di vasculite associata alla vaccinazione anti-HPV, classificate come vasculite (11 casi), vasculite cerebrale (4 casi), vasculite da ipersensibilità (6 casi) e porpora di Schonlein-Henoch (11 casi). L’analisi di questi casi dimostra che, dopo la vaccinazione, i sintomi più tipicamente correlati alla vasculite si manifestano entro i primi 3-4 mesi dopo la vaccinazione. Anche se una semplice segnalazione di reazione avversa ad un sistema di sorveglianza passiva, quale il VAERS, di per sé non dimostra che è stato il vaccino a provocare la reazione avversa, va notato che molti report includono anche registrazioni dettagliate di analisi diagnostiche di laboratorio, follow-up e diagnosi mediche. In particolare, alcuni di questi report comprendono casi in cui è stata accertata e confermata la diagnosi di vasculite immuno-mediata.

L’eziologia precisa e il ruolo della vaccinazione HPV nei casi di vasculite segnalati al VAERS, rimangono indeterminati. Tuttavia, è da notare che non è stata mai indagata la possibilità che l’autoimmunità sia indotta dal vaccino anti-HPV tramite mimetismo molecolare, dovuto a reattività crociata tra antigeni del vaccino e strutture vascolari dell’ospite, sebbene i ricercatori normalmente accettino la teoria del mimetismo molecolare come meccanismo plausibile in grado di innescare malattie autoimmuni indotte dai vaccini. Secondo questa teoria, anticorpi e cellule T, che sono prodotti per distruggere l’antigene del vaccino, possono anche attaccare autoantigeni strutturalmente simili in diversi tessuti (ad esempio, la parete dei vasi sanguigni). Il fatto che la vaccinazione è spesso destinata a prevenire una malattia e quindi è effettuata in assenza di un’infezione attiva nell’ospite, implica che il rischio di autoimmunità possa essere esacerbato, se vi è somiglianza strutturale tra l’antigene del vaccino e il tessuto ospite. La ragione di questo è duplice. In primo luogo, la vaccinazione produce un livello di anticorpi molto più elevato e costante rispetto all’infezione naturale (i titoli anticorpali contro l’HPV-16, indotti da Gardasil sono 10 volte superiori a quelli prodotti in seguito ad infezione naturale da HPV). In secondo luogo, in assenza di un agente infettivo reale, gli anticorpi indotti da vaccino probabilmente si legano preferenzialmente agli antigeni dell’ospite. Una volta legati agli antigeni dell’ospite, si attiva la via classica, anticorpo-dipendente, del complemento, con conseguente distruzione dell’integrità dei vasi sanguigni con emorragie e lesioni tissutali ischemiche. La risultante rottura della barriera emato-encefalica permette un ulteriore passaggio indiscriminato di cellule immunitarie e di immunocomplessi vaccino-derivati nel cervello, perpetuando così il processo neurodistruttivo autoimmune innescato dal vaccino anti-HPV.

Poiché la vasculite cerebrale è una malattia grave (che in genere si traduce in esiti fatali quando non diagnosticata e non trattata) e molti dei sintomi segnalati al VAERS dopo la vaccinazione HPV (intense emicranie persistenti, sincope, convulsioni, tremori e formicolio, mialgia, alterazioni dell’apparato locomotore, sintomi psicotici e deficit cognitivi) sono indicativi di vasculite cerebrale, ma non sono riconosciuti come tali, è sicuramente importante indagare la possibile associazione tra la vaccinazione anti-HPV e l’insorgenza di vasculite.

Inoltre, poiché il programma di vaccinazione anti-HPV ha una copertura globale e non è stato ancora dimostrato se tale vaccinazione può effettivamente impedire l’insorgenza di cancro cervicale, riteniamo che la salute a lungo termine di molte donne rischi di essere messa in pericolo per ottenere benefici ad oggi dubbi.